Il centauro e la spuddhitrìna

di Armando Polito

Da sempre il comportamento umano, e sottolineo umano, è soggetto a cambiamenti, ma il processo di trasformazione (non mi sento di chiamarlo evolutivo) nella fattispecie ha subito negli ultimi decenni un’accelerazione progressiva (anche qui l’aggettivo ha tradito il significato letterale del padre sostantivo) e imbroccato strade che è eufemistico definire pericolose, sicché la morale oggi appare più legata al suo significato etimologico-filosofico (ciò che attiene al comportamento) con la sua progressiva subordinazione ad una graduatoria, sempre più purtroppo condivisa, di quelli che in passato sarebbero stati considerati, senza ombra di dubbio, disvalori.

La sessualità, in particolare, da questo punto di vista ha registrato forse i cambiamenti più macroscopici sotto la spinta, da un lato, della sacrosanta liberazione femminile, dall’altro, della ineluttabile perdita di credibilità del cattolicesimo caparbiamente ancorato ad una visione antiquata del sesso considerato peccato se praticato al di fuori del matrimonio.  In altre occasioni su questo ho fatto conoscere il mio pensiero che qui riassumo nell’antico detto il troppo storpia.

Ad ogni modo, il tramonto del maschilismo e della sessuofobia hanno comportato anche l’obsolescenza di alcune voci dialettali, fra cui spuddhitrìna, che definiva una ragazza ribelle e libera, un po’ troppo per i gusti dell’epoca, in cui nell’immaginario maschile la donna seria (a partire, naturalmente dalle rappresentanti familiari del gentil sesso, che sempre lo erano…) doveva essere tutta casa e chiesa, quasi un essere amorfo, privo di passioni e forse anche di sentimenti.

Ogni etimologia illumina diacronicamente e sincronicamente un fenomeno umano e la nostra voce di oggi non si sottrae certamente a questa costante. Spuddhitrìna risulta formata da s– intensiva [dal latino ex=lontano da(lla norma)] e puddhitrìna, diminutivo di puddhìtra, con lo stesso significato ed etimologia dell’italiano puledra,  dal latino medioevale pollètra(m)1, a sua volta dal classico pulla=piccola di animale. Il passaggio dal mondo animale a quello umano nel significato metaforico di giovane vivace dev’essere stato immediato nella civiltà contadina, così come il suo slittamento nella sfera sessuale di cui sono testimonianze i significati, sempre metaforici, di cavalcare e di correre la cavallina (altre spie del maschilismo…). Così la nostra spuddhitrìna, dall’originario significato innocente, è slittata a significare giovane donna di costumi piuttosto facili, ancorché non prostituta.

Il processo è antichissimo e la spuddhitrìna non è altro che la versione femminile del centauro e del satiro, figure etimologiche in cui si fondono l’uomo e la bestia. Il centauro (nella foto in basso una statua ritrovata nel 1736 nel giardino di Villa Adriana a Tivoli, ora custodita a Roma nei Musei Capitolini, copia di un originale ellenistico attribuito a Aristeas e Papias), si sa, è metà uomo e metà cavallo, una creatura rozza, selvaggia e a volte brutale; il capostipite della razza era nato dall’amore sacrilego tra Issione, re del Lapiti, e da Nefele, una sosia della dea Era (altro nome di Giunone, la moglie di Giove, che, almeno in questo caso non può essere considerato, per restare in tema, un cornuto).

Il satiro2 (la sua iconografia si confonde con quella del sileno; nella foto in basso un satiro con una baccante, affresco pompeiano custodito al Museo Archeologico di Napoli) era un uomo con orecchie, coda e talvolta zoccoli di cavallo. Le sue caratteristiche più salienti erano l’aggressività ed una sessualità spinta che amava esercitare inseguendo nei boschi le ninfe, non certo con l’intenzione di spiegare loro il teorema di Pitagora… Non a caso satiro e ninfa hanno dato vita a satirismo e a ninfomania. Tra l’altro amava esercitare la sua attività preferita in branco e quest’ultima parola non può non evocare quella puntualmente utilizzata dalle cronache nel commentare il delitto forse più odioso (e poi ci autoproclamiamo superiori alle cosiddette bestie, che non hanno mai commesso reati di tal fatta..): lo stupro.

Il maschilismo imperante, che non concepiva la donna come protagonista nemmeno nel male, nella fattispecie ha dovuto arrendersi all’arte e all’araldica che hanno introdotto, sia pur tardivamente,  la figura della centauressa o centaurella: nella foto in basso la fontana di epoca barocca di piazza Duomo a Taormina, lo stemma della stessa città e quello di Stare Drogi (Bielorussia) .

Oggi la spuddhitrìna potrebbe essere rappresentata come nell’immagine che ho tratto da http://freeforumzone.leonardo.it/lofi/Barzellette-o-/D4188180-8.html)

Così la par condicio è rispettata e nessuno mi accusi di aver chiuso con un tuffo nel maschilismo e nella celebrazione della donna oggetto: comunque sia, al di là dei legittimi gusti di ognuno, vuoi mettere questa centauressa finale col centauro iniziale? Totò avrebbe detto: “Ma mi faccia il piacere!”.

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1 La voce è riportata da tutti i dizionari come ricostruita; in realtà essa è ampiamente attestata nel latino medioevale (Du cange, Glossarium mediae et infimae latinitatis, Favre, Niort, 1883, tomo VI, pag. 393).

2 Dal latino sàtyrus, a sua volta dal greco sàtyros. Nonostante un certo aggancio semantico, satira (composizione moraleggiante) ha un’altra etimologia: dal latino sàtura(m)=componimento misto di prosa e versi, da satura=piena, ricca.

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