1598. Atto di convenzione per il completamento della chiesa dei frati Conventuali di Nardò

 

Atto di convenzione per il completamento della chiesa dei frati Conventuali da parte di Angelo e Vincenzo Spalletta, Sansone ed Ercole Pugliese[1]

 

di Marcello Gaballo

Die undecimo mensis februarii XI Indictionis 1598. In civitate Neritoni.

Su invito rivolto dalle parti sottoscritte ci si ritrova nel venerabile convento di S. Francesco dicte civitatis Neritoni, ubi resident fratres Minores Conventuales dicti Ordinis Sancti Francisci, situm et positum intus dictam Civitate Neritoni iuxta suos notorios confines, e sono congregati et coadunati in unum in dicto refectorio ad sonum campanelle, loco et more solitis, il reverendo frate Todesco de’ Todeschini, guardiano in quest’ anno, ed i frati Pietro Romano, Donato Tabba, Persio Muci, Francesco de Raho, Donato Massafra, Angelo Catalano di Nardò e Francesco Greco di Taranto. I predetti Persio Muci e Donato Tabba sono stati eletti procuratori deputati del convento super infra: fabrica construenda maiorem et seniorem partem dicti conventus.

Dall’ altra parte i mastri Angelo Spalletta e Gio: Vincenzo Spalletta. patre et filio, i mastri Sansone ed Ercole Pugliese, magistri fabricatores dicte civitatis Neritoni.

I presenti dichiarano che diebus proxime decursis, precedentibus non nullis subastactionis demum ad extintum candela fuisse liberatam ipsis magistris Angelo, Jo: Vincentio Sansone et Hercole tamquam ultimis licitatoribus et pluribus offerentibus per ipsum conventum et fratres fabricam faciendam in edificandis et construendis crocera, cubula, sacrario et campanile in ecclesia conventus predicti iuxta designum factum per dictum conventum cum infrascriptis capitulationibus et pactis. Volendo entrambe le parti la costruzione della stessa fabbrica, desiderano registrare per publicum instrumentum la seguente capitulationem, convenctionem et concordiam, per cui devenerunt tenoris et continentiae sequentis:

 

particolare della facciata

 

 Patti et capituli fra li padri di San Francesco et li mastri che vorranno pigliare à fabbricare la crocera di detto convento, conforme al disegno fatto à raggione di tanto per canna, con mettere il mastro tutta la monitione, et afici necessarii à sue dispese, salvo la calce che la metta il monasterio.

In primis detto convento s’ offerisce di dare à detto mastro tutta la calce che è necessaria per detta fabrica dentro al giardino di detta fabrica et quella dove si trova hoggi dentro la lamia;

Item s’ offerisce detto convento di pagare al mastro che pigliarà detto partito anticipatamente ducati cento, et excomputati che l’ havrà detto mastro habbia detto convento di dargli altri cento et cossì continuare sino alla fine;

Item che il mastro che pigliarà detto partito habbia da metterci tutta la monitione quale bisognarà per detta opera, eccetto la calce come s’ è detto;

Item che detta fabbrica non si habbia saltare punto del disegno et pianta, quale li sarà consignata da detto convento;

Item che detto mastro faccia bona detta fabrica per tre anni dopo, quando sarà finita, che non caschi;

 
 
 
 
 

 

particolare della facciata

Item che non s’ habbia da levar man da l’ opra senza volontà et licenza delli procuratorii et sempre continuare con dui mastri et manipoli necessarii à detto bisogno, et quanti mastri vorranno li padri; et levando mano habbiano un mese di tempo à venire et lavorare dopo la prima requisitione li sarà fatta;

 

Item che il convento habbia da dare al mastro che pigliarà detto partito tutta la monitione vecchia cossì di pietre, legnami et tutto quello che cascarà da la dirrupatura, che si farà conforme al disegno, et che il mastro se l’ habbia da dirrupare à sue dispese;

Item che il mastro che pigliarà detto partito habbia da cavare li pedamenti à sue dispese insino allo fermo, et sia reconosciuto da experti non sospetti;

Item che facendosi danno nello sgarrare che si farà ad alcuno membro del monasterio habbia da rifare à sue dispese detto mastro;

 
 
 
 

 

particolare della facciata

Item che il mastro habbia da lasciare detto partito compito, et azzimmate et chiamentate le lamie con pennello à spese di detto mastro;

 

Item che detto mastro che pigliarà il partito l’ habbia da fare conforme al disegno li sarà consegnato dal convento et non saltando punto et facendo alcuno membro di detta fabrica difforme al disegno, il convento possa disfarlo à spese di esso mastro et tornarlo à fare à sue dispese;

Item che sia lecito al convento eligere una persona soprastante à l’ opra à sua electione, à tale si faccia l’ opera buona et perfetta, et questo soprastante lo paghi il convento e questo non lo possa il mastro ricusare;

Item che sia lecito al mastro et al monasterio ancora fare mesura à scandaglio per vedere come si ritrova del dinaro, che dà al mastro ogni volta che piacerà à detto convento et mastro, et questo si faccia per experti amici de l’ arte non suspetti alle parti;

Item che sia lecito al convento caso che l’ opra non camminasse con buona et recta raggione et misura et possa di fatto fare desistere il mastro et levarli il partito et darlo à chi piacerà a loro, cioè à detto convento, purchè sia con legittima causa ò per l’ opra malfatta ò per non sequitarla conforme al disegno et pianta;

Item che tutta la fabrica cioè dentro et fuore delle moraglie tutte sia opra netta per tutte le moraglie;

Item che s’ habbiano da fare due calcenarii per fare la calce colata et non assettino nulla petra lavorata senza calce colata;

Item che tutti l’ imbrici donde veneranno a cascare siano del convento, et la legname del dormitorio ancora;

Item che detto mastro pigliarà detta fabrica dia pleggiaria sufficiente si per lo danaro anticipato come per lo eseguire di detta fabrica sino al fine conforme al disegno, et essendono più mastri si contenta detto convento, che si obbligano in solidum senza dare altra pleggiaria;

Item la terra che si caccia dal cavare si metti dove sarà commodità al mastro et alli padri purchè non se occupi lo transito;

Item lo choro dove stanno li padri hoggi che non si getta, eccetto dopo finita la fabrica nova;

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

parte terminale del campanile della chiesa dell’Immacolata

 

 

Item che nel campanile, che s’ ha da fare, s’ habbia da mettere carparo fuora per tutti li cantoni, et alle fenestre che s’ han da fare et di dentro quanto parerà alli padri, et che il mastro sia obligato finirlo conforme alli patti;

Item che lo carparo sia di Tavelle;

Item che la scala del campanile sia di carparo;

Item che li quadrelli et pezzi siano di Santo Giorgi ò vero de l’ ultima de le petrare, et in particolare di quella pietra che si fabrica hoggi l’ horologio nuovo;

Item se alcuno membro per contento di frati ricercassero dentro à detta fabrica, li mastri siano tenuti di farlo;

Item che il monasterio si riserba li carpari tutti quali cascano de la fabrica, et quelli che sono in convento et quelli di la scala;

Item si riserba li piezzi di tutto et di carparo che sono nello giardino per beneficio del convento.

L’ offerta si dà per Angelo Spalletta et compagni in la fabrica di Santo Francesco che l’ havrà da fare in la crocera, cubula, sacristia et campanile, et quanto bisognarà conforme al disegno et pianta;

Item s’ offerisce esso Angelo et Compagni di fare la fabrica predetta à raggione di carlini tridici la canna;

Item s’ offerisce di fare li quadrielli zoccati condotti et lavorati alla raggione di carlini vinticinque il centinaro, et per la settatura di quelli tutti confusi si habbiano da misurare per fabrica rustica con l’ augmento de lo diece per cento in benefitio di esso Angelo et Compagni;

 
 

 

particolare di uno degli altari della chiesa dell’Immacolata

 

Item che li pezzi di tufo dovunque entraranno se offerisse darli zoccati, condotti et quatrati alla ragione di due grane et mezza il palmo et la assettatura di quelli se includa per fabrica rustica; avertendo, che tutti quelli piezzi che saranno lavorati à cantone s’ habbiano da pagare diece cavalli il palmo di più per la lavoratura tantum, et non contarnosi per lo doppio ma per sempii;

Item che il carparo che entrarà in detto lavoriero si offeriscie farlo et lavorarlo à grane sei il palmo, et per l’ assettatura di quello se includa per fabrica rustica, et per li cantoni che bisognarà lavorarnosi per non contare il doppio se li habbia da pagare per il convento grane dui il palmo di più et misorarnosi per simpii;

Item che il pedamento del campanile si habbia da fare tutto di piezzi di pietra forte delli petrare et quelli piezzi che andaranno per detto pedamento che li siano pagati à la ragione di dui grane il palmo et li cantonate di quello sotto dette pedamenta siano di carparo et non di tufo ben lavorato;

Item che tutto lo lecciso che entrarà in detto lavoriero cossì di cappelle come in altro loco à beneplacito delli padri si offerisce farlo alla raggione di grane cinque il palmo, cioè zoccato, condotto et quadrato; et scorniciato il doppio de lo quatro si havrà da pagare;

Item che tutto lo intaglio che entrarà per detto lecciso non si habbia da misurare mai insino sarà finita la cubula;

Item dopo finita detta cubula si habbia da apprezzare lo intaglio predetto che entrarà per detto lecciso per dui mastri non suspetti eletti per le parti, et apprezzato che sarà sia pagato al mastro dal convento, ma solo pagare per ogni volta si misurarà lo lecciso alla sopradetta raggione di grane cinque il palmo et similmente il scorniciato;

Item s’ offerisce che per ogni ciento ducati d’ opra che si farà di lasciare in deposito in potere d’ una persona confidente eletta per ambe parti ducati diece et quelli tenernosi per detta persona in loco de deposito per secortà di detto convento;

Item che sia lecito di misurare ogni volta che parerà ad essi mastri che havessero cento ducati di lavoro à tale si possa fare spesso il deposito delli ducati diece per cento per più secortà del convento;

Item vole di più detto mastro Angelo et Compagni che finiti che saranno ducati cento in potere della terza persona depositati, che sia pagato à detti mastri lo nove per cento, cioè che se implicano in compra di censo, et le terse che corranno in beneplacito di essi mastri et il capitale obligato come di sopra, et cossì continuare insino alla fine de la cubula, et finita che sarà la cubula et riuscita con l’ aiuto del Signore siano restituiti tutta quella quantità de danari à detti mastri, che saranno depositati per come di sopra, sia detto à tale, che il convento stia più securo;

Item che tutto il vacante per pieno se intenda da sopra la cornice maggiore cossì da l’ archi, come da le lamie, et quello vacante s’ offerisce li sia pagato à carlini tre la canna et l’ altre sorti di vacanti dove non entra fabrico come finestre, porte, cappelle, s’ habbiano da pagare per fabrica alla raggione di canna di carlini tridici la canna. Avvertendo che la canna se intenda di palmi cento et vintiotto palmitielli, che è la misura solita napolitana.

 

 

 

particolare di uno degli altari della chiesa dell’Immacolata

 

 


[1] Archivio di Stato di Lecce, atti notar Santoro Tollemeto di Nardò anno 1598, cc.64r-69r. L’atto è già stato pubblicato in Nardò Sacra.

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