L’asina sulla cui groppa Gesù aveva fatto il suo trionfale ingresso in Gerusalemme

CIVILTA’ CONTADINA DI FINE OTTOCENTO

 

LA CIUCCIA TI LI PARME

 

Per proteggere gli oliveti dalle gelate primaverili,

i contadini si affidavano all’asina

sulla cui groppa

 Gesù aveva fatto il suo ingresso in Gerusalemme.

 

di Giulietta Livraghi Verdesca Zain

Pedro Orrente, Ingresso a Gerusalemme (1620 ca)

(…) Se le sorgenti d’acqua [1] erano ricchezza da acquisire, i frutti della terra erano beni da tutelare, ovverosia da contendere all’insidia del diavolo, perennemente intenzionato a distruggerli attraverso lo scatenarsi delle intemperie. Di questa difesa, sia pure esclusivamente orientata a preservare gli oliveti dalle gelate primaverili, se ne occupava la ciùccia ti li parme, ovverosia l’asina sulla cui groppa Gesù aveva fatto il suo trionfale ingresso in Gerusalemme, caratterizzato appunto da un festoso agitare di rami d’ulivo da parte della folla.

In memoria di tanto avvenimento, valido a stabilire nnu cumparàtu t’arma (un comparatico spirituale [arma=anima]) fra alberi d’ulivo e asina, quest’ultima, nella notte precedente la domenica delle palme, scendeva a trotterellare negli oliveti carica di benedizioni divine che affidava a ll’àrriru cchiù rrazzziùsu (all’albero più fruttifero) mediante nna lliccàta an tunnu ti la rapa (una leccata in tondo sul tronco). Un grande onore per l’albero prescelto, al quale pi’ llu priésciu nni inìa frée ti sangu (per la gioia gli veniva febbre di sangue, cioè calore di linfa), sicché almeno uno dei suoi rami si cuprìa ti ‘ntrata (si copriva di inflorescenza. ‘Ntrata = entrata in fase di fruttificazione). Segno rivelatore che i contadini si impegnavano a scoprire quando all’alba della domenica delle palme si recavano negli oliveti a staccare i rami da far benedire in chiesa e al cui riscontro esclamavano rallegrati:

La ciùccia à ngiràtu e bbinitìttu! Mo’ putìmu stare scuscitàti… no nc’éte atu cchiùi pi’ ccota mmalitétta ti scilàta!”

(“L’asina ha fatto il suo giro portando benedizione! Adesso possiamo stare tranquilli… non c’è più posto per la coda maledetta [cioè per il diavolo che provoca la gelata]!”).

[1]

Da “TRE SANTI E UNA CAMPAGNA”, Culti Magico-Religiosi nel Salento fine Ottocento, con la collaborazione di Nino Pensabene, Laterza, Bari, 1994, (pag. 162).

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