Li dittèri ti l’acqua (I proverbi dell’acqua)

di Armando Polito

È l’elemento fondamentale della vita , perciò non fa meraviglia che acqua insieme con pane registri la più alta presenza nei nostri ditteri. L’ultimo corsivo non si riferisce, come si potrebbe credere, alla natura dialettale della voce ma piuttosto all’obsolescenza che ha colpito da tempo l’italianissimo ditterio, che vanta, fra l’altro, nobilissime origini. Esso fino al XIX secolo è stato usato come sinonimo di pulpito, cattedra (e per traslato insegnamento, sentenza, detto, modo di dire, proverbio), cosa comprensibilissima pensando che la voce è dal greco deiktèrion=luogo per mostrare o esporre, a sua volta da dèiknymi=mostrare; ma c’è esposizione ed esposizione, da quella astratta a quella concreta…, ragion per cui  la nostra voce quasi contemporaneamente assunse anche il significato traslato di bordello. Lo scivolone semantico, però, non coinvolse il nostro uso dialettale della voce, il cui significato restò legato esclusivamente a quello di partenza.

Per evitare ogni rischio mi accingo a gettare acqua sul fuoco precedente.

L’importanza che da sempre essa (l’acqua) ha avuto in agricoltura giustifica, il fatto che compaia nei suoi connotati metereologici in ben sette proverbi sul totale di undici che ho reperito:

Acqua ti sciùgnu pisciu ti tiàulu (Pioggia di giugno orina di diavolo).

Ale cchiù nn’acqua ti bbrile cca nnu carru cu ttotte li tire (Vale più una pioggia d’aprile che un carro con tutti i suoi animali da tiro).

Aria nnigghiàta, acqua priparàta (Aria annebbiata, pioggia imminente).

Cielu russu: o acqua, o ièntu o frùsciu (Cielo rosso: o pioggia, o vento, o scroscio improvviso).

Quandu lu sole ponge l’acqua è bbicìna (Quando il sole punge la pioggia è vicina).

Quandu si ggnòrica la Matònna ti l’Addu l’acqua è bbicìna (Quando si annuvola il cielo in direzione della Madonna dell’Alto l’acqua è vicina).

Ci vuèi acqua cerca ièntu! (Se vuoi la pioggia cerca il vento!).

Un proverbio travalica metaforicamente il suo originario significato culinario:

Lu purpu si cucina cu ll’acqua sua stessa (Il polpo si cucina con la sua stessa acqua/Se qualcuno si comporta scorrettamente o fa di testa sua danneggiando se stesso o un altro, prima o poi si ravvederà, a sue spese).

Un altro travalica, invece, quello venatorio:

Ci tòrtura ggh’ete all’acqua ha tturnare! (Se è tortora, all’acqua deve tornare! Nessuno rinuncia alle sue abitudini o alle sue necessità, per cui, se uno lo aspetta al varco, prima o poi potrà sorprenderlo).

Un altro ancora è un invito, estremamente attuale con la crisi che stiamo soffrendo,  a non essere troppo schifiltosi (e non solo con riferimento alla miriade di acque imbottigliate che siamo abituati a consumare nell’illusione che siano qualitativamente superiori a quelle erogate dai comuni acquedotti…).

Ogni acqua stuta sete (Ogni acqua spegne la sete).

L’ultimo è, forse, il più amaro:

Lu cane scautàtu teme l’acqua fredda (Il cane scottato teme l’acqua fredda/Chi ha subito un torto da un delinquente finisce per diffidare pure dell’onesto).

9 Commenti a Li dittèri ti l’acqua (I proverbi dell’acqua)

  1. acqua mbivi? e alle spaddhre te vae … (detto degli zappatori che sudando e bevendo acqua infetta si ammalavano di pleurite)

    acqua frisca e mieru cautu caccianu la fursione (consiglio delle masciare quando si aveva un forte raffreddore)

    ci vae a mare nu trova mancu acqua (per dire di persona inetta)

    • “acqua mbivi? e alle spaddhre te vae … (detto degli zappatori che sudando e bevendo acqua infetta si ammalavano di pleurite)”

      Anche io ho ascoltato questa frase da alcuni anziani di Nardò, anch’essi convinti che è meglio bere vino anzichè acqua “ca si ndi vae a ddhetu ‘lla spaddha”. Inutile ribadire l’inopportunità del consiglio, assolutamente in contrasto con le moderne e convenienti indicazioni di bere almeno un litro di acqua al giorno, arrivando a due litri nei mesi estivi.
      Sempre loro dicevano pure che “l’acqua ti rruggia l’osse”, cioè provoca la ruggine sulle ossa e quindi era da evitare, preferendo il vino. Forse per questo che molti soffrivano di calcoli e di insufficienze epatiche, se non cirrosi?

  2. Armando tu mi inviti a nozze con questi proverbi e volentieri ne aggiungo alcuni altri per arricchire il fardello:

    Acqua e scelu no pòtinu stare a ncelu.

    Minti acqua intra ‘lla zzampogna pi quandu ti bisogna.

    L’acqua ti fribbaru ti ‘enche lu cranaru.

    E per concludere una bellissima immagine della tanto venerata santa, Lucia, che si festeggia il 13 dicembre. Un mese generalmente assai piovoso, tanto da arrivare ad apostrofarla come “Santa Lucia pisciacchiara”.

    Una sintesi straordinaria ed efficace!

  3. Ringrazio tutti per le integrazioni ben più stimolanti di quanto contenuto nel post originale e in particolare la redazione pure per le immagini (questa volta tutte…) che vi ha aggiunto.

  4. Si racconta a Collemeto di un contadino che ogni sera si recava alla cantina (osteria) per farsi i suoi soliti bicchieri di vino. Un giorno che non si sentiva bene, però, andò in visita al suo dottore e questi gli diagnosticò la pleurite.
    “E cce gh’ete ‘sta pleurite, tuttore miu?”
    “Tieni l’acqua nei polmoni” spiegò il dottore per non farla lunga.
    Uscito che fu il nostro dal dottore, corse immediatamente dal cantiniere (oste):
    “Tie ieri sera m’hai mbiscatu lu vinu cu ll’acqua” lo accusò.
    “Ma cce sta ddici, cumpare, nu’ tt’aggiu mai fattu ‘nu sgarbu te ‘sta manera!” rispose il cantiniere. E il contadino:
    “E comu ete ‘llora, iu ca nu’ aggiu bivutu mai acqua in vita mia, mo’ me sentu tire te lu tuttore ca su’ cchinu te acqua rretu le spaddhe?”
    “Cce sta mme tici, cumpare, cce nde sacciu iu: cce cc’entra mo’ lu culu cu le quattru tempore!” si difese il cantiniere.
    “Nu’ cc’entri? Ca mo’ te fazzu bitire iu, ca vau a lli carabinieri e tte tenunciu ca m’hai mbiscatu l’acqua intra llu vinu! E cusì te mpari cu cuatagni a costule te l’addhi!”
    E lu fattu nu’ foe cchiui, morsera iddhi e campamme nui,

    • Simpatico! grazie Alfredo! chissà se non è stato proprio questo racconto (anzi “culacchiu”) a dar vita alla falsa convinzione dei nostri avi!

  5. Addu muti iaddri cantane mai giurnu se face

    Li uai te la pignata li sape la cucchiara cali ota

    Ciao Ersilio Teifreto

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