No ttegnu nna màgghia… ma nc’è màgghia e màgghia (Non ho una maglia…ma c’è maglia e maglia)

di Armando Polito

La parte della locuzione dialettale prima dei puntini di sospensione era usata in passato per sottolineare uno stato se non di indigenza almeno di provvisoria mancanza di denaro nelle proprie tasche, corrispondente più o meno all’italiana non ho una lira. Ne parlo perché, aggiornamento in quest’ultima di lira con euro a parte, la attuale situazione economica ne ha acuito l’attualità estendendone la validità anche a ceti prima non toccati da questa situazione e, se continua così, finirà per coinvolgere tutte le persone, quelle oneste…; e ne parlo pure perché rappresenta un esempio, credo chiaro e convincente, di come la ricerca etimologica possa facilmente prendere degli abbagli.

Viene in mente subito, anche per la traduzione che del titolo ho fornito, l’italiano maglia nel suo primo significato (in realtà vedremo subito che è il secondo) riferito all’indumento. Non c’è nulla da eccepire sul piano semantico (basta pensare al senso traslato dell’italiano rimanere in mutande) né su quello fonetico, per il quale vale la pena spendere qualche parola in più. Maglia deriva dal provenzale malha (cfr. francese maille), a sua volta dal latino màcula(m)=macchia e questo spiega il suo significato primitivo di elemento di un intreccio: lo spazio compreso in una maglia è, in un certo senso, rispetto al lavoro finito, una macchia, come dimostra un particolare tipo di rete detta ‘ntramacchiata (nella seconda foto del primo gruppo, in italiano tramaglio, tremaglio e, meno comunemente, tramacchio e tremacchio, da un latino *trimàculu(m)=rete a tre maglie, composto da tres=tre e màcula=macchia. Ecco la definizione che di questa rete dà la Treccani on line: rete da pesca da insacco, formata da tre reti disposte parallelamente, tese verticalmente sul fondo con l’aiuto di piombi e galleggianti, delle quali la mediana, poco tesa, è a maglie piccole, e le altre, piuttosto tese, sono a maglie larghe: i pesci urtano nel tramaglio rimanendovi impigliati, quelli piccoli nella rete mediana, e quelli grossi nelle sacche che la rete mediana stessa forma estroflettendosi, sotto il loro urto, attraverso le maglie di una delle pareti. E di seguito: rete tripla, impiegata per la cattura degli uccelli.

Da questo primo significato di maglia è dunque derivato, per estensione, quello riferito all’indumento che, perciò, come avevo anticipato, non è il primo ma il secondo. Potremmo essere indotti a pensare a questo punto che al significato iniziale possa essere riportato il màgghia del titolo, tanto più che la maglia rappresenta la base del lavoro femminile per eccellenza di un tempo e se, vogliamo privilegiare una visione maschilista del mondo (qual era senz’altro quella del passato), viene in mente non solo la maglia della rete da pesca prima ricordata ma anche quella di una catena, strumento tutt’altro che infrequente in un’economia prevalentemente agricola1; e la locuzione sotto osservazione opportunamente sarebbe uscita dalle labbra di un pescatore o di un contadino.

Ricostruzione suggestiva ed apparentemente indiscutibile la mia, se del precedente maglia non esistesse un omofono (parola con lo stesso suono ma significato ed etimo diversi). Maglia, infatti, era il nome di varie monete medievali del valore di mezzo denaro2. Essa deriva dal francese maille (anche questo omofono della voce prima ricordata), forma abbreviata di médaille (da cui il nostro medaglia), che è da un latino *medàlia, dal tardo mediàlia, a sua volta dal classico mèdius=mezzo.

E il pericolo di equivoco risulta sventato, credo, almeno per questa volta…magra consolazione, pensando che è ancora più difficile (non ho detto impossibile, per cui non è l’affermazione del solito ignoto e comunista pessimista che non lascia adito alla speranza e che si avvita sulla sua impotenza facendone un alibi, contrapposta a quella del recente noto ottimista che, incapace di leggere i parametri di una realtà che non fa parte del suo mondo, sparge, forse addirittura inconsapevolmente, fumo e racconta balle) sventare il pericolo di aggirarci fra poco, affamati, tra i cassonetti alla ricerca dei resti (del pranzo) dell’immancabile ricco o arricchito, senza un euro in tasca e senza neppure una maglia, magari di tessuto sintetico,  addosso…

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1 Come non ricordare a questo punto, in riferimento a quanto detto all’inizio del periodo, la maglia di lana grezza di pecora, capo di abbigliamento essenziale (senza trascurare il discorso salutistico che i moderni tessuti non consentono neppure di prendere in considerazione…) alcuni decenni fa della civiltà contadina e non solo?

2 Nelle due ultime foto di testa il rovescio e il dritto della maglia di bianchetto o obolo bianco di casa Savoia (Amedeo VII, 1383-1391).

Un commento a No ttegnu nna màgghia… ma nc’è màgghia e màgghia (Non ho una maglia…ma c’è maglia e maglia)

  1. Dunque, sintetizzando, il problema assillante non è l’assenza di mahla ma la penuria di maille, fermo restando che senza maille si resta anche senza mahia! Se non altro mi saprò lamentare con più precisione etimologica da oggi. E’ già qualcosa Armà! Bisogna attrezzarsi anche culturalmente per affrontare la crisi con buon gusto! ;)

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