La chiesa matrice di Avetrana

di Raimondo Rodia
Incomplete e sommarie appaiono le ricerche sulla chiesa matrice di Avetrana e pertanto oggetto ancora di studio.
A tutt’oggi non si è ancora riusciti a determinare l’anno di fondazione, anche se da uno studio di D. Vendola (1939) la chiesa di Avetrana (XIII – XIV sec.) appare già iscritta al pagamento o alla riscossione di decime.
Un documento risalente al 1468 ci conferma che è la chiesa di Avetrana a riscuotere decime. Importantissimo è chiarire il passaggio in quanto ancora una volta la storia di questo paese sarebbe da riscrivere. Certo è che l’edificio a cui si riferiscono quelle antiche carte non è quello odierno; infatti, invisibili al pubblico, dietro l’altare maggiore, giacciono le fondazioni di un edificio absidato e non è facile spiegare i differenti livelli tra l’ufficio parrocchiale, la sala ora adibita a piccolo museo e la restante parte dell’edificio come fatto di maggior vetustà di quest’ultimo.
Il nuovo impianto parte con la torre campanaria la cui edificazione è posta nel XVI secolo. Documenti recentemente ritrovati risalenti al 1583 e riferentisi al 1565 ci permettono di affermare che in quell’anno erano in atto i lavori di costruzione del ‘campanaro’. Il completamento della costruzione dell’intero edificio si protrae lungamente né tanto meno apparirebbe completato al tempo che ci indica la data posta all’esterno, in cima al timpano del frontone (1756).
Lo stile, anche se con molti spunti di tradizione locale, richiama le molte chiese dei nostri paesi di Terra d’Otranto.
L’intero edificio si articola su tre navate coperto con la tecnica dell’incannucciata sospesa mediante tiranti che la collegano al tetto vero e proprio a capriata. Partendo dall’ingresso della navata destra osserviamo l’altare di S. Giuseppe, quindi quello dedicato al Cuore di Gesù (cui corrispondono le sepolture dei notabili del paese) e l’altro dedicato alla Madonna del Carmine; il cappellone è dedicato all’Immacolata Concezione.
tela della Vergine del Carmine
Passando alla navata sinistra il cappellone è dedicato al SS. Sacramento, segue quindi l’altare della Madonna del Rosario così come voluta da Michele Preti nel 1809 ( fatto curioso è che lo stesso tipo di altare è riproposto nella Chiesa Madre in Sava in cui il committente dell’altare è “Preite”. Dovrebbe in realtà trattarsi della stessa famiglia originaria di Latiano, che ebbe cospicue fortune in Avetrana tra la fine del XVII sec. e la prima metà del XIX sec.). L’altare dovrebbe essere oggetto di maggior studio per via dei frammenti marmorei, liquidato da molti come fattura di poco pregio a causa dei colori stridenti fra loro. Seguono infine l’altare dedicato a S. Antonio e l’ultimo a S. Biagio, protettore della comunità avetranese.
Le opere conservate sono di modesta fattura, quadretti di un certo pregio e rappresentanti scene della “Via Crucis”, risalenti al XVII sec., furono trafugati alcuni lustri fa è mai più ritrovati.
Una tela in alto, verso l’altare maggiore, a destra di chi lo guarda, contiene una rappresentazione di S. Biagio, opera di Pasquale Bianchi, appartenente ad una cospicua famiglia di pittori operanti in Manduria nel XVIII-XIX secolo.
Davvero pregevoli sono il pulpito ligneo, forse risalente al XVII sec., e il coro, alle spalle dell’altare maggiore, da datarsi nel XVI secolo, fatto restaurare recentemente.
Il paliotto è, purtroppo, sfigurato da interventi di restauro assai discutibili, così come la Madonna del Rosario ritrovata monca della mano destra, dietro la tela posta sull’omonimo altare e artatamente ritinteggiata e restaurata.
La parte absidale alta è occupata dall’organo di fine ‘600, fatto restaurare una prima volta nel 1785 e successivamente nel 1988 dalla Banca di Credito Cooperativo di Avetrana.
Sull’architrave della porta, posta in Corte Latrona, è posticcia una lapide che riporta:
HOC SUPERIS VOTI
ET ARMA SUNT DATA GALIOCTO
MDXXXXVI.
Sotto il pavimento della chiesa si conserva, anche se in maniera poco rappresentativa, l’antico cimitero che andava ad occupare l’intera navata centrale, diviso in quattro lunghi corridoi ricavati direttamente nella roccia.

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