Il Mangialibri (parte prima)

 

Il Mangialibri

di Michele Stursi

 

Scrivere un romanzo

o viverne uno

non è affatto la stessa cosa,

checché se ne possa dire,

e tuttavia, nond è possibile

separare la nostra vita dalle nostre opere 

(Marcel Proust)

 

1/Preludio

 

Esistono delle storie che vuoi sentirtele raccontare, solo perché chi le racconta le ha vissute nella sua vita senza volerlo.

Esistono delle storie che, anche se non vuoi sentirle raccontare, alla fine fanno irruzione nella tua vita e allora devi startene buona e tranquilla a subire, a lasciare che la storia faccia il suo corso senza sfregiarti, senza intaccare la tua storia. Ti metti in disparte, rannicchiata in un angolino con i pugni chiusi sul petto e la testa poggiata sulle ginocchia, a fare da spettatore. Impaziente che tutto finisca, e in fretta.

Ma esistono anche storie in cui tu sei il personaggio principale. Inconsapevolmente affianchi il protagonista; senza volerlo, o meglio senza saperlo. Allora ingenuamente tracci anche tu la sua storia, modelli con il tuo carattere, le tue decisioni e i tuoi sentimenti, la vita di chi ti sta vicino per scelta.

Aveva scelto me, tra circa quattromila abitanti di un piccolo paese del Salento, per realizzare il sogno della sua vita. Io, una donna qualunque, che come tante altre me ne stavo apatica al timone della mia vita, con lo sguardo fisso in avanti, sull’oceano, consapevole che alla prima folata di maestrale avrei perso il controllo e sarei precipitata nella stiva dei ricordi. Ma prima che il peggio potesse accadere ecco che lui è arrivato, con una mano ha afferrato il timone e con l’altra mi ha risollevata da terra.

E qui è cominciata la sua storia. Allo svincolo per la mia storia.

Immaginate una barchetta, anzi un peschereccio, sperduto in mezzo all’oceano. Dopo trent’anni di navigazione non ero riuscita ancora a tirare nulla dalle mie reti, ormai troppe volte rattoppate. Così mi sentivo prima di incontrarlo: veramente inutile. Fino a quando quell’omone canuto, alto e dinoccolato, ha agguantato la mia mano con una presa dolce, vellutata dalle grinze dell’imminente vecchiaia, ma allo stesso tempo sicura come un tetto sopra il capo quando fuori piove a dirotto e il vento bussa feroce alla porta del cuore.

Sono passati oramai ventidue anni dal giorno in cui la vita ha posato il suo pennello unto di colori ad olio sulla tavolozza del destino e da lontano ha contemplato la sua ennesima opera sullo sfondo di Noha. Da quel momento Pasquale ha cominciato a scrivere.

Pertanto il ritrovamento e la pubblicazione di queste pagine non è affatto casuale. L’autore non ha nascosto il suo tesoro in una cassaforte sperduta negli abissi dell’oceano, ma l’ha lasciato in bella mostra sulla sua scrivania accanto a un’appassionata lettera di commiato dalla storia e dalla vita, che io, come curatrice improvvisata della sua opera, ho ritenuto opportuno riportare alla fine.

Era sicuro che sarei andata a cercarlo nel momento in cui lui non si sarebbe fatto più vedere e che l’avrei trovato con la testa china su quella scrivania, intento a scrivere la parola “fine” alla sua vita.

E così è stato.

Lo aspettavo da più di un’ora nella mia bottega. Tutte le mattine andavamo insieme a fare colazione al bar, ma quella mattina mi disse che aveva bisogno di passare prima dal suo studio. Non venne. All’ora di pranzo, prima di ritornare in bottega, decisi di passare dallo studio nel caso si fosse sentito poco bene e avesse bisogno di aiuto. Citofonai più volte, ma nessuno rispondeva. Bussai a Maria per vedere se ne sapeva qualcosa, ma mi disse che non lo aveva ancora visto.

Avevo un brutto presentimento. Presi le chiavi dell’appartamento dalla borsa, con fatica riuscii ad aprire la porta e a salire di corsa le scale. Mi avviai senza pensarci, per istinto, nella sua vecchia stanza da letto, ma lì non c’era. Quando mi voltai per andarmene lo vidi seduto dietro la scrivania, con la testa sui suoi fogli e la penna ancora stretta nella mano.

Dormiva.

Per sempre.

Grazie a tutti coloro i quali si accosteranno, non so con quale spirito, alla lettura di queste pagine. Grazie per aver prestato il vostro prezioso tempo, la vostra immaginazione, alle parole di un uomo che dedicò la sua vita alle storie altrui, con un occhio però sempre fisso a quel cassetto in cui aveva rinchiuso il suo sogno.

Quest’uomo ha avuto il coraggio di sperare sino alla fine che quella chiave si sarebbe trovata; ha avuto la forza di credere in se stesso e nel suo sogno.

Pertanto tutto ciò che incontrerete in questi scritti sappiate che non è il frutto della fantasia di un vecchio sognatore, non è il feto abortito per paura di una nuova vita, ma piuttosto quello che rimane di una vita interamente dedicata ai libri.

Grazie Pasquale. Sei stato un grande maestro.

 

Eleonora

tratto da Il Mangialibri di Michele Stursi, L’Osservatore Nohano, 2010

2 Commenti a Il Mangialibri (parte prima)

  1. Succede che certe storie s’incontrino, ci incontrino e ci piacciano. Succede anche che sbaglino strada, o che facciano finta di farlo, arrivando dritte dritte a sposarsi col cuore di un autore. Non è raro, infatti, che molti scrittori risultino ufficialmente poligami, tante sono le storie che hanno fatto proprie. C’è chi scrive e chi legge, c’è chi cucina e chi mangia. Pasquale, amante della scrittura e divoratore di libri, aveva un sogno, Michele l’ha scoperto e se n’è fatto carico. Ci offre oggi delle pagine da leggere e, da professionista del campo, ce le condisce in modo talmente succulento che sarà difficile non gustarle col desiderio del bis.

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