Una frattura composta

da http://www.express-news.it/web/video/frattura-choc-alla-gamba-per-il-portiere-coupet/

di Gianni Ferraris

Ore cinque di mattina, fa un caldo bestia, la sera prima ho mangiato qualche diavoleria, assonnato vago per casa verso il frigorifero, bevo acqua gelida. Stupenda sensazione. Poi torno verso il letto.

Mentre passo lui è lì da almeno 60 anni, sempre fermo, immobile. Lo conosco solo da un anno ma già abbiamo familiarità e ci rispettiamo a vicenda. La sonnolenza, la fretta e l’abitudine, in estate, di camminare scalzo fanno la differenza. Camminare a piedi nudi in casa lo ritengo un privilegio, un modo per radicarmi, per essere a contatto con la casa, quasi un gesto d’amore. E poi, diciamolo, con questo caldo settembrino è anche piacevole. Forse gli sono passato accanto senza degnarlo di uno sguardo, forse si sentiva solo, chissà, fatto sta che sbaglio mira e gli rifilo un calcione con il quinto dito del piede sinistro. Lui è lo spigolo del muro. Forse si è messo a ridere, chissà. Io mi sono fermato, ho guardato il mio dito ferito che iniziava, dopo alcuni minuti a dolere. Mi sembra gonfio, accidenti, provo a mettere la scarpa. Lui, il mignolino, è leggermente deviato, la scarpa entra ed ottengo il primo risultato positivo, torna al suo posto. Però pulsa, le scarsissime conoscenze di medicina dicono che debbo mettere ghiaccio sul piede per evitare che gonfi. Bella storia, avercela una borsa del ghiaccio, soprattutto avere del ghiaccio nel freezer. Le uniche cose ghiacciate sono: qualche fettina, cubetti di spinaci e uno di quei cosi che si mettono nella borsa frigo per tenere le cose al fresco, questo si chiama “Siberin”. Mai nome fu più confortante. Rimane un problema, il piede non è una tavola piatta, anzi, è tutto curve. Riesco, facendo un gioco di equilibrismo e di contrappesi, a farlo stare fermo. Nel frattempo sono le sei, devo assolutamente farmi un caffè, quindi tutto lo sforzo fatto fin’ora è vano. Aspetto che il caffè salga ed inondi tutto con il suo aroma. Dopo il caffè una sigaretta si impone, sul balcone però. E reggendomi sul piede destro ovviamente.  Poi finalmente rifaccio il gioco di contrappesi e mi fermo. Alle otto, dopo il primo e il secondo TG, mi dico che forse è meglio uscire, prenderò il giornale e farò due passi. Al giornale arrivo, il quinto passo diventa un problema. Torno a casa e telefono al mio medico di fiducia salentino. “Marcellooooooooooo” lui risponde gentile, serio e professionale come sempre, (come fa un vero amico anche con gli amici rompiscatole), gli spiego l’antefatto, mi dice “riposo e fatti una lastra, potrebbe essere rotto”. Uh questi medici, a volte sono catastrofisti. Non mi sono mai rotto nulla in 60 anni, proprio ora e proprio un mignolo? Del piede per giunta. Che figura ci faccio? Uno si rompe il braccio, il femore, l’astragalo. Vuoi mettere la differenza? “Mi sono rotto un braccio cadendo mentre scalavo il Cervino” con “Mi sono rotto il mignolo mentre bevevo acqua in casa”?  Dopo qualche ora di impacchi di siberin e una pomata che mi ha dato la farmacista, mi chiama Pierpaolo “Se fosse rotto sentiresti molto dolore” mi dice. Fra un medico molto esperto e un filosofo che non conosce la differenza fra il femore e l’ulna a chi credo? Fossi serio crederei a Marcello, di istinto e per scaramanzia tifo Pierpaolo.

Anche la visita in farmacia, ormai zoppicante, è stata da manuale. Lei è giovane. Il dialogo è andato più o meno così “Desidera?” “Ho dato un calcione ad uno spigolo”. Mi guarda allibita, avessi potuto leggerle nel pensiero probabilmente avrei visto “il caldo fa brutti scherzi, questo è da psichiatria, non da farmacia”. Poi ho proseguito però. Mi ha dato la pomata per impacchi e mi ha detto, “però dovrebbe fare una lastra, le microfratture al mignolo sono perfide”. Esco pensando che al liceo era sicuramente rimandata in filosofia.

Il giorno passa, il gonfiore aumenta in tutto il piede, il giorno dopo vado a fare ste maledette lastre. Per una serie di casi le guardo prima del medico e dico fiero di me “nulla di rotto, tutto sano, non c’è neppure una crepetta, aveva ragione Pierpaolo” arriva il medico, le guarda appena e dice “frattura composta”. Lo guardo “ma dov’è? Non si vede” “Non la vede lei, è qui, mi fa vedere una sciocchezzuola da nulla, mi prende il piede  e mi incerotta le ultime due dita. “Me lo stecca?” altro sguardo incredulo “come faccio a steccare il mignolo? Glielo immobilizzo come posso”.

Mia madre sarebbe comunque fiera di me, con tutte le volte che mi diceva “almeno a tavola stai composto”, ora vedrebbe che non tutto è scomposto.

Uscendo chiamo Marcello (senza dirgli nulla del referto di Pierpaolo ovviamente) e lo aggiorno. “Lo sospettavo”. Ho anche chiamato Pierpaolo, però non si manda al diavolo un filosofo, soprattutto se è   un amico.

3 Commenti a Una frattura composta

  1. Caro Gianni, forse non hai considerato, quella volta, che spesso un filosofo ha un concetto quasi ascetico del dolore. Chissà, magari la soglia del dolore in ognuno segna gradini diversi, magari si farebbe qualsiasi cosa pur di evitare medici e ospedali o magari gli amici vorrebbero tanto aiutare anche se non ne hanno i mezzi! I medici-amici son quelli che giocano in casa: demandano ai macchinari e agli specialisti. Il caro Pierpaolo semplicemente non poteva immaginare che tu fossi uno stoico nel sopportare il dolore e camminarci sopra! Il più filosofo di tutti, però, lasciamelo dire, è stato lo spigolo del muro: zitto, paziente, sapeva che l’ultima parola prima o poi sarebbe spettata solo a lui!

  2. raffaella, giusto per puntualizzare, continuo a tifare Pierpaolo. Anche se, devo ammettere, Marcello anche per telefono, con due semplici domande, ha capito tutto. Insomma, è affidabile. Altro discorso è quello della farmacista che andava male in filosofia (sempre più ne ho la certezza). Comunque al prossimo spigolo telefonerò a Pierpaolo e gli chiederò magari di parlarmi di Kant, poi prenderò l’auto e andrò da Marcello a farmi dire le peggio sentenze.

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