“Cridi de chiazza”: un quadretto di vita gallipolina degli inizi del secolo scorso dipinto da “Pipinu”

di Maria Grazia Presicce e Armando Polito

Mercato pubblico. Questa foto e quelle che seguono, di Stefanelli, sono tratte da Giuseppe Gigli, Il tallone d’Italia, II, Gallipoli, Otranto e dintorni, Istituto italiano d’arti grafiche editore, Bergamo, 1912

Il ponte a dodici arcate che unisce il borgo alla città

Gruppo di pescatori

Il Rivellino

La cuccagna sul mare. Nella festa della protettrice della città

Fabbrica di botti

Bagno pubblico popolare

La poesia che oggi proponiamo comparve nel n. 13 (anno VI) del 1 e 2 aprile (così si legge nella testata; sarà uno scherzo connesso con il primo del mese?…) 1905 de La democrazia, settimanale leccese che usciva il venerdì (ma dai calcoli che abbiamo fatto grazie ai numerosi programmi presenti in rete risulta concordemente che il 1 aprile 1905 era un sabato, altro mistero…). Essa reca la firma di Pipinu, uno pseudonimo che tradisce palesemente la sua vena caustica…; il vero nome, infatti,  era Giuseppe Marzo (1847-1907) e pubblicò: De Gaddhipuli a Marte: poema illustrato, Tipografia Gallipolina,  Gallipoli, 1903; Ucernedhe de mare: rime dialettali gallipoline, Tipografia Gallipolina,  Gallipoli, 1903; Perne pirascene: rime dialettali gallipoline, Tipografia Stefanelli, Gallipoli, 1905 (in quest’ultima raccolta è inclusa la poesia pubblicata lo stesso anno, non sappiamo se prima o dopo, sul periodico). Lo pseudonimo appare felicemente scelto perchè è bastato lo scempiamento della  –p– per trasformare Pippìnu (forma dialettale di Peppino,  diminutivo di Giuseppe) in quel piccante ortaggio che è il peperoncino (pipìnu).  Giuseppe Marzo era stato anche direttore del giornale gallipolino Stregghia fondato nel 1884 e la cui pubblicazione durò solo sei mesi.

Riportiamo del periodico la testata e della poesia il testo (compresa la nota di doglia della redazione), che trascriveremo per poter aggiungere alle note originali (quelle incluse in parentesi tonde) pure le nostre. Se poi qualcuno vorrà ragguagliarci sul costo attuale degli stessi prodotti immortalati nella poesia e se qualche esperto elaborerà le due serie di dati, la comparazione tra il secolo passato e il nostro potrà veramente dirsi condotta su basi scientifiche pur avendo sfruttato un semplice, apparentemente banale, ricordo letterario, sempre che Pipinu non abbia gonfiato i prezzi…

Dolenti di non aver potuto inserire questo gioiello di poesia dialettale nella rubrica “Ore di Svago” perché ci mancava lo spazio, lo pubblichiamo in questa parte del giornale, che si occupa della vita gallipolina.

CRIDI DE CHIAZZA

Mannaggia stu Gadhipuli scridhatu!

intra la chiazza nu se po’ trasire;

saietta! moi la chiamane marcatu:

marcatu o locu fattu pe nsurdire2?

-A trentaquattru sordi le custate!

a do’ lire la purpa e quattru sordi!

a bintiquattru, bedhe mei, le nchiate! (1)-

sienti cridare tanti manicordi3.

-A trentottu la carne de cadhina4!

a trenta l’animelle e le frascedhe5 (2)!

a diciassette sordi la tunina6!

ci ole cucumbri7, ci ole meluncedhe8!

Do’ chili cinque sordi le patite (3)!

a nu sordu la fedha ti maluni!

a sedici le belle palamite!

a dudici li fanni9 (4), li cugiuni (5)!

Le treje10 a trenta, comu li cupidhi11 (6)!

a dieci li cupidhi de lu vatu (7)!

a do’ sordi le fiche senza cridhi12

a bintisei la carne de crastatu!

A do’ sordi le mile, a tre le pire!

a cinque sordi, a cinque li pasuli13!

o cchi casu14, signuri mei, a do lire!

ttrete nu sordu, ttrete li ciatruli! –

Ppuh! maladitta gente birba e matta!

nu sape ca senz’aggia de cridare

ogn’ommu vae a la chiazza cu se ccatta

la rrobba la chià meju ci nde pare?

‘Ntornu a le strate poi cu le traine

sienti: – A nu sordu, juh li cummitori15!

a nu sordu li zezi (8) de sciardine! –

e le vadhanzie16 tentane cu mori!17

Nu ccattabindi18 passa e l’adhu vene,

nu ponnu stare queti mai, gnernò19,

e sienti toppu20 quiste cantilene:

-Nu sordu lu valire21 ci ole acqu’oooh! (9)-.

Prestu l’adhu: – Patedhe patedhèee (10)!-

e passa e torna e canta de ccusì,

ma cinca cchiui te stizza22 sai ci è?

quidhu ci face. – Ci ole tufu uhiii! (11) -.

Maladittu paese de scridhati!

ci a scrivare me mintu na puisia,

santendu tanti cridi scustumati,

de capu se nde vae la fantasia!! 

                                                                          PIPINU

 

(1) A culeae anulares (occhiate)

(2) Interiori degli agnelli.

(3) Patate.

(4) Sciarrani.

(5) Gobii nigri (gobbioni o ghiozzi).

(6) Smares vulgares [zerri].

(7) Spazio ovale che si trova più elevato nella profondità del mare, intorno al quale gli zerri depongono le uova, corrottamente quindi vatu, cioè ovatu.

(8) Gelsi.

(9) Grido convenzionale degli acquaioli gallipolini.

(10) Altro grido convenzionale di coloro che vendono patelle (frutti di mare).

(11) Grido speciale di un tale che vende tufo.

 

_________

1 Strillone.

2 Assordare.

3 Manigoldi, qui in uso scherzoso.

4 Gallina.

5 Il calabrese frajàri significa abortire; frasciòne è a Mottola (Ta) l’agnello abortito o rimasto nel ventre della pecora; frajàri è da *frangiàre (nel latino medioevale, Du Cange, pag. 585, è attestato il suo participio passato fragiàtus, dal classico fràgium=frattura, a sua volta da fràngere=spezzare).

6 Tonnina. La voce in  italiano designa il tonno conservato sott’olio o il mosciame [filetto di tonno o di delfino essiccato; la voce non ha nulla a che fare con moscio, poiché deriva dallo spagnolo antico moxama e questo dall’arabo mušamma, mentre moscio è dal latino mùsteu(m)=simile a mosto].

7 Cocomeri.

8 Diminutivo di milòncia, usato a Casarano per indicare una varietà di melone tipica del Salento. Sul tema: http://spigolaturesalentine.wordpress.com/2011/06/22/gastronomia-salentina-meloncelle-o-spiuleddhe/#comments

9 Per l’etimologia di fannu: http://spigolaturesalentine.wordpress.com/2010/11/15/il-pesce-fa-bene-al-cervello/

10  Triglie.

11 Per l’etimologia di cupìddhu, deformazione di pupìddhu, vedi: : http://spigolaturesalentine.wordpress.com/2010/11/15/il-pesce-fa-bene-al-cervello/

12 Semi. Per una probabile etimologia di criddhu: http://spigolaturesalentine.wordpress.com/2010/08/29/gli-omofoni-del-dialetto-neretino-a-fumetti-2/

13 Fagioli.

14 O che cacio.

15 Pomodori; da notare il passaggio di p– a c-, come in cupìddhu rispetto a pupìddhu.

16 Bilance.

17 Chi pratica la compravendita.

18 Alla lettera: e le bilance tentano di farti morire; potrebbe significare:  il commerciante disonesto con la bilancia manomessa ti spaccia per reale una quantità di merce insufficiente a non farti morire di fame.

19 Signornò.

20 Dopo.

21 Barile.

22 Fa rabbia.

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