Clemente Antonaci e Il cittadino leccese (terza ed ultima parte)

di Maria Grazia Presicce e Armando Polito

Conclude il ciclo di puntate dedicate all’argomento un altro “stornello” pubblicato nel n. 5 (anno secondo) del 29 marzo 1862 del settimanale leccese. Rispetto al precedente la struttura metrica appare più “popolare” con i versi, sempre endecasillabi, a rima baciata.

Stornello

Era un mese d’autunno allor che il nido

Va la rondine a porre in altro lido

E mi disser venivi; intesi il core

Come quel tempo che fu primo amore.

E mi vestii color dell’amaranto1

Ed in famiglia ti si attese tanto:

Poi l’altro dì vestii color di neve

E ad incontrarti feci via non breve:

Poi l’altro dì vestii color del mare

E stetti all’Aventino ad aspettare2.

Passò quel giorno, e l’altro e l’altra aurora

E Emanuello3 non si vide ancora.

Ne ò chiesto nuove ad una mia sorella4

Che mi à risposto che t’aspetta anch’ella

Colei che d’occhi e di capelli è bruna,

Crebbe soletta in mezzo alla lacuna

Che dal suo letto d’alga ove riposa

Han detto dell’Adriatico la sposa –

E m’à soggiunto che a sera e a mattina

Sospira anch’ella e guarda la marina.

Or è tornata la rondine dal mare,

Ma Emanuello ci si fa aspettare.

Pur n’era, poverina! più lontano

Che non sia l’Aventino5 al Carignano6

Fa dunque presto che ti vò vedere

Se presto e quando lo vorrò sapere;

Chè vestirò quel dì di tre colori

E s’è l’aprile aggiungerovvi I fiori.

Oh sarà di mia vita il dì più bello

Quel che si senta “ or viene Emmanuello”.

 

 

Forse non sapremo mai se Clemente Antonaci pubblicò altre poesie su Il cittadino leccese. Le nostre indagini sui numeri residui custoditi ci hanno fatto imbattere in questo avviso ai lettori, contenuto nel n. 7 (anno VIII) del 24 agosto 1868 (di seguito la testata e l’avviso).

Il lettore noterà il leggero mutamento del nome della testata: Cittadino leccese rispetto al precedente Il cittadino leccese e Giornale ufficiale per gli atti amministrativi e giudiziari della Provincia rispetto a Giornale della Provincia politico-letterario (ciò si verifica a partire dal n. 1, anno VIII, del 6 luglio 1868), nonché il mutato giorno di uscita (dal sabato al lunedì). Tutto ciò spiega il tenore dell’avviso e fa intuire che l’impercettibile (eliminazione dell’articolo) cambiamento del nome della testata e il secondo ben più pesante sancirono un mutamento  di impostazione editoriale con l’eliminazione di qualsiasi riferimento letterario; quel che montano in ira quando sogliamo farne qualcuna  tradisce un’esplicita richiesta dei lettori, richiesta che, poi, venne accolta col cambiamento di indirizzo editoriale, oppure è solo la consueta assuefazione, per non dire passiva accettazione, a qualcosa imposta dall’alto?  Da una delle due la decisione presa (ma quando?) di non pubblicare più poesie, anche se le eccezioni non mancarono e furono più di una (facciamo anche questa volta un’eccezione). Quella di cui si parla in questo numero, l’autore è Antonio Casetti, la riserviamo per un successivo lavoro che sarebbe stato come il cacio sui maccheroni per l’8 marzo appena trascorso. Ma, convinti come siamo dell’inutilità di questi rituali e  poiché nella poesia, fortunatamente, ci siamo imbattuti dopo tale data, la proporremo a breve. Fuggi-fuggi generale…

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1 Ritorna, con i successivi bianco (color di neve) e celeste (color del mare), l’amaranto, con le allusioni già presenti nel componimento del 12 ottobre dell’anno precedente.

2 Alla completa unità d’Italia mancavano ancora alcuni tasselli: qui si allude al Lazio (Aventino), più avanti al Veneto.

3 Vittorio Emanuele II, nel 1861 primo re d’Italia.

4 Venezia.

5 Roma.

6 Carignano è uno dei comuni piemontesi più ricchi di memorie storiche; qui, però, la presenza dell’articolo dichiara il riferimento a Vittorio Emanuele II discendente del ramo Savoia- Carignano.

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