Antonio Buttazzo (1905-1957) tipografo leccese

ODORE DI INCHIOSTRO

(ANTONIO BUTTAZZO TIPOGRAFO LECCESE)

 

di Paolo Vincenti

Quando si parla dell’arte della stampa, il pensiero corre veloce a Johann Gutenberg, universalmente ritenuto il primo stampatore della storia (per quanto i cinesi avessero già prima di lui sperimentato delle tecniche lavorative in questo settore). E al mitico fondatore della stampa sono oggi intitolate mostre, fiere di settore, librerie e chi più ne ha più ne metta, nella variegata “galassia Gutenberg”, sebbene  una menzione speciale andrebbe anche  a coloro che aiutarono Gutenberg in quell’ intrapresa, vale a dire i misconosciuti Johann Fust, il banchiere che finanziò l’opera, e Peter Schoffer, l’amanuense che ci mise del suo, in termini di “olio di gomito”, grazie ai quali venne stampata a Magonza nel 1454 la famosa Bibbia.

Ma il nostro pensiero va anche a chi importò in Italia questa invenzione, cioè a quell’Aldo Manuzio, veneziano, che pubblicò i primi libri tascabili, gli enchiridia , classici latini senza note e senza commento, realizzati con un nuovo carattere corsivo disegnato da Francesco Griffo. Così la nostra mente viaggia veloce attraverso il Settecento, con i vari Baskerville,  Didot e soprattutto l’italiano Bodoni.

Ovviamente, l’arte tipografica ha subito varie modifiche  nel corso degli anni e dei secoli, evolvendosi  secondo le mutate esigenze del pubblico e le innovazioni, se non vere e proprie rivoluzioni, apportate dalla tecnica. Pensiamo alla prima pressa piano-cilindrica a vapore, realizzata nel 1814 da Koenig e utilizzata nella stamperia del “Times” di Londra e, pochi anni dopo,  sempre al “Times”, l’introduzione della macchina “a quattro cilindri” verticali realizzata da Applegath e Cowper, in grado di far aumentare sensibilmente la produzione dei giornali. Poi, sempre nell’Ottocento, l’invenzione della rotativa e della quadricromia, che si devono all’italiano Ippolito Marinoni; quindi, con quella che ormai era divenuta una produzione industriale,  l’ introduzione della composizione meccanica, con la “Linotype” e la “Monotype”,  e, per venire ai giorni nostri, l’introduzione della stampa off-set nel 1960. E non ci avventuriamo nella descrizione dei grandi cambiamenti avvenuti a livello tipografico in questi ultimi anni con l’introduzione del computer, perché il discorso sarebbe davvero vasto.

Fra gli eredi di tanto prestigiosa tradizione, nel nostro Salento,  Antonio Buttazzo, titolare di quella che oggi si chiama “Tipografia del Commercio”.  Il tipografo Antonio Buttazzo (1905-1957), un pioniere in questo settore , viene ricordato con un libro appena pubblicato. E, oltre al figlio devoto, chi si poteva occupare di questo stampatore,  vero e proprio “self made man” ante litteram, che ha dato un contributo notevole alla stampa commerciale leccese, se non  lo scrittore Maurizio Nocera, cioè uno che, nel nostro Salento, è noto per essere un appassionato studioso dell’arte tipografica?

Nocera è uno che ha molto a che fare con le architetture grafiche della pagina scritta, oltre che con i suoi contenuti, un bibliofilo della prima ora , accanito ricercatore di testi antichi e rari, frequentatore delle più importanti mostre del libro italiane ed estere; uno che, soprattutto nelle sue ultime pubblicazioni, ha trattato moltissimo della stampa “d’autore” e d’arte,  e anche dei protagonisti di questa professione, maestri stampatori italiani,come i Tallone di Alpignano, le cui officine Nocera frequenta da anni, arrivando a formulare quella che potremmo definire una sua personale estetica della stampa e dell’editoria italiana.

Ma chi era esattamente l’uomo e lo stampatore Antonio Buttazzo? Ce lo svela questo libro, edito da Milella:  Antonio Buttazzo. Tipografo leccese, (Lecce 2010), che raccoglie delle preziose testimonianze da parte di alcuni noti studiosi  e operatori culturali salentini, che un paio di anni fa si diedero convegno presso la Biblioteca Provinciale “N. Bernardini “, per commemorare un appassionato stampatore che diede lustro all’operosa Lecce con le sue realizzazioni tipografiche, veri gioielli dell’antica arte di Manuzio e di Bodoni.

Si tratta  della pubblicazione degli atti del Convegno “Antonio Buttazzo tipografo leccese”, tenuto il 29 maggio 2007, nel 50° anniversario della sua morte,  nella sala “Teodoro Pellegrino” della Biblioteca Provinciale, col patrocinio del Comune di Lecce, dell’Università del Salento, dell’Archivio di Stato e dell’Accademia delle Belle Arti. Oltre agli interventi di quel convegno, nel libro ne sono aggiunti anche alcuni tratti da altre occasioni. Dopo una “Presentazione” del Sindaco di Lecce Paolo Perrone, vi è l’”Introduzione” del curatore del libro, Maurizio Nocera, il quale scrive: “Questo libro è il frutto di un sentimento profondo – l’affetto per il proprio genitore- di un uomo, Alberto Buttazzo, che lo desiderava quasi fosse il dono a lui più caro. Antonio Buttazzo, padre di Alberto, infatti, è stato uno dei grandi tipografi della nostra città, soprattutto nel progettare e produrre manifesti di formato gigante di rara bellezza.”.

Segue uno scritto di Toti Carpentieri, “Antonio Buttazzo nel centenario della nascita”, che era l’”Introduzione” alla Mostra dei Manifesti tenuta dalla Tipografia del Commercio dal 13 al 31 dicembre 2005. Si aprono quindi gli atti veri e propri del Convegno del maggio 2007, con un piccolo preambolo che contestualizza i contributi presenti nel libro e  i loro autori. Il primo intervento è quello di Toti Carpentieri, con “Incipit”, quindi Maurizio Nocera, con “Antonio Buttazzo tipografo leccese”. Apprendiamo che « Risale al 1926 la nascita della Tipografia dei Buttazzo, figlio e padre in società, che la denominarono “La Teatrale”, perché si stampavano prevalentemente manifesti che annunciavano spettacoli ed eventi, tra cui i memorabili concerti del grande tenore leccese Tito Schipa, del quale il tipografo leccese fu amico.

La sua prima ubicazione fu in Via Dei Conti di Lecce[…] Nel 1934 la tipografia si trasferisce in Via Boemondo e con la denominazione di “Tipografia del Commercio”, poiché la clientela si estese ad altre storie e vicende produttive. Nel 1992, invece, l’attuale titolare Alberto Buttazzo[…]  la trasferisce definitivamente nell’attuale sede propria in Via Dei Perroni ( nei pressi della chiesa di San Matteo). Qui ancora oggi si possono vedere le antiche macchine con in parte il loro originario arredamento. Si tratta di macchinari funzionanti in quanto la Tipografia è tuttora al servizio di una clientela particolarmente interessata ai bei caratteri composti manualmente…».

Antonio Buttazzo non stampò quasi per niente libri, ma prodotti tipografici di valore minore ma che in questo libro vengono elencati e descritti minuziosamente.    

Seguono gli interventi di Carlo Alberto Augieri: “Nel gesto della parola: la tipografia e la letteraturizzazione compositiva della scrittura”, Gianni Carluccio: “I manifesti della Tipografia del Commercio di Lecce (1928-1986)”, con un elenco dei vari manifesti stampati dalla tipografia nel corso degli anni e una schedatura dei manifesti riguardanti il tenore leccese Tito Schipa, già acquisita dall’ “Archivio Schipa-Carluccio”, Giuliana Coppola: “Dell’armonia dell’arte tipografica”, e Chrysa Damianaki: “Per un museo dell’arte tipografica di Antonio Buttazzo” (quest’ultimo intervento letto da Paolo Vetrugno, data l’assenza a quel convegno della studiosa greca).

Valentino De Luca tratta di “Ricordi e appunti per la storia della Tipografia del Commercio”, Mario De Marco di “Un ricordo di Antonio Buttazzo, tipografo a Lecce”, Antonio De Meo di “Stampa e clero a Lecce dalle origini alla metà dell’800”. Breve ma intenso il ricordo di Giovanni Invitto: “Una giusta tautologia: Antonio Buttazzo è un artigiano d’arte” , e molto dotto l’intervento di Alessandro Laporta: “Per una certificazione di qualità della Tipografia del Commercio”. Seguono l’intervento di Dino Levante: “La Tipografia del Commercio di Lecce (1933-2007). Primo approccio bibliografico”, uno dei più interessanti e puntuali del libro, che fornisce un dettagliato Catalogo storico che descrive tutti i prodotti a stampa, anno per anno, della pregiata Tipografia, dal 1933 al 2007; poi Grazia Manni, con “La tipografia vera fucina del sapere”,  Maurizio Nocera, con “Il “Missa De SS Sacramento” Opera tipografica eccelsa di Antonio Buttazzo”, ancora Dino Levante, con “Un manifesto della festa di Sant’Antonio Abate degli anni Trenta”,  e ancora Maurizio Nocera, con “I manifesti storici della festa dei Santi Patroni di Lecce stampati dalla Tipografia del Commercio”. Nocera, inoltre, è autore di “Gli storici manifesti di San Giuseppe da Copertino stampati dalla Tipografia del Commercio” e della significativa poesia “Odore di inchiostri”,  che chiude la prima sezione del libro, quella degli atti del Convegno.

Segue una sezione iconografica che comprende molte foto, alcune d’epoca in bianco e nero, altre a colori che documentano alcuni momenti del Convegno del 2007, un inserto fotografico di Gianni Carluccio, con tantissimi manifesti stampati nelle più svariate occasioni, sociali, culturali, politiche e religiose della città, con alcune “chicche” davvero imperdibili, come ad esempio il manifesto relativo all’opera di Carmelo Bene Gregorio: cabaret dell’800, rappresentato a Lecce, al Teatro Apollo, nel febbraio 1965. Quindi, l’Indice.

Non solo tipografia e commercio, ma vita vera, passione, “eredità d’affetti” e professionale, memento storico, promozione culturale a 360 gradi  e gran ballo dell’amicizia,  in questo libro dalla grafica e impaginazione molto curate, che si devono a “Il Raggio Verde service”.

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