Remedia Amoris, dalle vigne d’Aleatico a nord di Latiano

di Pino de Luca

Lasciato il Manduriano, limite messapico occidentale, scendendo verso Est s’incontra dapprima Francavilla Fontana e, subito dopo, Latiano.

Siamo nel cuore della Piana Brindisina, terra piatta, rossa, abilissima a rubare l’acqua e a nasconderla rapidamente assorbendola o convogliandola in fiumi carsici alimentati dai capoventi. Il cuore della terra calda e dura ma anche fertile e generosa.

Qui allignano grandi coltivazioni in dimensione e qualità, e le viti sono forti e prodighe. L’abbondanza aiuta il pensiero lieve, il silente ed imperscrutabile sorgere di sentimenti e di passioni che, in secchezza e carestia, sono un po’ più difficili a maturare.

In terre fertili anche le piante meno rudi allignano e la loro dolcezza riescono ad offrire a chi ne sa coglier la sensibilità. Così, appena tre miglia romane a nord di Latiano c’è una Masseria, si chiama Partemio dove ci si può fermare per molte cose ma, in particolare, per le vigne d’Aleatico che vi son poste. Non m’avventuro sull’origine dell’aleatico come molti usano fare citando, a sproposito, Pier de Crescenzi e associando “moscadelle e lugliatiche” con quest’uvaggio così diffuso e così prezioso in Puglia. Preferisco ricordare l’aleatico come unico vitigno che è IGT per tutta la Puglia e che contribuisce, in blending, all’aroma e al gusto di tanti nostri grandi vini.

Qui, alla Tenuta Partemio, si produce anche in purezza ottenendo un elisir dal colore rosso cupo, un naso fitto e intenso anche se non invasivo e un gusto pieno e dolce senza essere stucchevole. Un aleatico dolce come si comanda ad un aleatico dolce, compagno di passioni e di sentimenti.

So bene che di questo nettare ormai tutti tessono lodi e che le mie parole son minuscole a fronte di tante voci altisonanti, ma, con una punta di civetteria, rammento solo a me medesimo che ebbi a raccontarne quando ancora si chiamava solo con il nome del vitigno.

Erano giorni di passione: “Recondita armonia! Di bellezze diverse!/ É bruna Floria… l’ardente amante mia!/ E te, beltade ignota! Cinta de chiome bionde…/ Tu azzuro hai l’occhio… Tosca ha l’occhio nero… / L’arte nel suo mistero… / Le diverse bellezze insiem confonde! “

E come l’asino di Buridano indeciso tra due covoni morì di fame, così la passione lascia il posto al suo parente più stretto: il patimento delle mille domande che esso si porta appresso, inappagate e inappagabili. E quella romanza termina, lascia lo spazio alle note d’un clarinetto solo, in Si minore. Del ricordo di quando “Lucevan le stelle e olezzava la terra”. Ogni rumore s’acqueta e la voce di Cavaradossi accompagna struggente la penombra: “O dolci baci e languide carezze …” finché “Svanì per sempre il sogno mio d’amore …” e le mille e una domanda si accavallano e s’infrangono sugli scogli dell’inesplicabile.

Non basta rileggere il Remedia Amoris di Publio Ovidio Nasone per sanare la cesura. È tempo di un altro Remedia Amoris, quello liquido, di Tenuta Partemio, fatto di Aleatico di Puglia al 100%, a lui va assegnata la difficile missione. Versato nella copita a prender aria mentre si mastica un fico mandorlato comincia a esalare i suoi profumi, a mitigare l’eco dell’urlo di dolore del tradito, pur per la salvezza: “L’ora è fuggita e muoio disperato”. Mario canta il suo amore per la vita tranciata da uno Scarpìa qualunque. Masticato il fico è tutt’uno portare alla bocca il piccolo calice, sorbirlo con delicatezza mentre la testa ronza piena di perché …

E l’aleatico si allarga, invade e pervade, si rifugia ovunque vi sia un percettore di gusto. La copita, ormai vuota, giace sul tavolo, nessuna risposta è arrivata, nessuna! Miracolosamente, però, si son dileguate le domande. Cambia la musica che emerge dal lettore, per puro caso, nel CD di Placido Domingo, dopo “E Lucevan le Stelle” della la pucciniana Tosca, v’è la romanza “Libiam ne’ lieti calici” della verdiana Traviata e s’alza la voglia di ricominciare a vivere…, pronti per una nuova tappa enofonica, la prossima.

Un commento a Remedia Amoris, dalle vigne d’Aleatico a nord di Latiano

  1. Pino de Luca, grazie per queste “recondite armonie” la cui sola lettura suona come remedia amoris. Ma aspetto l’occasione per una tappa enofonica dal vivo. Cosa c’è di meglio del buon vino Aleatico e del canto che lo accompagna?

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