Il lupino in alcuni autori greci e latini

di Armando Polito

Le testimonianze greche e latine sul lupino (in dialetto locale la vera marina1, metafora presente anche, per esempio, in lu passatièmpu, nome dei semi di zucca un tempo corredo indispensabile insieme con la vera marina di ogni ingresso al cinema, con evidente disappunto degli addetti alle pulizie…) sono numerosissime, perciò mi limiterò a segnalare le più curiose ed interessanti, tutte non appartenenti, una volta tanto, all’ambito dei naturalisti (facendo, come si vedrà, una sola eccezione per Plinio), dei quali, magari, parlerò in altra occasione.

Preliminarmente, però, va detto che al latino lupìnus (di genere maschile) o lupìnum (di genere neutro) non corrisponde in greco voce foneticamente assimilabile. I Greci, infatti chiamavano la nostra leguminosa thermos. Sul piano etimologico lupìnus/lupìnum e thermos vivono una sorta di curioso (sarà solo casualità?) gemellaggio, nel senso che per la voce latina è stato ipotizzato un rapporto, che rimane indecifrato sul piano semantico, con l’aggettivo lupìnus/a/um=relativo al lupo;  la voce greca, invece, potrebbe avere un rapporto, al momento anch’esso oscuro, con l’aggettivo thermòs/è/òn=caldo.

Per il mondo greco citerò Ateneo di Naucrati, un autore vissuto probabilmente nell’ètà di Commodo (II-III secolo), autore de I deipnosofisti (I saggi a banchetto), opera preziosa perché vi sono citati molti brani di autori di cui nulla o poco ci è rimasto. L’intero capitolo 45 del II libro è dedicato ai lupini e mi è parso opportuno riportarlo integralmente.

Alessi2 : -Vada in malora chi qui ha mangiato lupini (thermoys, accusativo plurale di thermos) e ha lasciato le bucce nell’ingresso e non è rimasto soffocato nel mangiarli! So di certo una sola cosa, che non li ha mangiati Cleaineto: so che è un poeta tragico; infatti Cleaineto mai ha buttato via la buccia di qualche legume, così lui è un uomo che non crea difficoltà-.

Licofrone3 di Calcide in una rappresentazione satirica scritta per deridere il filosofo Menedemo, dal quale ebbe nome la setta degli Eretriaci, prendendo in giro i pranzi dei filosofi dice: -E plebeo saltò il lupino (thermos) abbondante e commensale dei poveri triclini-.

Difilo4: – Non c’è mestiere più pericoloso di quello del magnaccia. Girando per le vie preferirei vendere rose, ravanelli, lupini (thermokyàmous, parola composta da thermos=lupino+kýamos=fava), sansa, qualsiasi altra cosa che nutrire queste-.

– E fai attenzione- disse (Ateneo) – a thermokyàmus, poiché anche ora si usa questo nome. Polemone dice che gli Spartani chiamano i lupini (thermoys) lusilaidi (lysilàidas, accusativo plurale che suppone un nominativo singolare lysilàis). Teofrasto nell’opera Storia delle piante scrive che il lupino (thermos), la cicerchia e il cece sono i soli a non essere infestati da animali per il loro sapore aspro e amaro. Il cece, dice, diventa nero quando subisce un danno e nel quarto libro della stessa opera dice che nei ceci nascono i bruchi (kampas, accusativo plurale, di kampe, da cui il dialettale càmpia). Difilo di Sifne dice che i lupini (thermoys) sono purgativi e molto nutrienti soprattutto quelli addolciti a lungo. Per questo anche Zenone di Cizico, che era severo e molto irascibile con i suoi allievi, dopo aver sorbito a lungo il vino diventava dolce e affabile. A chi gli chiedeva il motivo di quel cambiamento rispondeva che gli capitava la stessa cosa dei lupini : infatti questi prima di essere bagnati sono amarissimi, dipo che sono stati a bagno dolci e gradevolissimi-.  

Maggiore spazio dedicherò agli autori latini. Da un passo di Plauto4 (III-II secolo a. C.) traiamo l’informazione che gli attori comici sulla scena utilizzavano come monete i lupini (forma e colore si prestavano perfettamente):

AGORASTOCLE  – Qui ha trecento nummi contati -.

TESTIMONI – Agorastocle, bisogna che noi controlliamo quest’oro per sapere cosa dire a testimonianza.

COLLIBISCO – Fate pure, controllate! -.

TESTIMONI – O spettatori, questo è veramente oro comico: con quest’oro messo a bagno in Italia s’ingrassano i buoi -.5  

 

La notizia plautina trova conferma più di un secolo dopo in Orazio6 (I secolo a. C.): L’uomo onesto e saggio si dice preparato a comportamenti dignitosi, ma non ignora quanto le monete siano lontane dai lupini.7 Sorprende che con lo stesso significato traslato nel dialetto corrente non sia usato lupini ma pisièddhi (piselli); è probabile, però, che i piselli all’inizio evocassero, più che le monete, le gemme e simili e che quindi il vocabolo abbia subito un doppio slittamento metaforico.

Un’altra testimonianza8 di Orazio fa persino tenerezza se si guarda alle spese pazze (mi limito a pensare solo a quelle che, per quanto pazze, hanno una qualche pezza giustificativa…) che oggi sostengono alcuni (?) candidati per dare l’avvio o per confermare il sogno o la ragione  di una vita: diventare consumatori abituali della droga peggiore, cioè del potere non inteso come servizio:

Inoltre, perché non vi solletichi l’ambizione, vi obbligo ambedue ad un giuramento: chi di voi due diventerà edile o pretore sia messo al bando. Tu consumaresti i tuoi beni in ceci, fave e lupini per la soddisfazione di avanzare tronfio nel circo e mostrarti impettito in un busto di bronzo, dopo esserti privato, pazzo che sei,  dei campi e del denaro di tuo padre?9

E che in passato la funzione delle attuali fiches fosse assolta proprio dai lupini lo dimostra un passo del Codex Iustinianeum10 (535 d. C.):  Se qualcuno al gioco dei dadi sia stato battuto utilizzando come denaro simbolico lupini o qualsiasi altro materiale, cesserà anche contro di lui ogni diritto di riscuotere la somma corrispondente.11

Dopo aver scomodato poeti e giuristi chiudo col naturalista Plinio (I secolo d. C.) che sul pittore Protogene ci ha lasciato, tra l’altro, quanto segue: La sua opera più famosa è il ritratto di Ialiso che si trova a Roma nel tempio della Pace. Si tramanda che mentre lo realizzava si nutrì di lupini umidi, perché nello stesso tempo soddisfacevano la fame e la sete, affinché la sensibilità non venisse offuscata troppo dalla dolcezza.12

______

1 Vedi il recente post Il lupino. La vera marinaaa…di Massimo Vaglio in questo sito-

2 Commediografo vissuto fra il IV e il III secolo a. C.

3 Poeta tragico del IV secolo a. C.

4 Poenulus, vv. 585-589.

5

AGORASTOCLES  – Hic trecentos nummos numeratos habet -.

ADVOCATI – Ergo nos inspicere oportet istuc aurum, Agarastocles -.

COLLIBISCUS – Agite, inspicite -.

ADVOCATI – Aurum est profecto hoc, spectatores, comicum: macerato hoc pingues fiunt auro in barbaria boves – .

6 Epistulae I, 7, 22-23.

7 Vir bonus et sapiens dignis ait esse paratus/nec tamen ignorat quid distent aera lupinis.

8 Satyrae, II, 3, 179-184.

9 Praeterea ne vos titillet gloria, iure/iurando obstringam ambo: uter aedilis fueritve/vestrum praetor, is intestabilis et sacer esto./In cicere atque faba bona tu perdasque lupinis,/latus ut in circo spatiere et aeneus ut stes,/nudus agris, nudus nummis, insane, paternis?.

10 III, 43.

11 Si quis sub specie alearum victus est lupinis vel alia quavis materia, cesset etiam adversus eum omnis exactio.

12 Palmam habet tabularum eius Ialysus, qui est Romae, dicatus in templo Pacis, quem quum pingeret, traditur madidis lupinis vixisse, quoniam simul famem sustinerent et sitim, ne sensus nimis dulcedine obstrueret.

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