Il grano del Salento che fine ha fatto?

di Antonio Bruno

La pasta del Salento leccese è ottenuta dal grano coltivato nelle nostre campagne?

La pasta del Salento leccese è ottenuta dal grano coltivato nelle nostre campagne?
Secondo l’ultimo censimento sull’agricoltura italiana fatto dall’ISTAT negli ultimi 10 anni in Italia hanno chiuso più di 770mila aziende agricole. Per capire quant’è grave la crisi dell’agricoltura pensate che solo nei primi mesi di quest’anno in Lombardia hanno lasciato il lavoro dei campi ben 10 aziende al giorno!L’agricoltura è il settore che ha una importanza strategica per la produzione del cibo perché nel Mondo ancora oggi si muore di fame!

Ma cosa facciamo in Puglia con la pasta?

Per capire come si fa il prodotto italiano più famoso nel mondo, la pasta, dobbiamo vederlo in un pastificio.

Insomma come si fanno gli spaghetti, i rigatoni, le conchiglie e così via?

Nell’impastatrice da una parte arriva la semola e dall’altra l’acqua. La macchina ottiene un impasto e quando quest’ultimo è della giusta consistenza passa attraverso la trafila che non è altro che lo stampo in cui passa l’impasto. Capite? E’ facile no? Direi che fare la pasta è molto facile. O non siete d’accordo? In pratica si tratta semplicemente dell’unione di una buona semola con della buona acqua. E dov’è allora il trucco? Non c’è trucco e non c’è inganno perché una buona pasta dipende dalla scelta delle materie prime ovvero dalla scelta della farina di grano duro che poi si chiama semola!

Ma che grano si usa nei pastifici italiani?

Si tratta di grano che viene prodotto in Italia? Noi sappiamo per certo che il grano prodotto in Italia fornisce una semola che dà un’ottima pasta.

Se il grano è italiano dovrebbe essere prodotto in una o più aziende che stanno nei pressi del pastificio e che forniscono il grano per il mulino. Si tratta quindi di scegliere di seminare del buon grano del Salento leccese e di verificarne i profumi e le consistenze per la pasta che a quel punto sarebbe pasta prodotta da grano del Salento!

Ma che cosa accade a Giugno di ogni anno nel porto di Bari?

Proprio qui vicino al nostro salento c’è la terra di Bari che nella città capoluogo di regione ha un porto che è uno degli scali più importanti d’Italia!

Dall’Ucraina arriva il grano che con la nave viene trasportato dal Mar Nero a Bari. Quest’anno a Bari c’era una nave enorme che occupava quasi tutta la banchina ed era una nave che conteneva grano australiano. La nave conteneva 55mila tonnellate di grano che per essere trasportato necessita di 1.500 autotreni! La nave australiana era lunga 200 metri, le stive sono sigillate durante la navigazione e vengono aperte solo nel porto di Bari per scaricare il grano. Nella nave ci sono sette stive ognuna delle quali contiene 9mila tonnellate di grano duro. Ci sono voluti dieci giorni per scaricare dalla nave tutto il grano. La nave era partita dall’Australia i primi di maggio 2011 e solo dopo 48 giorni è arrivata a Bari.

Quale tragitto ha fatto la nave dall’Australia a Bari?

La nave ha fatto un lungo viaggio è partita dall’Australia del sud, poi ha navigato nell’Oceano Indiano, quindi è passata da all’oceano Atlantico e da Gibilterra è entrata nel Mediterraneo. Le navi non passano più da Suez perché ci sono i pirati e quindi sono costrette a fare questo lunghissimo giro per arrivare dall’Australia a Bari.

Il giro del grano chiuso dentro ad una stiva un mese e mezzo.

Insomma il grano australiano per arrivare a Bari ha attraversato due Oceani, ha costeggiato tre continenti, ha navigato lungo tutto il Mediterraneo. Un mese e mezzo chiuso dentro ad una stiva. Ma come può arrivare questo grano? E le muffe che si sviluppano? I funghi? E se ci sono state delle contaminazioni chi controlla? Ma che grano arriva a Bari? C’è qualcuno che controlla?

Il grano dell’Australia e dell’Ucraina va ad Altamura

E il grano di Altamura che fine ha fatto? E il grano del Salento leccese che fine ha fatto? E tutti quelli che fanno la pasta nel Salento leccese che grano utilizzano? Si usa grano Ucraino e Australiano per fare la pasta? E allora perché non lo scrivono sull’etichetta? Perché chi acquista la pasta non può essere messo a conoscenza se il grano è quello del Salento o se invece è grano ucraino o australiano? O se è fatto di miscele di grano?

5 Commenti a Il grano del Salento che fine ha fatto?

  1. E tutto l’inquinamento causato dal trasporto delle merci da una parte all’altra del mondo? Non lo consideriamo? Le leggi di mercato non possono continuare ad essere ingovernate… devono assolvere anche al compito principale: garantire benessere sociale diffuso. Se il grano che arriva dall’Australia venisse tassato in modo da risultare poco conveniente… il pastificio di Altamura tornerebbe a comprare il grano salentino… o no? Ma la cosa più importante è che dobbiamo sapere la provenienza di ogni predotto alimentare e delle sue componenti… anche dell’acqua con la quale è stata impastata la semola. E noi consumatori… guardiamole bene ste benedette etichette… favorendo le imprese locali… se possibile!

  2. Santi interrogativi su quello che mangiamo! Pane e pizzi se fatti con grano australiano o ucraino non possiamo considerarli prodotti pugliesi! Forse neanche i pomodorini lo sono! E’ tempo di mietere davvero in ogni senso. Grazie all’autore dell’articolo, Antonio Bruno. Che questa crisi serva a recuperare le nostre genuinità locali, inquinamento permettendo!

  3. Se sono consapevole, allora tutto è possibile! Se mi propongono di mangiare il sushi significa che so perfettamente che nella cucina giapponese il sushi è un cibo a base di pesce, alghe, vegetali o uova e quindi non mi arrabbierò se poi qualcuno mi da del mangiatore di alghe.
    Io non sopporto le barriere, penso che il globo non appartenga a nessuno di noi perché appartiene a ognuno di noi. Penso che le persone e le merci debbano avere la libertà di muoversi in questo pianeta senza restrizioni di alcun tipo. Ma sono convinto che se mi danno del grano australiano io devo essere consapevole che sto mangiando grano australiano e non possono invece molirlo per farne farina, per poi trasformarlo in pasta e ingannarmi facendomi credere che sto mangiando pasta italiana solo perché è stata prodotta in un pastificio che ha sede in Italia oppure pasta del Salento solo perché il pastificio è nel Salento. Einaudi affermava “Conoscere per decidere”, quindi mi chiedo e ti chiedo: se non so che in quale paese è stata prodotta di che farina è fatta quella pasta come faccio a decidere di acquistare quella del pastificio “La Pasta del Nonno” o quella del Pastificio “La Pasta della mamma”???
    Basta con i furbetti del Salento, basta con quelli che si nascondono dietro alle leggi e i regolamenti, devono smetterla di speculare sul cibo, è insopportabile e immorale!

  4. Perchè non si deve incentivare la nostra agricoltura? Perchè la farina materia prima della pasta salentina viene dall’altro capo del mondo? perchè io non devo sapere da dove proviene quello che mangio? Perchè tutti si devono arricchire anche a danno della nostra salute?

  5. Difatti questo è l’assurdo e riguarda tutto il made in Italy.
    Se i politici attuali facessero l’interesse della gente e del territorio, esisterebbe una legge che imponga, a tutto ciò che vine definito made in Italy, l’uso di sole materie prime italiane, naturalmente dove ciò è possibile [alcune materie prime non sono presenti sul territorio Italiano, ma si tratta in genere di metalli particolari usati in elettronica].
    Perché non lo fanno? Perché i politici attualmente al potere fanno solo gli interessi del capitale e della finanza, non quelli della gente e del territorio.
    L’unica soluzione sarebbero i referendum propositivi senza quorum, ma la maggior parte delle forze politiche si guarda bene dal proporle.
    Valutate da questo chi votare alle prossime elezioni, se volete che qualcosa davvero cambi, a partire da un “made in Italy” che sia davvero fatto e prodotto in Italia e non solo impacchettato sul territorio Italiano, da pochi robot automatizzati.

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