Salve / La festa di San Biagio e “il pane dei Santi”

Come ogni anno, i festeggiamenti in onore di San Biagio promossi dal Comitato Feste della Parrocchia “San Nicola Magno” vengono celebrati a Salve il 3 febbraio nella cappella rurale e nella masseria di Santu Lasi. Dopo la Santa Messa nella cappella (ore 11.00), ci si potrà recare alla vicina masseria, che resterà aperta per l’intera giornata e sarà visitabile fino al tramonto.

In masseria, intorno alle ore 12.00, avrà luogo la consueta benedizione e distribuzione dei pani di San Biagio (quelli a base di anice prodotti a Salve, altri di forme varie – dal pastorale alle dita del santo in miniatura – provenienti da Ruvo, centro nel quale San Biagio è patrono) alla presenza del vescovo di Ugento.

Sarà anche possibile visitare una mostra dal titolo “Il pane dei Santi”, promossa dal Museo Provinciale “S. Castromediano” e dalla masseria Santu Lasi e curata da Antonio Cassiano, Vincenzo Cazzato e Brizia Minerva.

Fra i numerosi miracoli attribuiti a San Biagio vi è quello del giovane sul punto di morire e al quale il santo avrebbe dato da mangiare un pezzo di pane per evitare che venisse soffocato dopo aver ingoiato una lisca di pesce. A questo episodio si lega l’usanza di distribuire, in occasione della festa, pani dalle forme più disparate. Mangiare il pane benedetto garantisce anche la protezione dai mali della gola.

Pur non essendo presente nell’iconografia di San Biagio, il pane è un elemento essenziale dei riti devozionali in occasione della festa del santo. Da qui l’idea di una Mostra che passi in rassegna quegli episodi più significativi dell’Antico Testamento che prefigurano il miracolo eucaristico e gli episodi del Nuovo Testamento che vedono come protagonista il pane in relazione alla figura del Cristo; ma, soprattutto, quei santi che hanno fatto del pane l’alimento primario della loro vita o l’oggetto dei loro miracoli.

Fra i personaggi dell’Antico Testamento la scelta è caduta sui grandi sacerdoti Melchisedech e Achimelec e sul profeta (e primo eremita) Elia, nonché sul miracolo della caduta della manna nel deserto attraversato dagli Ebrei.

Fra gli episodi del Nuovo Testamento, ai brani notissimi della moltiplicazione dei pani e dell’Ultima Cena, si sono aggiunti anche quelli – non meno significativi – della cena in casa di Marta e, soprattutto, dell’apparizione di Cristo in Emmaus dopo la resurrezione.

Numerosi sono i santi legati al pane. Alcuni, sulla scia del profeta Elia, sono eremiti, come San Paolo e Sant’Antonio Abate, nutriti nel deserto dal pane portato da un corvo; un uccello, quest’ultimo, che salva da morte sicura San Benedetto, portandogli via il pane avvelenato propinatogli dal sacerdote Florenzio.

Il pane, simbolo di una vita fondata sulla povertà (da San Francesco a San Carlo Borromeo), si collega a numerosi miracoli: croci compaiono sui pani benedetti da Santa Chiara, mentre due angeli portano a San Domenico e ai frati riuniti in refettorio – ai quali era venuto a mancare il cibo – altrettante ceste colme di pane.

Sant’Antonio da Padova, Santa Francesca Romana, San Corrado sono i più noti fra i santi dispensatori di pani ai poveri, mentre San Felice da Cantalice è spesso rappresentato con una bisaccia che egli stesso definiva la sua “alabarda”.

Suggestiva è l’iconografia di Santa Elisabetta d’Ungheria e di San Diego di Alcalà con i miracoli della metamorfosi del pane in fiori; quella di San Pellegrino che, avendo chiesto ad alcune donne un tozzo di pane ed essendogli stato negato, vede i pani del forno trasformarsi in duri sassi; o, ancora, quella di San Nicola da Tolentino, che guarisce da una malattia grazie all’intervento della Vergine che lo invita a mangiare il pane benedetto.

San Rocco, contagiato dal morbo della peste, viene salvato da un cane che gli porta un tozzo di pane; e con due cani e un tozzo di pane in mano è raffigurato anche San Donnino.

San Giusto, in risposta al tentativo di Totila di conquistare la città di Volterra, fa calare ai piedi delle mura della città un pane profumato provocando la fuga dei Goti.

Infine Enrico Suso, mirabilmente ritratto dal pittore Giovanni Carboncino mentre riceve il pane per i poveri direttamente dal costato di Cristo, fa venire alla mente la poesia di uno fra i più grandi poeti romaneschi del Novecento, Mario dell’Arco, dal titolo Il Pane della Comunione: “Gesù, / fa’ che nasca una spiga / nel solco del mio cuore / dal chicco di grano / che semini tu con la tua mano”.

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