Retrospettiva di Enzo Sozzo (L’amore per la mia terra)

di Paolo Vincenti

Molti leccesi posseggono, nella propria casa, un quadro di  Enzo Sozzo, il formidabile “pittore delle carrozzelle” come era generalmente conosciuto, il quale ha saputo dare alla Lecce di un tempo che fu un eterno vivere,  grazie ai variegati colori trasfusi sulle sue tele, che ci rendono, con tocco di lieve poesia, tutta intera, la pervasa malinconia che doveva stendersi sui balconi e sui palazzi, sulle vie e viuzze del centro storico, sulle facciate delle chiese e sui giardini, sulle volute barocche, su grondaie, cornicioni, fregi e merletti della Lecce perduta.

Si è aperta da qualche giorno, presso la Galleria“Eugenio Maccagnani”  di Lecce, la Retrospettiva di Enzo Sozzo (L’amore per la mia terra), voluta e curata dal figlio Carlo Sozzo, pittore anch’egli e principale collaboratore del padre fino all’ultimo.

Con i suoi scintillii di luce, la mano ferma e le vibrazioni dei suoi colori, Sozzo rappresenta, nelle sue tele, la propria visione elegiaca di una Lecce, metafora del Sud, con l’immobilità dei suoi palazzi e delle sue piazze, nel  tramonto infuocato dell’estate come nei freddi meriggi invernali, e ancora ci presenta, nella policromia delle sue creazioni, gli ulivi e le casette della campagna salentina, la terra rossa battuta dai contadini, e l’azzurro e il blu delle nostre marine, con il loro sale e il loro sole.

E ancora, le rocce aspre e dure della costa salentina, accanto ai muretti e alle lamie di un  paesaggio ancora incontaminato, pressoché  incorrotto,  quasi immagine edenica dell’alba dell’umanità.  E, su tutti,  le sgangherate carrozzelle che portavano in giro i signorotti della vecchia società; quelle carrozzelle che, in seguito ai cambiamenti intercorsi, ci sembrano oggi ancora più incantevoli e inusuali, quasi parti fantastici, irradiate da un’aura soffusa di malinconia come al crepuscolo di un mondo in dissolvimento, soprattutto in certe sue campiture più rarefatte.

Enzo Sozzo (1917-1993) ha avuto una vita molto piena, divisa fra l’amore per la sua arte, che non lo abbandonò mai, l’impegno politico e la sua famiglia. Ex partigiano, abbracciò la causa del Partito Comunista italiano del quale fu un attivo militante e dell’ANPI, l’associazione nazionale degli ex combattenti e partigiani italiani, della quale fu per lunghissimo tempo Presidente della sezione provinciale leccese. Ad un certo punto della sua vita, iniziò l’attività artistica che lo portò ad esporre le sue opere a Lecce e in tutta Italia, così come all’estero,  e ad avere anche numerosi riconoscimenti ed attestati di stima da parte dei più titolati docenti e critici non solo salentini, fra i quali, solo per fare qualche nome, Elio Donno, Nino Palumbo, Michele Perfetti, Mario Moscardino, Pietro Marino, Renzo D’Andrea, Carlo Prato, Rina Durante, Carlo Franza, Gianfranco Scrimieri, Silvia Cazzato, ecc.

Partito da autodidatta, come pittore naif, ebbe modo di perfezionare la propria arte grazie allo studio ( si diplomò all’Istituto D’Arte Statale di Urbino a 47 anni) e ad una lunga esperienza sul campo. Nel 1991, lo colpì un ictus invalidante che lo portò poi alla morte.

L’ultima retrospettiva sull’artista leccese si tenne fra il dicembre 2008 e il gennaio 2009 nelle sale del Castello Carlo V di Lecce, a cura di Massimo Guastella. In quell’occasione venne pubblicato il libro “Enzo Sozzo. L’uomo, l’artista, il partigiano”( Torgraf 2008),  a cura di Massimo Guastella,Maurizio Nocera e Luisa Gagliardi. E’ questo l’ultimo omaggio in ordine di tempo fatto ad Enzo Sozzo, prima della presente mostra allestita alla Società operaia “Maccagnani”. Nel pieghevole di presentazione della mostra, sono riportati alcuni giudizi critici espressi sull’arte di Sozzo dai più svariati studiosi e amici. “Un pittore poeta, che riporta alla luce quel sottofondo paesano e sommerso che rappresenta le radici di una civiltà contadina, che non sempre trova spazio nei grandi trattati di storia…”, scrive  Arrigo Boldrini. “Come uomo e come pittore”, scrive Mario Marti, “Enzo Sozzo è un personaggio; e la sua presenza si prolungherà certamente per molti anni nella vita e nella cultura di Lecce e del Salento”.  La sua pittura ha una matrice chiara, intellegibile motivo questo per cui ebbero tanto successo i suoi quadri. Tutta la sua formulazione pittorica, dunque, è articolata sul piano della linearità, della semplicità del tratto, sposata con l’espressività del colore forte e acceso, con la luminosità dei suoi  paesaggi  del Sud, che sono, questi,  il tratto distintivo, la cifra immediatamente riconoscibile dell’opera sua.  E attraverso la raffigurazione poetica del  paesaggio salentino, Sozzo esprime tutto il proprio attaccamento alla propria terra, una terra per la quale vale ancora combattere e morire. Ed anche Vittorio Bodini se ne accorse se è vero che, dopo aver visitato la sua prima mostra al caffè Santachiara a Lecce, gli lasciò un biglietto con parole di apprezzamento e  incoraggiamento per la sua arte, parole che furono per Sozzo davvero importanti.

“Il pennello di Enzo Sozzo ricerca, con pazienza e ostinazione, le cose perdute della città o meglio le cose che vorrebbe vedere ancora vive, pulsanti e presenti./ ma non è un passatista, quasi immobile, perché le sue carrozzelle dissimili e sempre le stesse, le trasporta di volta in volta lungo le vie, viuzze, le mura, le chiese di Lecce scorrendo cosi’ un presente, che invoca valorizzazione e restauro..” : queste le parole di Giacinto Urso. E ancora, sempre dal cartoncino di presentazione: “Enzo Sozzo è un pittore profondamente tradizionale”, scrive Toti Carpentieri, “intendendo questo aggettivo in un doppio riferimento, e cioè sia ispirativo che tecnologico; la sua infatti è una pittura che vede due volte, una come partecipazione estetica ad un mondo che è comune a tutti, l’altra come emotiva intrinseca che ha reso necessaria ed ovvia la nascita del quadro.”. Negli anni, bisogna dire,mai Enzo Sozzo è stato dimenticato dai suoi estimatori e dai tanti amici che mantengono vivo il suo ricordo, che è il ricordo di un uomo umile ma testardo, battagliero per gli ideali nei quali credeva e capace di emozionare ed emozionarsi di fronte alle innumerevoli e sorprendenti facce della vita. “Soffermarsi innanzi alle marine di Enzo Sozzo significa entrare in un mondo realissimo come è quello del pittore leccese./ Enzo ama la chiarezza, la luminosità, l’ampiezza di un cielo infinito ed il suo pennello diventa come la penna di un musicista che sulle righe del pentagramma traccia le note di melodie che si perdono nel mistero/”, leggiamo nell’intervento di Don Franco Lupo, mentre “Dov’è il realismo di Enzo Sozzo?” si chiede Donato Valli, “ Esso è sommerso, placato dall’onda di un sentimento che si fa poesia, ne rimangono sulla tela i relitti, come succede di un grande naufragio di cui si è salvata la memoria incandescente e magmatica al pari di un sole intramontabile./ anche le case sono intorno tutte mute, senza vita apparente, trattenute in una forza implosiva alla quale la colata di colore delle pareti abbozzate oppone un argine spietato. Di quella vita inespressiva affiorano da balconi barocchi, raggrumati in colore materico, testimonianze di petali accesi, forse gerani spuntati da una perenne primavera. Quell’improvvisa fiammata increspa con la sua inattesa presenza la limpidezza serena della superficie.”

Vi è dunque una occasione propizia, in questo aprile 2011 per andare ad ammirare l’arte di Sozzo, per conoscerla, scoprirla o riscoprirla. E questa iniziativa cade anche in un anno legato alle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia e a ridosso della Festa di liberazione nazionale, caricandosi dunque di un ulteriore significato e di un rafforzato valore morale . “La pittura di Enzo Sozzo ha sconfitto il tempo: questa entità astratta apparentemente, ma pur tanto perentoriamente presente e concreta nella vita quotidiana.. è diventata sulla tela di Enzo Sozzo una chiave per penetrare nel mistero delle cose.”,  scrive Enzo Panareo. “Enzo Sozzo ha prodotto centinaia di quadri che hanno sparso in tutto il mondo..la sua pittura e, con essa, le immagini di una Lecce barocca che Sozzo interpreta con sensibilità anch’essa barocca, tipica del salentino, sia esso pittore che poeta, che avverte e riproduce il “bello”, in senso artistico, col fine marinista del “piacere” : questo si legge nello scritto di  Ennio Bonea. E concludiamo, continuando a scorrere le righe del depliant di presentazione della mostra, con le parole di Maurizio Nocera: “Per ammirare la città di un tempo che fu con i suoi colori e i suoi angoli dorati, i leccesi come pure i visitatori hanno ancora una possibilità: quella di ammirare i dipinti di Enzo Sozzo.

E’ lì, sulle sue tele ,cartoni, pezzi di faesite, e ancora altri supporti che potranno ammirare Lecce la Barocca ormai scomparsa, potranno ammirare soprattutto i dipinti con le carrozzelle e i macilenti cavalli con i paraocchi di piazzetta Santa Chiara, che l’artista leccese ha così bene saputo raffigurare” .

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