Ferrovie a Sud-Est

di Pier Paolo Tarsi

Pensare la Ferrovia Sud-Est vuol dire porsi più di un problema di ordine metafisico, equivale a chiedersi quale modalità dell’essere la connota principalmente, significa chiedersi qual è la sua inafferrabile natura, quale il suo essere. Venne concepita in epoca fascista la via della Littorina, oggi come via di trasporto appare anacronistica per le usanze salentine di spostarsi solo con mezzi privati tra i vari paesi. Non è bene, non è sapiente, ma è così. No, non esiste la Ferrovia Sud-Est come esiste la Nord-Milano, non esiste come rete di trasporto, come possibilità effettivamente contemplata da qualcuno per andare in qualche posto in cui ha da essere, fatta eccezione per sporadici casi, per lo più studenti che qua e là ogni tanto usano il trenino per andare a scuola o per marinarla. La modalità di essere della ferrovia non rientra più nel quotidiano ma nell’extra-ordinario. Essa è ormai fuori dall’ordinario, è altrove. Ti accorgi che la Sud-Est esiste, come la maggior parte degli abitanti di Terra d’Otranto, solo per caso, se andando di fretta in paese un passaggio a livello ti sbarra la strada per far passare un treno deserto, sul quale non c’è forse nemmeno qualcuno che lo guidi, o se, percorrendo un qualche sentiero di campagna, a un certo punto devi attraversare dei binari che scorrono nel nulla. È in questi casi che ti rendi conto che a Sud-Est c’è una rete ferroviaria. I suoi tragitti non tentano più di portare verso una qualche meta uomini e cose. No, non è più questa la sua modalità di esistenza primaria.

Dell’essere che fu le resta soprattutto la determinazione dello stare. Stare, là dove l’essere lotta nella sua caparbia e vana staticità col divenire. Stare, laddove il viaggiare non ha a che vedere col movimento ma con una dinamica immobilità, un paradosso, un pasticcio delle categorie dell’essere e del pensiero.

Passa tuttavia il treno della Sud-Est, dove è sempre il deserto di ulivi e di pietre, dove le città e i paesi sono solo oasi e non più mete, dove l’uomo ha prestato un’armoniosa mano, ordinando con rispettose geometrie muretti e pagghiare in pietra, disponendo ulivi in filare, tracciando vie di ferro in parallele senza oltraggiare quanto la natura offre. Ed è lo stare, l’essere nella sua determinazione che è lotta col divenire e  fa traballare le categorie del pensiero, lo stesso essere che sorprende negli ulivi che danzano di gesti e movimenti che stanno senza compiersi, immobili, fermi, imponenti meravigliosi paradossi.

Non è mezzo per turisti questo treno delle Sud-Est, turisti che si muovono intendo; non è mezzo per viaggiatori questo treno delle Sud-Est, viaggiatori che vanno intendo, è mezzo per viandanti, per uomini e donne che stanno/vagando, che vagano/stando,  individui rari, tanto tra gli stranieri quanto tra i locali. Il viandante sta, si muove solo in apparenza, stando, seppure in movimento.

Tutto questo sforzo di pensare la Ferrovia è ricompreso nel suo nome. Sud-Est. Sud, il luogo della fuga. Est, il luogo dell’immaginario, dell’origine, della provenienza, la linea dell’orizzonte sul mare dove compare il bastimento che trasporta l’antenato, il nemico, una spezia, la luce di un culto. È il treno per un bambino quello che corre sulla Ferrovia Sud-Est. Questa natura che le resta da essere l’ha resa un non-luogo unico, da cui partire per vagare. D’estate, lasciando le spiagge ai turisti, consegnando i vicoli barocchi dei paesi ai viaggiatori e vagando a Sud-Est si può così entrare in un’altra dimensione,  abbandonando agli altri il dominio del tempo, perdendosi, smarrendosi per le vie di ferro senza tracciati, senza mete, senza più nemmeno se stessi.

7 Commenti a Ferrovie a Sud-Est

  1. Troverò le mie testimonianze fotografiche dell’evento inaugurazione della nuova littorina sulla linea Lecce-Gallipoli con l’arrivo dell’allora ministro dei trasporti Angelini (1955)… e le proporrò alla redazione.
    Ho preso la stessa littorina l’estate scorsa per andare a Lwecce…. mi sono molto sentito come un pioniere del vecchio Far West!

  2. Grazie Nino, e grazie al pioniere Luigi, aspettiamo con ansia le tue foto! :)
    Vorrei corredare questi commenti di due video, il trailer di un bellissimo film di qualche anno fa, Italian Sud Est, ambientato nei non-luoghi delle vie ferrate salentne, scenario onirico in cui si intrecciano storie e vite.

    L’altro video è di un anonimo che ha saputo cogliere in poche scene l’essenza di questa ferrovia e quel sapore agrodolce che lascia il treno delle Sud-Est ad ogni suo passaggio

    Guardateli, ne vale davvero la pena
    Saluti

  3. Italian sud est. Me lo regalò uno degli autori che incontrai in un mercatino, mi sembra proprio a Copertino. Stupendo affresco della ferrovia salentina. Onirico fino ad un certo punto. Reale fino al possibile. Buon pezzo caro Tarsi.

  4. Stupendi i due video segnalati, ma il secondo è una struggente sintesi del Sud. Nella metafora c’è l’immagine che noi poeti abbiamo dato del Sud fino a una trentina d’anni fa.
    I giovani non mi possono capire perché non hanno l’idea di cos’era il Sud, ma io, guardando questo video, ho avuto un tonfo al cuore.

  5. Bel pezzo quello di Pier Paolo, pieno di musicalità e buoni sentimenti. Certo le nostre ferrovie sono qualcosa di anacronistico, ma ancora, vivo, palpitante di storie che si intrecciano e di strane figure che percorrono la strada ferrata, un rendez-vous con il passato, un lento ritrovarsi di pensieri, in un mondo che corre veloce verso il futuro.

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