Il santuario dell’Addolorata di Taviano

di Marcello Gaballo

Primo numero della collana Restauri e Riscoperte dell’A.I.RES (Associazione Interdisciplinare per il Restauro), i cui scopi basilari sono quelli di diffondere le informazioni tecniche e storiche acquisite durante i diversi interventi conservativi. Si parte dunque con la chiesa annessa all’ex convento di Sant’Antonio di Padova dei francescani riformati di Taviano, chiesa oggi dedicata alla Beata Vergine Maria Addolorata, i cui lavori ultimi di restauro e conservazione hanno coinvolto sin dal 1999 un cospicuo stuolo di tecnici e storici dell’arte.

Il convento, voluto dal secondo marchese di Taviano e signore di Supplesano Andrea de Franchis (+1659) e sua moglie Luisa Caracciolo, fu realizzato in periferia tra 1643 e 1647, con la partecipazione del popolo tavianese e della comunità minoritica per il tramite del loro procuratore Paolo de Paula. La chiesa, sulle cui date di erezione non vi sono testimonianze documentarie certe, fu costruita, secondo l’ipotesi della storica dell’arte V. Antonucci, nello stesso arco di tempo, secondo il tipico schema icnografico e architettonico minoritico. Essa si presenta oggi alterata nel suo aspetto originario dalle importanti modifiche settecentesche e dalle recenti (1960) addizioni di due campate, del campanile e degli ambienti a servizio della catechesi, nonché dalla distruzione della facciata seicentesca.

Intatte si presentano invece le restanti campate a vela, il presbiterio, il piccolo coro inferiore, le cornici e le decorazioni barocche, così come gli imponenti altari lignei e un cospicuo numero di dipinti, almeno questi scampati alle travagliate vicende della soppressione ottocentesca degli ordini monastici, che riguardò il nostro complesso nel 1867. Fortunatamente si salvò anche il pregevole tabernacolo, pur se decurtato della cupola, probabile avanzo del perduto retablo ligneo dell’altare maggiore che doveva essere anch’esso, come gli altri altari, opera della scuola secentesca di intagliatori francescani, assai attiva nel Salento, fondata dal celebre frate Giuseppe da Soleto.

L’analisi delle frammentarie e poco chiare vicende feudali del centro salentino fa ipotizzare committenze diverse, che ancora meritano approfondimenti, e non è improbabile che un’ulteriore analisi delle testimonianze araldiche visibili nel tempio possano aiutare per definirne l’evoluzione architettonica, distinguendo un primo periodo legato ai De Franchis (XVII sec.) ed un secondo ai Caracciolo (XVIII sec.), anch’essi notoriamente munifici nei confronti dell’ordine minoritico.

Un dettagliato excursus storico, supportato da valida documentazione bibliografica, introduce gli altri brevi ma numerosi saggi, tutti finalizzati a descrivere quanto si è salvato dalla dispersione e che, grazie ai restauri, è pienamente fruibile all’interno della chiesa francescana.

Ci si sofferma in particolare sulle opere pittoriche e sulle opere d’intaglio e scultura, con diciassette schede descrittive e altrettante di restauro raccolte nel nutrito catalogo (pp. 40-91). Tra le prime certamente risaltano il dipinto raffigurante S. Pasquale Baylon, tuttora inserito nella sua imponente macchina d’altare (Cat. n. 6 e Cat. n. 14) e il lacerto della decorazione murale seicentesca con la Natività di Cristo (Cat. n. 12), riscoperto dietro la settecentesca struttura lignea.

Di tutt’altro spessore qualitativo l’inusuale tela della Madonna con il Bambino in gloria incoronata dagli Angeli (Cat. n. 7), che la Antonucci giustamente riconosce come una “bella versione settecentesca della napoletana icona della “Madonna dell’Arco”, conservata e venerata nell’omonimo santuario a S. Anastasia (NA). La stessa storica dell’arte ne ipotizza l’attribuzione all’ambito dei pittori Bianchi di Manduria e la ritiene, verosimilmente, commissionata dal feudatario tavianese Caracciolo di Amorosi, magari in occasione della nascita della primogenita di don Francesco, venuta alla luce nel 1735 proprio nel casale di Sant’Anastasia.

Una Galleria d’Arte Francescana tra XVII e XVIII sec. Il Santuario dell’Addolorata di Taviano, a cura di Valentina Antonucci, Mariachiara De Santis, Francesca Romana Melodia, Lecce, Il Raggio Verde Edizioni, 2008, Collana Restauri e Riscoperte diretta da Francesca Romana Melodia e Giusy Petracca, cm. 27×21, 100 pagine, numerose fotografie colore, tre rilievi di Simonetta Previtero. Euro 25,00.

Testi di Valentina Antonucci, Mariachiara De Santis, Adriana Falco, Gaetano Martignano, Francesca Romana Melodia, Simonetta Previtero; prefazione di don Albino De Marco; fotografie di Valentina Antonucci, Mariachiara De Santis, A. Fulvio, G. Martignano, Francesca Romana Melodia, Simonetta Previtero. Supervisione artistica di Giancarlo Montelli.

Un commento a Il santuario dell’Addolorata di Taviano

  1. Come sarebbe bello andare in giro per il Salento in compagnia di un Virgilio moderno qual è Marcello Gaballo! In caso di dubbi sugli itinerari di bellezza, basterebbe portare con sè anche Spigolature e lo stupore e l’orgoglio regionale sarebbero assicurati!

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