Aiuta il Patriglione all’ottimismo, anche in momenti difficili

di Pino de Luca

Rimanere senza parole, per chi scrive, è una iattura di dimensioni ciclopiche. Ma vi sono eventi che lasciano sgomenti, increduli e annodano la gola, soffocano ogni verbo, disidratano ogni aggettivo e lasciano lo spazio solo a monosillabi disorganizzati e suoni gutturali da primordi della civiltà.

Quando la barbarie prende il sopravvento, quando la pietas viene obnubilata dalla ferocia, tanto peggiore quanto più è razionale, e giovani vite vengono spente per ragioni sempre bieche è difficile  trovare le parole giuste.

Poi pensi che le belve vogliono farti deviare, incuterti timore e affondarti nella tristezza dell’ignoranza, imprigionarti nella tenebra dell’ignoto.

E reagisci, con forza e decisione, e rincari la dose. Ebbene, oggi è il turno di una casa vinicola importante, di un pezzo di storia enologica. L’azienda Taurino di Guagnano fondata da Cosimo, troppo presto venuto a mancare. Nel mio percorso avrei voluto raccontarvi di una produzione di questa cantina che mi piace assai: il Cosimo Taurino, un blending di ottima fattura.

Ma, per una volta, concedetemi di mettere un carico da undici, di alzare la posta e di spendere le mie umili parole di fronte ad un gigante della enologia mondiale: il Patriglione. Di questo vino si è detta ogni cosa e ho poco da aggiungere. Le poche bottiglie che possiedo (non posso permettermene molte) le uso per grandi occasioni o le metto all’asta per beneficenza, una del 1995 è stata battuta qualche mese fa all’asta organizzata dal CCCP.

Ma questa è una grande occasione e l’ultimo 1995 rimasto ve lo racconto così: tiene bene il tappo ed emana odor di…vino. Nel calice scende fluido e il colore è impenetrabile e dall’unghia brillante. Niente riflessi d’ossidazione, lasciatoli li a prendere un po’ d’aria ti ricompensa con profumi suadenti di mora e di mirtillo, amarena e spezie, fino al tabacco e al cuoio.

In bocca mostra grandissima bevibilità, impressionante la freschezza (dopo diciassette anni), e sapori complessi ma di una armonia ed eleganza strabilianti.

Resta lunghissimo al palato e piacevole nel retrogusto, la bocca rimane stupita dalla sapidità e dalla finezza della trama tannica.

Aiuta il Patriglione, figlio, in tempi lontani, delle idee di due giovani coraggiosi, Cosimo Taurino e l’immanente Severino Garofano. Aiuta all’ottimismo anche in momenti difficili, momenti oscuri per gli eventi del presente e il ricordo di un passato che non riesce a passare.

Però i giovani sono una speranza, magari in altri campi, possono esistere ancora i Cosimo Taurino e i Severino Garofano capaci di avere il coraggio delle proprie idee, e di portarle avanti perché ci credono e per il bene di tutti.

Mi son sorpreso a scrivere come scrivono i veri intenditori di vino, me ne scuso con i superrimi, io frequento solo cantine e cantori e sono minimo rispetto ai giganti. Già i Giganti, esistevano ancora quando il Patriglione fu concepito, immaginato. I Giganti cantavano con le quattro voci tutte diverse “Noi non abbiamo paura della bomba.” Allora c’era il pericolo della follia atomica, adesso della follia e basta.

Ma noi, noi abbiamo il Patriglione e non abbiamo paura della bomba.

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