Il delfino e la mezzaluna (terza parte)

di Armando Polito

Non c’è da meravigliarsi, inoltre,  se le prerogative di salvatore del delfino, (che diventa metafora di vìrtù divine e dell’uomo (in riferimento a quest’ultimo, come spesso succede nella simbologia di ogni tempo, anche di vizi) e di salvatrice dell’ancora (che nella forma ricorda, oltretutto, la croce che, però, all’inizio non venne usata in quanto all’epoca era il principale strumento di tortura e di esecuzione capitale) siano state fatte proprie anche dalla religione cristiana fin dai primi tempi del suo avvento. Oltretutto il delfino è un pesce e, com’è noto proprio il pesce costituisce il simbolo originario di questa religione perché la parola greca ιχθúς, che significa, appunto, pesce è anche acronimo di Ιεσοúς Κριστòσ Θεοú Υιòς Σωτήρ (Gesù Cristo figlio di Dio salvatore). I graffiti che seguono furono tracciati a Roma sulla via Ardeatina nella catacomba di Domitilla (nel primo secolo vissero due Domitille, una moglie, l’altra nipote del console Flavio Clemente, quest’ultima venerata come martire nel IV secolo). E sorprende che l’ancora, anche se attribuirle una precisa datazione è pressoché impossibile, compaia, sia pure avviluppata da un delfino, nelle monete di Tito Flavio Vespasiano, cioé di un appartenente, più o meno coevo, alla stessa gens, cosa di cui si parlerà in seguito.

Fondamentale, per chi voglia accostarsi all’argomento con particolare riferimento ai motti che in epoca successiva accompagnarono il delfino, è Mondo simbolico formato di imprese scelte, spiegate, et illustrate con sentenze , ed erudizioni Sacre, e Profane di Filippo Picinelli, Vigone, Milano, 1680 (presente nella biblioteca A. Vergari di Nardò; l’immagine sottostante si riferisce ad un’edizione del 1653).

L’intero libro VI è dedicato ai pesci e il suo XVII capitolo (pagg. 321-324) al delfino. Mi limiterò a citare fedelmente, anche nella punteggiatura oggi discutibile, col mio commento nelle relative note, i motti riportati usando i puntini di sospensione per le parti non strettamente necessarie alla comprensione del contesto.

Non solamente quand’il Delfino è desto, ma quand’anco dorme, sta in continuo moto; poiché nel prender sonno si porta alla sommità dell’acque, e così dormendo cala fino al fondo, ma qui toccando terra, si sveglia, e di nuovo s’alza alla superficie del mare; però Il Bargagli lo segnò col motto IN MOTU QUIETEM5, che dimostra la sollecitudine di persona studiosa, o pure di negotiante, che non trova più felice riposo, che nell’affaticarsi.

Quand’il delfino s’inalza su la superficie dell’acque, ed ivi se ne sta trescando, e giocolando, dicono i periti, che sia un evidente contrasegno di sovrastante, e vicina tempesta, onde gli fu soprascritto METUENDA PROCELLA6 o pure HAUD PROCUL TEMPESTAS7, idea espressa delle felicità mondane, tripudii, conviti, delizie, che sono certo prognostico delle vicine miserie.

Quando il mare, dal suo fondo commosso, dà principio alla procellosa tempesta; il delfino , spiccando su la superficie dell’acque giulivi salti, non solamente scuopre eroica fortezza, ma segnalata allegrezza; a cui fu dato: IN ADVERSIS EXULTAT8. Idea dell’huomo giusto, che incontra con giubilo le sconvolte del mondo, benché dispettosamente agitato; come il Salvatore…come S. Stefano…, come S. Andrea…Può anco applicarsi ad huomo torbido, e maligno, che gode, e festeggia in vedere le pubbliche, o private convulsioni: nel qual proposito D. Filippo Gallina diede; SERENO A SÉ FA DE L’ALTRUI TEMPESTE.

Il Delfino, che squarciando la rete, indi se n’esce, portando alcuni pesci in bocca, e dando la libertà a gli altri, hebbe dal Bargagli; VEL CUM PRAEDA ERUMPENS9, e può servire per bella idea di Cristo, che se n’esce dal limbo…

Gli antichi Re, Seleuco, e Nicanore, e dopo questi, gl’Imperatori Ottaviano, e Vespasiano, accoppiarono il delfino all’anchora, col titolo FESTINA LENTE10, insegnando, che nel Prencipe ritrovar si debba la celerità non precipitosa, la lentezza non infingarda; ma l’una con l’altra prudente, e giuditiosamente contemperate…

Presupponendo che l’anchora sia significativa della speranza; chi figurolla col delfino attaccato, ed il titolo; TUTIUS UT POSSIT FIGI11, forse volle inferire d’appoggiare le speranze sue a personaggio di casa Delfino, perché potessero essere meglio fondate, e più sicure. Ma vaglia il vero chi brama accettar le sue speranze, deve tutte accooppiarle a Dio…

Ad un Delfino,  che reggeva un fanciullo su ‘l dorso fu dato; SERVIT, NON SAEVIT12, documento opportuno a chi ammaestra la gioventù, che debba servendo, sostenere le sue debolezze, e non rigidamente incrudelire. Anco il ministro del Prencip, assegnato al governo del popolo, deve servire al Prencipe, ed al pubblico, e non rendere odioso quello col maltrattare i popoli.

Perché il Delfino velocemente si porta, ove ode qualche voce musicale; Monsignor Aresio ne fece impresa a lode di S. Giacomo Minore col cartello; VELOX AD AUDIENDUM13; celebrando particolarmente in quest’Apostolo la velocità in udire, ed ubbidire alla voce divina, perché non essendo ne i sacri Evangelij descritta la sua vocazione, ma ritrovandosi egli assolutamente aggregato al numero de gli Apostoli, è probabile, ch’egli in uno istante corrispondesse alle divine voci, scoprendosi in ciò simile agli Angioli…

Lo stesso a i delfini giovinetti, che fra i tumulti delle tempeste rientrano nel seno della madre diede; ITERATO INTROEUNT14, che può servire per quei peccatori, che agitati dalle tempeste de i mali esterni, o sia dalle sconvolte della coscienza rea, tornano al seno d’Iddio…

Si rallegra e salta il delfino fra i tumulti del mar commosso, onde portò il titolo; HINC LUDUS, ET ESCA15, idea di quei generosi, che non solamente con fortezza, ma con allegrezza sopportano le violenze dell’avversaria fortuna…

Benché il delfino sia di corpo assai minore del cocodrillo, aspettandolo ad ogni modo alle foci del fiume Nilo, si mette sotto il di lui ventre, e con le spine del dorso glie lo squarcia, e l’uccide; quindi l’Aresio diedegli: SUBEST, SED OBEST16, per uno, che se bene inferiore di ricchezze, d’auttorità, e di forze, ad ogni modo sa risentirsi, e gravemente offendere i suoi maggiori…

È proprietà del delfino, di aiutare i compagni e vivi, e morti, quando sono travagliati, e combattuti dall’impeto del mare e l’osserva Aristotele…., che però il Lucarini figurando un delfino, che aiutava il compagno, aggiunse loro il motto; ADIUTUS NON MERGITUR17; et significa aiuto, e protettione. Questa riconosceva Davide dalla mano di Dio….

Un delfino, che guida i tonni nella rete, restando esso al di fuori, ebbe dal Lucarino; INTRUDIT, NON CAPTUS18; così qualche Predicatore riduce l’anime alla virtù, ed al cielo, mentre egli né quella cura, né questo…

Ad un delfino, ritenuto nella rete egli parimente diede; INCLUSUS HILARITER PASCITUR19; che può servire così per un cuore tutto confidente, e generoso, qual era quello  di Daniele…

Giovanni Ferro, per dimostrare con quanta cura debbano i Padri di famiglia assistere a i loro figlioli, fece un delfino, che seguiva altri delfini più piccioli, proprietà sua, col motto; ET COMITATUR EUNTES20

Asseriscono Ateneo, ed Aristotele, che i delfini, soli fra tutti i pesci, non hanno fiele; onde gli sopraposi; VISCERA FELLE CARENT21, idea di Prencipe tutto clemente, e benigno…

Quando per forte l’impeto della tempesta sospinga il delfino a toccar terra; vi lascia immantinenti quella vita, che dimorando nel più alto dei mari sarebbe assicurata,; della quale proprietà, rivolto a i delfini Guido Vanninio lib. I de Arte amandi Deum: Vos tellus vix tacta necat, vos luditis alto. Con questa riflessione, al delfino, che gettato su la spiaggia sta attualmente morendo Enrico Farnese diede; IN ALTO VITA22;ed insegna che la vita spirituale si ritrova da chi s’allontana dalla terra, e da terreni oggetti, e si trattiene nelle ritiratezze della religione…

Dall’Abbate D. Giuseppe Pallavicino, per simbolo di cuore intrepido fra le sconvolte del mondo, fu figurato il delfino nel mezzo del mar tempestoso, in dolce sonno sopito, aggiuntogli il verso PER ME DI NEMBI IL CIEL S’OSCURA INDARNO23

(continua)

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5 Nel movimento (trova la sua) pace. In realtà è l’adattamento di in motu quies=nel movimento (c’è) la (sua) quiete, già registrato nella stessa opera (edizione citata del 1653, libro XV, capitolo IX, pag. 396): Alla cuna (culla), nel movimento della quale i bambini stanno prendendo agiatissimo riposo, Iacopo Fioravanti sovrapose; IN MOTU QUIES,  imagine espressa di studioso, o sia di negotiante, o d’huomo attivo, che non trova godimento, né soddisfattione maggiore, che nell’affaticarsi.  

6 C’è da temere una tempesta. Vedi nota successiva.

7 La tempesta non è lontana. Questo motto e il precedente sembrano la sintesi di un distico di Gioacchino Camerario, morto nel 1598 e la cui opera fu pubblicata postuma; testo latino e immagine tratti dal capitolo VII intitolato Metuenda procella (C’è da temere una tempesta) della centuria IV del suo Symbolorum et emblematum centuriae quatuor,  Kuchler, Magonza, 1668:

Contrahe vela, licet ludant delphines in alto;/nam nunc tempestas non procul esse solet (ammaina le vele, anche se i delfini giocano in alto mare; /infatti allora la tempesta suole essere non lontana).

Già Cicerone (I secolo a. C.) aveva scritto: Cum viderint delphinos se in portum conicientes, tempestatem significare putant (Quando abbiano visto i dellfini spingersi nel porto ritengono che sia segno di tempesta).

Dal Camerario  riporto anche, per la sua triste attualità,  anche se oggi non è certo il mare il responsabile) il distico e la relativa illustrazione del capitolo XI (sempre della IV centuria) dal titolo: Quem genuit, perdit (Manda a morte quello che ha generato):

Crudeli ingratum mare delphinum expulit aestu ;/saepe etiam civis fert bonus exilium (Il mare ingrato con la crudele onda ha spiaggiato il delfino; /spesso anche il cittadino buono subisce l’esilio).

Sempre dello stesso autore ecco il distico e la relativa illustrazione del capitolo VIII (ancora della quarta centuria) dal titolo Cognosce, elige, matura (Conosci, scegli, matura): Quid virgo haec delphino equitans in fluctibus errat?/Numquid et in vasto iustitia est pelago? (Perchè questa fanciulla vaga a cavallo di un delfino?/Forse anche nel vasto mare c’è giustizia?).

8 Nelle avversità gioisce. Nelle immagini che seguono il tema com’è rappresentato (la seconda è una variante) in Iacopo Boschi,  Symbolographia, Bevard, Augusta, 1702 (dettagli della classe III tavola XLIII).

9 Oppure venendo fuori con la preda. In Rolo, overo cento imprese de gl’illustri signori huomini d’arme sanesi, Rossi, Bologna, 1591 si legge che il motto, inventato dal Bargagli, appartiene al nobile Gismondo Salini.

10 Affrettati lentamente. Un ossimoro, che, con il gioco di parola è la figura retorica più ricorrente nei motti dell’epoca. Festina lente in realtà è la traduzione latina del nesso greco  (spèude bradèos) riportato da Gellio (II secolo d. C.) che nelle Noctes Acticae (X, 11, 5) a proposito di Augusto così scrive: Nam et dicere in sermonibus et scribere in epistulis solitum esse aiunt spèude bradèos, per quod monebat, ut ad rem agendam simul adhiberetur et industriae celeritas et diligentiae tarditas, ex quibus duobus contrariis fit maturitas (Infatti dicono che fosse solito dire nei discorsi e scrivere nelle lettere affrettati lentamente con cui ammoniva perché nel fare una cosa fosse usata la celerità dell’energia e la lentezza della diligenza perché da questi due contrari nasce la perfezione). Come si può constatare in Gellio non c’è alcun ricordo dell’accostamento tra il delfino e l’ancora di cui parla il Piccinelli. E allora? Tutto si collega alla marca tipografica di Aldo Manuzio della quale tratterò più avanti.

11 Affinché (l’ancora) possa con più sicurezza essere posata.

Ecco come lo stesso tema è trattato con lo stesso titolo dal Camerario nel capitolo IX (ancora e sempre della IV centuria dell’opera citata): Auspiciis nostris tutum te littore sistam, /stabit et in portu vestra carina suo (Con il nostro augurio ti porrò sicuro sul lido/e la vostra nave starà ferma in porto);

E da Gabriel Rollenhagen, Selectorum emblematum centuria I, Crispiano Paseo, s. l., 1613:Tutius ut possit figi maris anchora fundo,/Adiuvat humanam piscis amicus opem (Affinché l’ancora possa toccare con più sicurezza il fondo/un pesce amico aiuta la fatica umana)..


Il lettore tenga presente le due ultime tavole appena riportate in rapporto a quanto detto nella nota precedente.

12 Si tratta di un gioco di parola che nella traduzione è impossibile conservare. Ecco quella letterale: Serve, non infierisce.

13 Veloce ad ascoltare. Tratto dalla traduzione latina (Sit omnis homo velox ad audiendum, tardus ad loquendum=sia ogni uomo veloce ad ascoltare, lento a parlare) del testo greco  (I, 19), dell’epistola dell’apostolo Iacopo.

14 Di nuovo entrano dentro. Da notare che le lettere in comune nel nesso in latino creano quasi un gioco di parola. Il motto sintetizza un passo dell’omelia 7 di S. Basilio (Delphini etiam recentes adhuc et teneros catulos ex aliqua causa consternatos rursus ventre suscipiunt ac complectuntur=i Delfini accolgono di nuovo nel ventre e proteggono pure i piccoli nati da poco e delicati quando sono in difficoltà per qualche motivo) e uno (I,7) del vangelo secondo san Giovanni in cui le parole di Cristo (Oportet nos nasci denuo=occorre che noi nasciamo di nuovo) suscitano la meraviglia di Nicodemo (Numquid potest homo in ventrem matris iterato introire et renasci?= Forse può l’uomo di nuovo entrare nel ventre della madre e rinascere?).

L’immagine che segue è tratta da Paolo Aresio, Sacrorum phrenoschematum libri, Filippo Andrea, Francoforte sul Meno, 1702, v. III, pag. 399.

15 Da qui il gioco e il cibo.

16 Si pone sotto ma fa male. Dopo il Servit, non saevit(vedi nota 12) un altro gioco di parola. Il motto attribuito da Picinelli all’Aresio è assente nell’opera di quest’ultimo dove pure (pag. 401) si parla del coccodrillo e del delfino. La notizia è ripresa da Plinio (Naturalis historia, VIII, 38): Itaque et delphini immeantes Nilo, quorum dorso tamquam ad hunc usum cultellata inest spina, abigentes eos praeda, se velut in suo tantum amne regnantes, alioqui impares viribus ipsi, astu interimunt; callent enim in hoc cuncta animalia, sciuntque non sua modo commoda, verum et hostiumadversa; norunt sua tela, norunt occasiones, partesque dissidentium imbelles. In ventre mollis est tenuisque cutis crocodilo: ideo se, ut territi, mergunt delphini, subeuntesque alvum illa secant spina (E così anche i delfini che si introducono nel Nilo. Sul loro dorso c’è una spina simile a un coltello atta a quest’uso e, mentre i coccodrilli come se dominassero nel loro fiume  li tengono lontani dalla preda, i delfini, che non possono minimamente competere con loro in forza, li uccidono con l’astuzia. In questo tutti gli animali sono abili e conoscono non solo le loro capacità ma anche le debolezze dei nemici, conoscono le loro armi, conoscono il momento propizio e il punto debole dell’avversario. Il coccodrillo ha nel ventre la pelle sottile e molle; perciò i delfini si immergono come se fossero atterriti e andando sotto il suo corpo gli segano il ventre con quella spina).

Qui Plinio deve aver confuso il delfino con qualche specie di squalo.

17 Aiutato non va a fondo. Il motto è tratto da Alcibiade Lucarini, Imprese dell’Offitioso, accademico intronato, Gori, Siena, 1829, pag. 195 in basso riprodotta.

18 Si introduce senza restare catturato.  Il motto è tratto da Alcibiade Lucarini, op. cit., pag. 187, in basso riprodotta.

19 Incappato (nella rete) si nutre con allegria. Anche per questo motto riproduco la pagina del Lucarini (op. cit. , pag. 129, ) da cui è tratto.

20 E accompagna quelli che procedono. La clausola comitatur euntes è molto ricorrente in esametri del XVI-XVII secolo, ma non sono riuscito a trovare l’illustrazione del Ferro di cui parla il Picinelli.

21 I visceri sono privi di fiele.

22 La vita sta in alto (sottinteso, alla lettera, mare).

23 Ad onor del vero (tanto per cambiare…) si tratta dell’adattamento di un verso “laico” del 1590 (data della prima pubblicazione dell’opera): Per lei di nembi il ciel s’oscura indarno (G. Battista Guarini, Il pastor fido, atto II).

PER LE ALTRE PARTI:

http://www.fondazioneterradotranto.it/2012/05/11/il-delfino-e-la-mezzaluna-prima-parte/

http://www.fondazioneterradotranto.it/2012/05/12/il-delfino-e-la-mezzaluna-seconda-parte/

http://www.fondazioneterradotranto.it/2012/05/18/il-delfino-e-la-mezzaluna-quarta-parte/

http://www.fondazioneterradotranto.it/2012/05/27/il-delfino-e-la-mezzaluna-quinta-ed-ultima-parte/

 

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