I Passiuna tu Cristu e altri canti popolari salentini religiosi a Cutrofiano

Rogier van Weyden, Deposizione (1435-1440)

L’associazione culturale musicale “CARDISANTI” in collaborazione con l’associazione “CARPE DIEM” propone Domenica 25 marzo a Cutrofiano nel santuario delle opere Antoniane (villa S.Barbara) alle ore 19:30 il concerto “QUANTU PATIU NOSTRU SIGNORE” 2° edizione.

Una serie di canti popolari salentini religiosi non liturgici sui temi della Passione di Cristo, una delle più alte espressioni della poesia popolare in musica.

Questo lavoro nasce dal bisogno di far conoscere il senso religioso e i contenuti narrativi di questo antico momento di vita religiosa e sociale della comunità salentina.

Nei tempi in cui la liturgia era in latino, i vecchi cantori partecipavano ai riti religiosi con dei canti, alcuni dei quali in dialetto.

Accanto ai brani tradizionali più noti del ciclo Pasquale salentino, “La Passione” e “Santu Lazzaru” sono riproposti dei motivi legati alla liturgia ufficiale, ma ormai non più eseguiti da molti anni.

Se si pensa  al profondo radicamento popolare del ciclo liturgico della Passione e Resurrezione di Cristo, si può avere un’idea, sia pure approssimativa, della popolarità di cui godevano questi canti.

La Passione (i Passiuna tu Cristu’) è una composizione lunghissima in greco salentino, che racconta in forma estremamente dettagliata, i vari momenti della passione di Cristo. Al canto, eseguito a più voci, si accompagnava una complessa gestualità che rivelava il carattere di sacra rappresentazione dalle origini certamente antichissime. Questo canto verrà interpretato utilizzando una traduzione del testo in dialetto locale eseguita dal prof. Giovanni Leuzzi che si è cimentato in questa importante operazione culturale.

Anche il Santu Lazzaru ha tutti i caratteri della sacra rappresentazione, ma riporta solo alcuni episodi della vita di Cristo fino al tradimento di Giuda e alla cattura. Sembra più legato alla parte occidentale della penisola salentina, dove più precoce è stato il distacco dalla cultura e dalla lingua grika. La tonalità originaria, in tonalità minore, da alla composizione un tono piuttosto triste e drammatico. Esiste una versione in maggiore tradizionale di Cutrofiano. Durante il concerto verra’ eseguito il canto nelle due tonalità.

“Vieni o Morte”. Il testo di questo brano è di un anonimo del 1700, è stato musicato dal maestro Ernesto Romano di Casarano negli anni ’40. Il compositore morì per l’emozione il venerdì Santo del 1942 proprio nel momento in cui la banda aveva cominciato l’esecuzione del brano durantela Processione e le Verginelle in nero intonavano la canzone.

“Fedeli una preghiera” era, nei primi decenni del 1900 il canto che accompagnava la processione del Venerdì santo o Processione dei misteri. Era eseguito dal coro delle “verginelle in nero” che seguivano il simulacro di Cristo, accompagnato naturalmente dalla “banda”. Il testo è composto di sole tre strofe con un linguaggio piuttosto semplice, ma molto toccante, che ben si fonde con la melodia. E’ sempre stato considerato un canto salentino e, secondo una tradizione da verificare, composto da persona di Cutrofiano.

Questo canto venne abbandonato probabilmente nel dopoguerra e sostituito con due più lunghi e articolati “Oh fieri flagelli” e “Gesù mio con dure funi”. La sostituzione non corrispondeva solo ad una esigenza di ammodernamento, ma rappresentava  una svolta nella pratica liturgica  locale, più fedele ai dettami della curia rispetto al passato, con meno cedimenti alle tradizioni locali ed all’iniziativa dei laici. Questo si nota soprattutto nella cerimonia che concludeva il ciclo, cioè la messa Pasquale, che si celebrava la mattina del sabato e che comprendeva un momento molto spettacolare, e anche rischioso che era il “volo del panno”, con l’apparizione quasi istantanea del Cristo risorto, nel diradarsi del fumo prodotto appositamente. Questa rappresentazione, sempre osteggiata dai parroci, fu motivo di forti tensioni con parte della popolazione che sfociarono in una protesta clamorosa, che comportò la chiusura temporanea della Chiesa di Cutrofiano. Solo nel dopoguerra la tradizione fu abbandonata e la cerimonia spostata alla mezzanotte. Il problema non riguardò comunque la processione del Venerdì Santo, che fu sempre seguitissima, sempre con il coro delle vergini in nero che eseguivano i due nuovi canti.

Piangi Maria rappresenta il racconto della passione di Cristo visto però attraverso gli occhi della madre, e questo gli conferisce un tono straziante. Non si conoscono bene le origini di questo brano, sembra  un canto composto in italiano e poi adattato al dialetto, con numerose varianti nei diversi paesi.

Il Concerto comincerà con un canto del 1970 di Fabrizio De Andrè dal titolo tre madri pubblicato nell’album “la Buona Novella” il testo racconta le riflessioni e i sentimenti strettamente umani delle tre mamme che piangevano i rispettivi figli sotto le tre Croci.

Il gruppo de I Cardisanti con Ambrogio Sparagna

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