Proprio così! 6500 ulivi saranno sradicati per i lavori di ampliamento della Statale 16 nel tratto Maglie-Otranto

di Gianni Seviroli

È vero, Marcello, 6500 ulivi saranno sradicati per i lavori di ampliamento della Statale 16 nel tratto Maglie-Otranto, ma non so se il peggio è questo: io abito alle “Crie” (questo è l’antico toponimo), a ridosso della via di Otranto, in agro di Muro Leccese, famosa ridente cittadina messapica, in una viuzza che si apre sulla Statale 16 in direzione Otranto poco dopo l’incrocio per Muro, viuzza perpendicolare rispetto alla via di Otranto che a percorrerla tutta, in tutta la sua bellezza di “sterrato”, esce circa un chilometro più a Sud, in prossimità dello svincolo per Lecce e Leuca, poco lontano dalla chiesa e dall’omonimo parco del “Crocefisso”, vicino al convento degli Agostiniani: due delle perle di Muro, di cui tutti i Muresi vanno giustamente fieri insieme ai cultori delle cose belle del Salento.

Da un po’ di tempo ormai, da quando cioè la triste notizia dell’ampliamento è diventata certezza, ogni volta che percorro la strada da Maglie a Otranto, butto l’occhio nei campi per vedere dove sono stati conficcati dall’Anas quei sinistri picchetti con testa rossa, circa 20 metri di là del margine della carreggiata, in piena campagna, che segnano il futuro confine fra asfalto e “natura salentina”: lungo quest’area segata a rosso, insieme alle migliaia di ulivi scompariranno muretti a secco, una quantità enorme di alberi di ogni tipo, principalmente eucalipti, ma anche pirazzi (peri selvatici, specie protetta perché rischia l’estinzione), fichi, fichidindia, per non parlare delle siepi di oleandro (quelle che nel tratto di strada all’altezza di Palmariggi in estate erano una manna per gli occhi) e di tutte le altre rigogliose siepi, ivi compresi i rovi e le frasche di ogni tipo. E per non parlare, infine, delle magiche pietre e dei grandi lastroni di roccia calcarea; gli stessi lastroni di cui i nostri progenitori si servirono nel neolitico per innalzare dolmen e menhir, che  abbonda(va)no nella zona.

Un pugno allo stomaco, uno schiaffo alla natura, un’offesa alla storia, un insulto al buon senso: 4 corsie, dico 4… perché? per cosa? per un po’ di traffico in più due mesi all’anno in estate? Ma questa gente che fa i progetti, non ha mai sentito parlare di ROTONDE? Come quelle che si stanno facendo ormai dappertutto sulle vie provinciali per rallentare la corsa dei pazzi in automobile o in motocicletta? E i SEMAFORI? Oltre a regolare la viabilità agli incroci, i semafori non servirebbero anche a rallentare l’andatura dei “mezzi troppo veloci”? La Statale Romea, nel tratto che attraversa l’Emilia Romagna, per esempio, è piena di semafori…

Al di là del mio personale coinvolgimento, e di quello dei miei vicini che hanno casa sullo stesso lato della stradina (dopo svariati “pericoli” scampati, pare, ripeto: pare che  non subiremo espropri). Vedrò comunque deturpare la viuzza sterrata nella quale è la mia casa: al suo posto, sarà dato spazio ad una strada di 7 metri che, giustamente, verrà chiusa sul lato della via di Otranto (hanno cambiato 100 idee: fino a poco tempo fa tale viuzza doveva essere una complanare con doppio senso di marcia… adesso si chiude… ma non so nulla di preciso: cosa deve sapere un piccolo banale residente nell’area dei lavori? Siamo mica in un Paese serio!…).

Centinaia di famiglie si stanno vedendo, anzi si sono viste sequestrare… cioè togliere, cioè confiscare… cioè espropriare i propri terreni… Poche le proteste, di cui nessuno si è accorto… altro che TAV in Val di Susa… Saranno i monti che tengono vigili le persone, sveglie le coscienze, attivi i cittadini? E noi Salentini? Saremo intorpiditi dal vento di scirocco? Rimbambiti dall’afa?  rimane l’INUTILITÀ del progetto, perché a rimetterci essenzialmente e ingiustamente  è il nostro paesaggio, il nostro meraviglioso paesaggio salentino di cui, specialmente nelle sfere “alte”, ci si riempie la bocca in ogni occasione.

Certo, uscire dalle viuzze laterali per immettersi sulla Statale 16 – e viceversa – era molto pericoloso, e tanti incidenti ci sono stati davvero… ma bastava chiudere tutte quelle uscite pericolose (come per l’appunto faranno) e creare la possibilità per i residenti di uscire sulla via di Otranto facendo un percorso alternativo… (come per l’appunto faranno), per esempio sfruttando le antiche stradine interpoderali che abbondano nel Salento, ampliate allo scopo (come per l’appunto faranno), magari anche asfaltate e illuminate… se proprio non si può fare a meno del cemento e dell’inquinamento luminoso! Ma tutto questo senza stravolgere gli equilibri esistenti, senza fare scempio… Invece no: facciamo le cose per bene! Facciamo le cose in grande, snaturiamo, espropriamo, distruggiamo… e poi cementifichiamo, ampliamo, costruiamo… (tanto chi se ne fotte?). A me sembra un progetto che, pur poggiando sulla terra ferma, è campato in aria quanto quello del ponte sullo Stretto.

Viene da pensare che c’erano tanti tanti soldi in gioco… e che a qualcuno faceva comodo spenderli (a buon intenditor…). A proposito… il tutto costerà solo 55 milioni di euro.

Io non sono molto bravo con i numeri… ma 55 milioni di euro adeguatamente spesi non erano sufficienti, per caso, per creare una qualche infrastruttura (con un occhio al turismo) ed assicurare qualche centinaio di posti di lavoro?  o forse più?

Di seguito, un recente articolo che l’Anas ha pubblicato su Internet – con toni più o meno trionfali -, per dare la notizia ufficiale dell’inizio dei lavori.

Un caro saluto e un ringraziamento alle Spigolature Salentine per aver acceso il dibattito facendo sponda al QI (Quotidiano Italiano di Lecce) e a Repubblica.

Al via i lavori di ammodernamento e adeguamento del tronco Maglie-Otranto, tra il km 985,000 ed il km 999,000 della strada statale 16 “Adriatica”, in provincia di Lecce, per un importo complessivo dell’appalto di circa 55 milioni di euro. “L’intervento – ha affermato l’Amministratore unico dell’Anas Pietro Ciucci – prevede l’esecuzione dei lavori di ammodernamento del tratto leccese della statale 16 “Adriatica”, che rientra nell’elenco dei corridoi stradali e autostradali del 1° programma delle infrastrutture strategiche della Legge Obiettivo”. “Grazie a questo importante tassello – ha concluso Pietro Ciucci – a breve potranno cominciare le fasi di adeguamento degli ultimi15 kmdi questa fondamentale arteria perla Puglia”. L’intervento ha inizio in prossimità dell’abitato di Maglie e finisce all’altezza dell’incrocio di connessione tra la variante esterna al Comune di Otranto con la viabilità locale, interessando anche i comuni di Muro Leccese, Palmariggi e Giurdignano. I lavori prevedono la realizzazione di due carreggiate separate con 4 corsie, 2 per ogni senso di marcia, divise da uno spartitraffico centrale. Sarà inoltre realizzata la viabilità di servizio su entrambi i lati dell’asta principale. Lungo il tracciato sono previsti 4 svincoli a livelli sfalsati, 2 sottovia, un sovrappasso e 4 rondò.

9 Commenti a Proprio così! 6500 ulivi saranno sradicati per i lavori di ampliamento della Statale 16 nel tratto Maglie-Otranto

  1. Creare infrastrutture per il turismo cosa significa? Tutto possiamo dire del Salento, tranne che abbia rispetto per il turista: non ci sono mezzi pubblici, c’è una viabilità pietosa, raggiungere il capo da Lecce è impresa ardua in inverno, figuriamoci in estate… Possiamo parlare di salvaguardia del territorio e dobbiamo farlo, dobbiamo parlare della corruzione e delle mazzette e chi ha il dovere di farlo deve vigilare e denunciare, tuttavia non si può proseguire a trattare il turismo (unica azienda viva salentina) come una vacca da mungere senza dare nulla in cambio. Altrimenti si decida definitivamente che il turismo non ci interessa e che il salento si dedica ad altro. Anche una strada può essere sostenibile.

  2. Da “turista” posso solo confermare la scarsa attenzione al trasporto pubblico, particolarmente in inverno. Sono convinta che chi vuole vivere il Salento in tutta la sua magia e in ogni periodo dell’anno, non desideri che venga stravolto il suo paesaggio, ma piuttosto potenziato l’esistente. Esempio: venire in febbraio e trovare B & B sparsi in tutto il territorio è semplice, ma poi per pranzare a mezzogiorno diventa un’avventura. Non sono le strade che mancano per potenziare il turismo, sono i servizi. Che non passi, per favore, l’idea che le scelte drammatiche di questi giorni sono volute dai turisti…

  3. Essendo residente fuori, torno durante tutto l’anno in Salento un po’ da figliol prodigo, un po’ da turista. In realtà è tanto bello il paesaggio, che anche chi ci vive 365 giorni all’anno si sente turista a vita. Bene, mettiamo il caso che tra insulsi ampliamenti stradali e dissacratori campi fotovoltaici, per non parlare poi del vorticare delle ‘pale’ eoliche nei punti meno opportuni, noi ci sentissimo espropriati della nostra identità e delle nostre radici al pari di paesaggio e ulivi, dove sarebbe il confine del danno? Forse lo segnerebbe l’Anas con i suoi picchetti rossi? Il punto è che, insieme ad ogni cm della nostra terra, è in pericolo ogni centimetro della nostra vita. In questi ultimi mesi, caro Giovanni, non c’è stato giorno in cui su queste pagine non si sia alzato il vento forte di protesta contro quest’incoscienza degna di Giuda e di Pilato, e ti parlo della petizione di Marcello, delle denunce di Marco Cavalera, Oreste, Elio Ria, Pino De Luca, Paolo Vincenti e la lista continuerebbe ancora per molto. Protestano anche quelli che parlano semplicemente delle bellezze naturali del Salento, delle antiche ricette contadine, dei percorsi naturalistici in bicicletta, della sacralità dell’archeologia e dell’arte del nostro paese perchè, nel descrivere, decantare e cantare, questi figli di Puglia danno un monito forte a tutti noi: Difendere ciò che si Ama, Amare ciò che Non Si Vuole Perdere. Hai ragione tu, Giovanni, non siamo in un Paese serio! Tre sono i tipi di bocche aperte nel nostro panorama sociale: quelle dei politici per mangiare il nostro midollo e sputare fradice bugie, quelle della coscienza civile e patriottica per protestare, chiedere, suggerire, pregare e imprecare, ed infine quelle degli ignavi che guardano tutto senza fare niente, bocche così fisse da non lasciare passare un filo d’aria nè in entrata nè in uscita. Morti o destinati a morire o responsabili della morte di migliaia di tronchi e di speranze.
    Se di bocche aperte ce ne sia poi anche un quarto tipo, questo non mi è dato saperlo.
    Le mie auto sono potenti, ma il mio piede è sensibile a tutto ciò che vedono i miei occhi, perciò quattro corsie per sfrecciare verso l’ombrellone non sono plausibili. Il mio tempo è prezioso, ma i minuti scanditi di bellezza e di riposo nell’assaporare il tuffo tra macchia mediterranea e specchio jonico non potrebbero mai accettare una spinta dal catrame.
    E’ come voler essere già grandi prima ancora di essere concepiti, ossia una farneticante pratica contronatura. Ma come avvalorarla? Prendendo per esempio in ostaggio una manciata di operai dell’Anas e tenendoli in sospeso per affamarli; divulgando slogan di quasi avvenuto miracolo al grido “Turismo fai da me!” o magari “Provincia e Regione sono la CHIAVE del tuo sviluppo!” Sì, lo sviluppo del travaso di bile e del turismo preso alla gola!
    Adottiamo i 6000 alberi d’ulivo condannati a morte,…ma poi il reimpianto è a spese nostre? Cementifichiamo prati e scogliere,…ma poi, dovendoci stendere per scampagnate e bagni di sole, la parcella del reumatologo è a carico della Provincia? Costruiamo inutili e sanguinari mostri d’asfalto, …ma poi per sfruttarli a pieno dobbiamo metterci tutti là a fare l’autostop?
    Domande difficili con ancor più ardue risposte. Meno male che ci sono 55 milioni di euro in palio da noi stessi per questo macabro gioco a quiz,…MA SOLO PER GLI ORGANIZZATORI DELLA BEFFA!!

  4. Ciao a tutti. Abbiamo creato un evento su facebook, a questo link:

    https://www.facebook.com/events/224687834296746/

    Si chiama ADOTTIAMO GLI ULIVI DELLA STATALE 16. Se strada deve essere fatta per forza, l’atto ultimo dei cittadini che sia almeno di salvare il patrimonio arboreo degli ulivi. Ma anche, di svegliarsi e fare rete attorno a urgenze ambientali che non possono più essere tollerate. Fare opinione comune, ribellarsi, fare rumore.
    L’evento sta diventando una sorta di gruppo che esprime opinioni, si mobilita, posta e diffonde, sensibilizza amici e conoscenti, sul territorio e fuori. Stiamo organizzandoci per una riunione la prossima settimana, in sede vicina ai lavori, per capire gli iter burocratici per la potenziale adozione, confrontarsi e fare rete tra privati cittadini e istituzioni. Ci dispiace per i lavoratori fermi da anni. Ma non si può svendere il patrimonio ambientale per un ricatto di lavoro. Nè possiamo accettare che con i soldi pubblici si facciano i porci comodi di una strada a 4 corsie e di chi l’ha progettata, senza che parte di quel budget venga impiegata per ricollocare (almeno!) gli ulivi a rischio sradicamento.

    Siete tutti invitati a partecipare all’evento-appello, a firmare le petizioni costantemente linkate e a fare rete con tutti noi.
    Aspettiamo in particolare tutti gli abitanti della zona, che facciano chiarezza su quanto sta accadendo con la forza e l’onestà del loro diretto coinvolgimento. Siamo con voi.

    Grazie a tutti,
    Chiara Idrusa Scrimieri
    regista
    info@idrusa.net

  5. Antonio Uccio Cretì cosi scrive nella rubrica “a cosa stai pensando”:
    Non condivido l’iniziativa, la superstrada sarà senz’altro di grande utilità per il turismo. Mi meraviglio dell’iniziativa, a mia conoscenza non è mai stata così fervida invece per lo scempio che continua a perpetrarsi nelle nostre campagne con gli impianti indiscriminati di pannelli fotovoltaici; o in questo caso non importa sottrarre terreno ad un agognato ritorno all’agricoltura?
    Sapevate che importiamo il 70% dell’aglio per il fabbisogno nazionale e che dire di tanti altri prodotti ortofrutticoli (esempio coltivazione di carciofi in Egitto e commercializzati come prodotti italiani)?
    E che dire poi dei terreni agricoli concessi in passato con la riforma agraria e che sono diventati aree edilizie, con rilevantissimo tornaconto economico per quanti hanno ritenuto abbandonare l’agricoltura, ma non certo i terreni?

  6. Dunque, siccome finora i cittadini hanno quasi dormito, è giusto continuare a dormire? Ti chiederei dove vivi, Antonio. Perché qui il turismo non si incrementa di certo con i cantieri per fare le strade più larghe (non più veloci: ci sono i limiti di velocità). Piuttosto servirebbero politiche serie di sviluppo del territorio (trasporti pubblici? strutture ricettive? potenziamento delle infrastrutture esistenti?—- > però nel rispetto dell’ambiente, se no i turisti perché dovrebbero scegliere il Salento e non andarsene in luoghi più belli e incontaminati).
    E giacché, vogliamo parlare dell’agricoltura? Perché non trasmettete ai vostri figli l’amore per la terra, invece di predicare denunce a caso su quanto è stupido il mondo in cui viviamo? Certo che è stupido un mondo in cui puoi produrre aglio ma lo importi dalla Cina o da chissà quale altro paese, invece di coltivartelo a casa, dove viene su anche meglio. E chi contribuisce a creare questo andazzo? Chi fugge e svende se stesso e la terra. Le Istituzioni forniscono un pessimo esempio in questo senso, ma anche noi, che non riusciamo a trasmettere buoni valori alle future generazioni. Hai mai sentito parlare delle scelte individuali che in tutto il mondo, ragionando sul valore del glocal, stanno invertendo la rotta?

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