Il delfino e la mezzaluna (prima parte)

di Armando Polito

Già simbolo o, se si preferisce, stemma  (lo è ancora attualmente, seconda immagine) della Provincia di Lecce e ancor prima della Provincia di Terra d’Otranto  (ricorre sulle quattro facce del primo tratto dell’obelisco di Porta Napoli a Lecce, prima immagine, iniziato nel 1822 in occasione della visita a Lecce di Ferdinando I di Borbone, completato nel 1826 e celebrante sui restanti tratti di ciascuna facciata la storia sintetica dei distretti di Gallipoli, Lecce, Brindisi e Taranto), dal 1997 del 47° RAV (Reggimento Addestramento Volontari)  “Ferrara”* (terza immagine), è stato di recente assunto dall’ omonima fondazione di cui Spigolature salentine è da considerare il fratello telematico, entrambi figli di quel poliedrico ed infaticabile personaggio che è Marcello Gaballo.


Dico subito che con i simboli ho un rapporto conflittuale, fatto di amore ed odio, come mi succede, per esempio, per ogni celebrazione privata o pubblica, civile o religiosa: puntualmente ogni anno, e non credo di essere il solo, mi chiedo se valga la pena sprecare tempo e denaro per qualcosa che sembra ormai essersi prostituita all’unico scopo di metterci in pace (e si tratta, per giunta di pace fasulla…) con la nostra coscienza o non sia più saggio sopprimere tutto. Poi ti viene il sospetto che se questo si verificasse probabilmente si cancellerebbe del tutto il ricordo, faccio un esempio per tutti, della nascita di Cristo, per quanto esso abbia subito nel tempo un progressivo scolorimento…

Il simbolo, lo stemma hanno sempre avuto una finalità, per così dire, di riconoscimento e di propaganda, con un pizzico di esibizionismo che ha finito poi per prevalere su quello evocativo di certi valori e, in genere, della storia, senza dire che se si andasse a scavare nel passato chissà quante presunte o reali nobiltà risulterebbero figlie della disonestà e della sopraffazione.

Fino a qualche anno fa tra la posta che puntualmente ricevevo e già fin dal secondo invio altrettanto puntualmente gettavo nella pattumiera non mancava quella che, dopo avermi annunziato che il mio cognome tradiva origini nobiliari, offriva (si fa per dire…) i suoi servigi per la ricostruzione dell’albero genealogico e l’individuazione dello stemma che, se avessi aderito,  mi sarebbero stati recapitati. Ancora oggi credo che ci sia gente desiderosa di soddisfare questa vanità e di esibirne il costo…

D’altra parte neppure Totò, l’autore di ‘A livella, seppe sottrarsi a questa tentazione sperperando somme enormi per vedersi riconosciuto il titolo di principe; al genio, però, si perdona tutto, anche una contraddizione che può essere solo apparente e mi piace immaginare questo dettaglio della sua vita come l’espressione forse più alta di autoironia…

Dopo gli stemmi vennero i marchi e, ultimamente, i loghi; e venne  la grafica pubblicitaria che non disdegna l’apporto di più discipline specialistiche, non esclusa la psicologia e, almeno per me, amare un simbolo è diventato ancora più difficile quando penso che esso ha solo la funzione di evocare suggestioni recondite e di lanciare messaggi subliminali con l’unico scopo del successo commerciale.

Il simbolo, insomma, perché continui ad avere un significato ed essere amato, non dev’essere uno strumento di marketing, ma per essere amato, come succede anche nei rapporti interpersonali, dev’essere conosciuto.

Il nostro, per fortuna, si è fin qui sottratto (forse proprio grazie alla sua età?) ad ogni lusinga che lo trascinasse fuori dall’alveo  della storia, ma ne è poi rimasto vittima: la Provincia di Terra d’Otranto è solo un ricordo, la Provincia di Lecce lo sarà anch’essa se andrà in porto la tanto attesa riforma amministrativa (comunque, niente paura per gli addetti ai lavori e pure per quelli che vi aspirano: ce ne vorrà di tempo!…).

Resterà allora solo il logo della Fondazione Terra d’Otranto? Non sono tanto imbecille da avventurarmi in profezie nella speranza che qualcun altro più imbecille di me ci creda; posso solo augurarmelo con tutto il cuore, perché sarebbe uno dei rari casi (quasi impensabile ai nostri tempi…) in cui la cultura autentica (quella non schiava di questa o quella ideologia o, peggio, del dio denaro) avrà preso il posto troppo spesso occupato, fra l’altro, da disonesti e/o ignoranti.

(continua)

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* Lo era stato dal 1860 al 1871 del 47º Reggimento Fanteria Brigata “Ferrara”, dal 1872 al 1881 del 47º Reggimento Fanteria “Ferrara”, dal 1882 al 1926 del 48° Reggimento Fanteria, dal 1927 al 1933 della XXIII Brigata di Fanteria, dal 1934 al 1938 della Divisione Fanteria “Murge”, dal 1939 al 1943  della Divisione di Fanteria “Ferrara”, dal 1977 al 1991della XLVII Brigata Fanteria “Salento” e dal 1992 al 1996 della XLVII Brigata “Salento” .

PER LE ALTRE PARTI:

http://www.fondazioneterradotranto.it/2012/05/12/il-delfino-e-la-mezzaluna-seconda-parte/

http://www.fondazioneterradotranto.it/2012/05/14/il-delfino-e-la-mezzaluna-terza-parte/

http://www.fondazioneterradotranto.it/2012/05/18/il-delfino-e-la-mezzaluna-quarta-parte/

http://www.fondazioneterradotranto.it/2012/05/27/il-delfino-e-la-mezzaluna-quinta-ed-ultima-parte/

 

 

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