Osservazioni di strada: non è più tempo di cicale

 di Rocco Boccadamo

L’assunto contenuto nel titolo prescinde ed è indipendente dal calendario stagionale, afferendo, bensì, a situazioni concrete, reali e cogenti di tutt’altro genere, ancoraggio e peso.

Evitando di schermarsi attraverso mezzi termini e con tisane ideologiche di mera convenienza, bisogna prendere coscienza del dramma sul fronte economico e finanziario collettivo, riconoscere che, laddove non si porrà immediatamente un baluardo di sostegno fatto di sacrifici, volontà  e interventi comuni,  l’epilogo  è in via di compimento e d’esplosione: non dietro l’angolo, bensì al cospetto di tutti, come dire, viepiù brutalmente, che è il caso che vedano finanche i ciechi, sentano i sordi e parlino i muti.

A questo punto, nessuno, a qualsiasi livello, può essere sicuro e tranquillo che, nel proprio divenire esistenziale, si susseguiranno i capitoli con le solite scansioni e scadenze naturali, senza terremoti.

In fondo, c’è motivo di provare nostalgia delle minuscole cicale alate di color bruno giallastro, sebbene stordiscano per via del loro indefesso, incontrollabile e insaziabile frinire, un’esibizione, nella torrida atmosfera del solleone, talmente “sentita” dalle stesse protagoniste, al punto da far loro dimenticare e trascurare ogni altra cura, esigenza, incombenza o faccenda.

Alla conclusione dell’opera o esercizio, l’ingenuo e sprovveduto insetto dell’ordine degli Omotteri, come si sa, finisce col languire e perire, svuotandosi completamente, limitandosi appena a lasciare in eredità microscopiche larve che, dopo l’incubazione autunno invernale, assicureranno la continuità e le caratteristiche della specie per le successive belle stagioni. Un regime d’essere, di vivere e di morire che, in fondo, non arreca il minimo danno agli altri.

Oggigiorno, purtroppo, in aggiunta alle presenze canterine estive sugli alberi, nei giardini, nei campi e cortili, l’intero ambiente che ci circonda si presenta popolato e affollato da una ben diversa varietà di cicale, sfilano eserciti o nugoli di cicaluni, cicalone e cicaleddre.

Un universo animale che non si esibisce e basta, ma nuoce, rode più d’ogni tarlo, approfitta, fa male ovunque si giri.

Cicaluni, cicalone e cicaleddre ronzano addirittura ai massimi piani delle pubbliche istituzioni, all’interno delle forze politiche e dei partiti, annebbiando le buone idee e i propositi sani.

Poco o niente si salva da siffatta invasione insettivora, l’unico ambiente a non risentire ed essere condizionato è il Colle: difatti, solamente da lì promanano, e giungono provvidi, moniti, esortazioni e incoraggiamenti a mettere la testa a posto, a stare con i piedi per terra, a non fare i furbi, a rendersi conto che la baracca non potrà reggere oltre e che il suo crollo farà perire l’intera società, alla stregua di un immane diluvio universale.

L’esempio maggiormente prossimo a questi giorni e clamoroso è dato dai modi di definizione della rilevante manovra finanziaria, il va e vieni, su e giù,  nell’individuazione delle misure, i cambiamenti e i ripiegamenti del Palazzo. Si avverte la sensazione che, notte e giorno, i Responsabili e gli Addetti vadano sfogliando distinguo, soffermandosi sulle posizioni e gli interessi colpiti, toccati o sfiorati, inanellando poi esclusioni e modifiche che, forse, lasciano scarso campo alla reale validità ed efficacia dell’operazione da porre in atto.

Una ridda di provvedimenti, allungamento età della pensione, contributo di solidarietà, tassa sulle ricchezze, minore rigidità nei contratti e via dicendo, che non sono una vera e propria soluzione, ma palliativi, vitamine di scarso effetto rispetto alla cura da cavallo di cui le casse e il bilancio dello Stato hanno urgente necessità.

La via maestra non può essere che quella del contrasto e della lotta senza quartiere all’evasione e all’elusione fiscale, alla totalità del “criminale” fenomeno, situazioni, piccole, grandi e mastodontiche: si mandino in servizio all’esterno, con maggiore incisività, frequenza e consistenza di forze, gli agenti delle Entrate e delle Fiamme Gialle, i casi concreti di mancato versamento all’Erario delle tasse dovute sono diffusissimi e visibilissimi, appare riduttivo scendere a esemplificazioni spicciole, di dettaglio.

Pur di riuscire nell’intento, a integrazione dei mezzi e degli strumenti disponibili in casa, non si esiti, almeno adesso che sta incombendo la débacle, a ricorrere all’aiuto e alla collaborazione, con costi ovviamente a nostro carico, del Governo degli Usa, dove, come noto, le tasse sono corrisposte da tutti e su qualunque reddito, mettendo finalmente a regime, anche da noi, un’efficiente macchina fiscale e idonea a far dare allo Stato ciò che è dello Stato.

Vi sono, in Italia, oltre 2.100.000 invalidi, ai quali sono corrisposte pensioni pari a sedici miliardi l’anno.

Domanda, per niente peregrina: quante di dette invalidità sono davvero tali? Di situazioni dubbie o totalmente fasulle si parla da decenni. Così per citare, qualora si arrivasse a individuarne e smascherarne un quarto di natura palesemente illegittima, si conseguirebbe un ingente risparmio di risorse pubbliche, con buona pace di quanti, sinora, hanno praticamente approfittato e abusato, magari con la complicità di organismi di valutazione.

Lungo lo Stivale sono presenti 850 porti, porticcioli e marine con 147.000 posti barca: ci vorrebbe poco per dare un’occhiata, fare un censimento dal vivo dei natanti e incrociare i nomi degli intestatari e reali proprietari con le dichiarazioni dei redditi e i rapporti col Fisco.

La stessa osservazione vale per gli acquirenti di autovetture di lusso.

Non è certamente un bel rosario, del resto la stessa Madonna sembra farci notare che dobbiamo, principalmente, aiutarci e arrangiarci da soli. Ne discende la seguente morale: preghiere e suppliche, ma soprattutto azioni, sacrifici e rinunce, sterzate verso la strada della correttezza, della rettitudine e dell’onesto vivere.

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