Aurei rimedi popolari per far passare l’orzaiolo

da http://www.amicopediatra.it/

di Marcello Gaballo

Secondo la tradizione popolare salentina l’orzaiolo, volgarmente detto “rasciulu”, si manifesta dopo aver assistito a scene particolarmente piacevoli (tra gli esempi: una bella donna, una tavola imbandita, oggetti preziosi).

La fastidiosissima infezione batterica delle ghiandole palpebrali procura arrossamento del margine della palpebra, bruciore, fastidio alla luce, con la sensazione di corpo estraneo nell’occhio.
Il disturbo può durare anche dei giorni, finchè non compare al centro dell’orzaiolo un puntino giallognolo, che poi si rompe spontaneamente con riduzione o scomparsa del dolore.
Per curarlo oggi si ricorre alle pomate antibiotiche, ma un tempo, quando queste ultime non erano ancora disponibili, le nostre nonne applicavano sull’occhio dolente un impacco tiepido contenente semi di lino preventivamente bolliti in poca acqua lasciata poi raffreddare.
Era questo uno dei rimedi validamente consigliati dal medico curante o dal farmacista di fiducia, cui non sempre ci si rivolgeva per una così apparentemente banale infezione.
Il popolo più sprovveduto, come mi raccontava mia nonna, ricorreva allora ad una tecnica di cui non si conosce l’epoca di adozione e che consisteva nello strofinare per 3-5 volte sul bordo della palpebra il dorso della fede nuziale, d’oro.
Il ricordo do questo metodo empirico, da me stesso ritenuto del tutto inutile e senza logica, mi è sovvenuto oggi, scorrendo le agenzie di stampa medica che riportano testualmente:

Letteratura Scientifica

Cerotti con nano-filamenti d’oro riparano il cuore infartuato
Creati dei ‘cerotti’ capaci di riparare il cuore colpito da infarto grazie a dei piccolissimi filamenti d’oro, che migliorano la trasmissione dell’impulso elettrico e fanno contrarre le cellule cardiache in modo ordinato e sincrono. Questi dispositivi, messi a punto dai ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (Mit) insieme ai medici del Children’s Hospital di Boston, sono descritti su Nature Nanotechnology e saranno presto testati sugli animali…

Pura coincidenza? da riflettere…

2 Commenti a Aurei rimedi popolari per far passare l’orzaiolo

  1. Mia mamma mi apriva la bottiglia d’olio d’oliva, solitamente quelle con l’imboccatura più larga, e mi diceva di guardarci dentro. Senza strofinare nè altro. Passava. Con tutta calma e con i suoi tempi passava. Come sarebbe passato senza guardare nella bottiglia, ma la magia era molta. Alla bottiglia d’olio, preziosissima, a noi bimbi era impedito avvicinarci sempre. Quella della fede strofinata è arrivata solo dopo, ma aveva una controindicazione: e se uno non è sposato e non ha fede, si tiene l’orzaiolo? Oppure, vuoi vedere che la fede è intesa in senso etico piuttosto che pratico? Abbi fede, passerà. Comunque non so perchè ma ritengo che qualche fondamento, sia pure psicologico o superstizioso ci sia.

  2. Trovo, fra certi appunti di casa, sia la cura attraverso l’impacco dei semi di lino, sia la pratica dello strofinio della fede nuziale d’oro. Quest’ultima però è corredata da un particolare “etico” che mi porta a far marciare insieme sia la versione scientifica di Marcello sia quella di carattere “psicologico o superstizioso” di Gianni.
    Trovo scritto, infatti, e la pratica mi è stata appena confermata telefonicamente dalla signora Maria Annina Nestola (che da bambina ha avuto in tal modo e più volte curato l’orzaiolo da sua nonna) che lo strofinio sulla palpebra con la fede d’oro deve essere fatto per tre volte ed ogni volta segnandosi di croce dicendo a voce alta “Patre, Fìgghiu e Spiritu santu”. Mi ha assicurato che la guarigione era certa.

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