L’anima in fondo del pop

di Stefano Manca

Per Zucchero l’anima è “nel fondo del Po”. Io all’inizio capivo “l’anima nel fondo del pop”. Capivo forse quello che volevo capire. Appiccicavo miei pensieri ad un testo che diceva altro. È un passaggio assai delicato, nell’arte, l’elemento dell’immedesimazione. Anche quella fuorviante, come in questo caso. Ci sono giornate in cui vuoi rimanere lontano chilometri da snob che non sanno di essere morti, personaggi che non vedono l’ora di ascoltare la “massa” (essendo morti, non si accorgono che anche il termine “massa” è vecchio e desueto) per poi affermare il contrario. Questa è la prassi che utilizzano per autocertificarsi “colti” o “ribelli”. Il sospetto di rivelarsi idioti non li sfiora nemmeno. Io sono solitario che più solitario non si può, ma ogni tanto in questa cosiddetta massa mi piace stare. Ci sguazzo. Faccio la fila. Ironizzo. E quando mi rompo me ne vado. Nei salotti invece mi rompo da subito. La prima volta che feci salotto c’erano le olive. Il proprietario del salotto medesimo, troppo intento a parlare di Hugo, si era scordato dell’esistenza dei noccioli e non sapevo quindi dove sputarli. Non era bello, pensai, interrompere la chiacchierata su “Notre Dame de Paris” per chiedere conto del nocciolo. Così decisi di ingoiarli.

Il dramma di crescersi la barba è che finisci in queste trappole. S’avvicinano certe tipe che pensano di colpirti citando gli autori sovietici e dicendo, en passant, che odiano Mc Donald’s. Il sottoscritto invece è tipo da fast-food. Io non lo so come mai per aver pubblicato a proprie spese un libretto rimasto invenduto vi sentiate così orgogliosi da poter avere un’opinione chiara sull’Iran, sulle banche italiane e sulla prostata. Beati voi. Io non sopporto né voi né i vostri fottuti salotti, per non parlare della vostra prosa che sembrala Smemorandadi un dodicenne. Io, sappiatelo, faccio salti di gioia quando il mio caporedattore mi dice che ci sono da intervistare i pescatori gallipolini. Molto meglio loro di quei consigli comunali noiosissimi dove tutti dicono a tutti “ciao carissimo” e rilasciano dichiarazioni retoriche e banali. E allora eccole lì le vostre facce allibite, e io mi diverto da matti, più assumete espressioni pseudointellettuali e più parlo di Fantacalcio e sogno una poltrona e un telecomando (oggetti che il Manuale del Perfetto Intellettuale, a pagina uno, invita rigorosamente a non menzionare mai).

Io pertanto ritengo che tuffarsi nel pop sia il miglior vaccino contro questi soggetti. Ai quali, tuttavia, per non turbarli con discorsi terreni non chiesi mai come avessero smaltito i noccioli di quella noiosa serata.

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