“Ero nato sui mari del tonno”. Omaggio al poeta gallipolino Vittore Fiore. Tutto il programma

Lupo Editore

LUG Liberal’arte – Gallipoli

Città di Gallipoli

Presentano

ERO NATO SUI MARI DEL TONNO

La letteratura a Gallipoli in omaggio a Vittore Fiore

Dal 18 al 21 agosto a partire dalle 20,00

Riviera Nazario Sauro 137 (Gallipoli, Lecce)

Fare un giro nella città di Gallipoli vuol dire tuffarsi in un mondo dove il nuovo e il vecchio si incontrano proprio su una delle coste più belle d’Italia: la costa ionica. Grazie alla sua posizione sul mare incontaminato e il suo clima mite proprio di queste latitudini del nostro Paese, la città ha guadagnato una incredibile reputazione turistica e non solo per l’estate.

Ma Gallipoli non è solo meta di turismo oramai conosciuta a livello nazionale e internazionale, ma diventa anno dopo anno un luogo in cui creare e fare cultura.

Il chiostro del Convento dei Domenicani sito in Gallipoli, realizzato intorno al XV secolo e racchiuso tra via Rosario, via Ferrai e Riviera Nazario Sauro, rappresenta un’importante anello di congiunzione tra la presenza dei Basiliani nella città di Gallipoli ed il successivo arrivo dei frati Domenicani e per anni è stata la cornice ideale per l’organizzazione di eventi musicali, teatrali ed artistici nel centro storico di Gallipoli.

Il meraviglioso edificio, dopo anni di chiusura, ha recentemente ritrovato tutto il suo fascino, grazie al progetto Comunale “Liberal’arte”, pensato per attività formative, informative e culturali, nell’ambito del programma regionale Bollenti Spiriti e farà da location ad un ciclo di serate culturali a “Km0” che vedranno protagonisti scrittori, musicisti, artisti e aziende di prodotti enogastronomici locali.

“ERO NATO SUI MARI DEL TONNO” alla sua prima edizione sarà un momento di alto livello culturale e che nel tempo sarà un punto di riferimento per le rassegne letterarie del meridione.

Dal 18 al 21 agosto 2011 nel Chiostro di San Domenico, lungo la Riviera NazarioSauro 137 organizzata da Lupo editore, Liberal’Arte (ATS composta da: Associazione Emys, Associazione AppleHeart, Associazione Legambiente e Ditta Roberto Perrone) e la Città di Gallipoli in collaborazione con Regione Puglia, Libreria Nostoi, L’altra Pagina, e con il sostegno di Castello Monaci e Unipol Assicurazioni, presentano la rassegna in omaggio al poeta gallipolino Vittore Fiore “ERO NATO SUI MARI DEL TONNO”. 

Un omaggio significativo a un giornalista e scrittore italiano, tra i maggiori protagonisti della cultura e della politica meridionalista italiana. Fondatore de “Il nuovo Risorgimento” e direttore della rivista “Delta”, fu animatore del periodico della Fiera del Levante di Bari Civiltà degli scambi e dei relativi “Quaderni” editi da Laterza.

Ero nato sui mari del tonno” (1952-53 – Schwarz e Palomar) è il tributo poetico di Vittore Fiore alla sua terra natìa, il Salento, quella terra che gli ha fatto scoprire il divario “tra il bene e il male” e gli ha lasciato, dopo il trasferimento a Bari, un filo di speranza per poter meditare sulla sorte del Sud. La sua poesia non è evasione dalla realtà: egli s’interroga sul destino della sua terra denunciandone le attese disattese, descrivendone i suggestivi paesaggi immersi nel caldo sole estivo o facendone intravedere le scogliere di Leuca o i luoghi pietrosi delle Murge.

Il partner logistico/organizzativo dell’intera manifestazione è “Il Laboratorio Urbano Liberal’Arte” che nasce come un luogo dove arte e tecnologie innovative si fondono per coltivare giovani talenti, in un ambiente in cui l’obiettivo principale è quello di sperimentare nuove modalità di aggregazione, per lo sviluppo di idee creative.

L’obiettivo della rassegna “ERO NATO SUI MARI DEL TONNO” e più in generale del Laboratorio Urbano è quello di realizzare eventi tesi alla valorizzazione del territorio in tutti i suoi diversi aspetti con particolare attenzione allo sviluppo sostenibile ed ai temi sociali, culturali ed ambientali.

Le varie serate, saranno divise in due momenti distinti. Nella prima parte, ad ingresso gratuito, vedranno alternarsi interventi di autori letterari locali per la presentazione delle proprie opere.

Nella seconda parte della serata, si terranno performance musicali e teatrali di autori locali che stanno riscuotendo successi di pubblico e critica e per le quali sarà richiesto un modesto contributo economico ai partecipanti, con ulteriore sconto per chi presente nella prima parte letteraria.

Il tutto nella splendida cornice del Chiostro tra opere d’arte, installazioni visive, prodotti dell’artigianato e dell’enogastromomia locale.

In coda all’evento, per il mese di settembre 2011 il Comune di Gallipoli, in collaborazione con il Laboratorio Liberal’arte, ha già programmato una serata in onore di Vittore FIORE, illustre poeta, scrittore e giornalista meridionale, nato a Gallipoli. La serata ripercorrerà i momenti salienti della produzione poetica e letteraria di Vittore FIORE, all’insegna del suo smisurato amore per il Mezzogiorno d’Italia che è tuttora, secondo la nota intuizione gramsciana, il problema nazionale per eccellenza. 

SCHEDE SERATE E AUTORI

 

18 agosto a partire dalle 20,00

E’ tutto normale di Luciano Pagano (Lupo editore)

Dialoga con Stefano Donno

Salento amore mio di Pierfrancesco Pacoda (Kowalski)

Dialoga con Stefano Donno

Da qui tutto è lontano di Pierluigi Mele (Lupo editore).

Cucina interiore di Mino Pica (Lupo editore). Dialoga con Antonio Errico. Reading di Daniela Nisi

Simone Franco legge Vittore Fiore. Questo momento performativo introduttivo al Trio Jazz vuole essere un omaggio lirico attraverso i testi di Fiore uniti sapientemente in un corpus organico, alla splendida Città di Gallipoli

Scheda Simone Franco  (1973). Attore e regista. Vive e lavora tra Lecce e Roma. Come attore si forma frequentando laboratori e workshops di alcuni fra i maggiori registi ed interpreti del “teatro di ricerca” italiani ed esteri (Pippo Del Bono, Danio Manfredini, Eugenio Barba, Armando Punzo, Cesare Ronconi, Mariangela Gualtieri, Carla Tatò e Carlo Quartucci, Marcel Marceau, Cesar Brie, Nicolaj Karpov); rivolge la sua ricerca artistica alla drammaturgia della voce seguendo numerosi corsi (Carmelo Bene, Edda Dell’Orso, Andrea Simone, Gabriella Rusticali). Come regista ha scritto diverse drammaturgie, rivolgendo particolare attenzione a temi quali: il disagio psichico, l’immigrazione e la persecuzione politica. Collabora con artisti, musicisti e compagnie teatrali. Ha realizzato numerosi recital da poeti italiani ed esteri.

Dalle 22,30

Concerto jazz con  Mauro Tre, G. Laudisa, Dario Congedo

Scheda – Il jazz è forse il genere musicale che più sfugge alle definizioni e alle etichettature che con ostinazione la critica e il mercato tentano di appiccicargli. Ciò nonostante negli ultimi tempi si è assistito ad un suo stereotiparsi intorno a stilemi scolastici ed emulativi che hanno avuto come conseguenza un eccesso estetizzante e sostanzialmente sterile. Il paradosso che ne risulta è che, salvo rari esempi (E.S.T., Bad Plus, per citarne alcuni), la cosiddetta nicchia di ascolto si è comodamente ritirata nella contemplazione di forme tanto elegantemente virtuose quanto inutilmente “corrette”. L’incontro fra due generazioni di musicisti, quella di Mauro Tre e quella dei suoi due sodali, Luca Alemanno e Dario Congedo, tenta di restituire all’esperienza del jazz il lato più profondamente emotivo, contemporaneo, insieme al recupero delle radici proprie del genere, la forma e i temi della “pop song” americana che ne è alle origini. Nondimeno il trio si lascia trasportare nei flussi e nelle variazioni da “suite” che incrociando lo spirito di libertà, emancipazione e ricerca hanno caratterizzato l’epopea del free jazz. Il risultato è un jazz che spazia dai registri soavi dei temi delle “ballads” più nostalgiche alle energiche pulsioni dei “fast” più fulminanti. Tutto questo senza la ricerca ossessiva della perfezione tecnica ma badando piuttosto a mantenere sempre aperto il canale privilegiato dell’emozione e della partecipazione di chi ascolta.

Mauro Tre – Proviene dall’esperienza dei jazz club che nel salento degli anni ’80 vedevano alternarsi sui palchi la passione dei musicisti locali e le fortunate presenze dei mostri sacri che riempirono il cartellone di quella magnifica stagione. Bill Evans, Art Blakey, Phil Woods, Dave Brubeck fra I tanti. Da allora la curiosità e la pratica del mestiere della musica lo hanno spinto a misurarsi con altri generi, dal rock alla musica dance, dalle musiche balcaniche alla ricerca elettronica, infine alla musica per teatro e alla musica da camera.

Dario Congedo Diplomato in percussioni nel 2005 presso il conservatorio di musica “Tito Schipa” di Lecce. Consegue la “Laurea in Discipline musicali-indirizzo cameristico” nel 2009 . Ha studiato batteria con: Maurizio dei Lazzaretti , Fabrizio Sferra , Alessio Riccio. Ha studiato aNew York con John Riley, Matt Wilson, Jonathan Blake, Jim Black, Ernesto Simpson, Vince Cherico.

In veste di solista: -Si aggiudica il 1° premio al concorso internazionale” PercFest memorial Naco”2008 inqualità di solista.

-E’ 3°classificato (2°della sua categoria) al Festival Internazionale “le Giornate della

Percussione” (Fermo,2006 ).

– ha conseguito il 1° premio come “miglior musicista” nel 7° concorso nazionale New

Generation (Castelfidardo,aprile 2005).

Ha suonato e inciso con : Gianluca Petrella, Javer Girotto, Nguyen Le, Giancarlo Parisi, Tino Tracanna, Fabio Zeppetella, Jaques Mauger, Gaetano PArtipilo, Arnaldo Vacca, Massimo Carrano, Gilson Silveira, Giovanni Imparato, e molti altri. Ha all’attivo diversi progetti musicali inediti.

“Nadan” è il titolo del suo primo lavoro discografico in qualità di batterista e compositore

pubblicato da Blue Serge nel 2009. Dal 2007 è endorser Istanbul Agop e Aquarian drumheads

Luca Alemanno Classe 1988 attualmente frequenta presso il conservatorio T.Shipa di Lecce il corso di contrabbasso classico sotto la guida del M° L.Presicci. Si perfeziona nello studio del jazz (contrabbasso/basso elettrico) con Eddie Gomez, Dario Deidda, Marco Panascia, Marco Siniscalco.Ha frequentato i corsi estivi di umbria jazz 2008 dove ha avuto modo di studiare tra gli altri con Oscar Stagnaro, Pat Martino, Horacio “El Negro” Hernandez, Miroslav Vitous. Viene premiato come miglior talento (categoria basso) nell’ambito di umbria jazz e si esibisce con il berklee award group ai festival “umbria jazz winter 2008; umbira jazz 2009”. Vince 2 borse di studio per frequentare il Berklee College of Music di Boston. Vince il primo premio nel prestigioso concorso europeo per basso elettrico “european bass day 2009”. Ha collaborato con: J.O.Mazzariello, Paco Sery, Michael Rosen, Paolo di Sabatino, Marco Fadda, Elisabetta Antonini, Osunlade, Gaetano Partipilo, Enrico Zanisi e molti altri. Attualmente è il bassista nel tour invernale di Samuele Bersani

 

19 agosto a partire dalle 20,00

L’amore fuggitivo – Prog. Cultura

Pamela Serafino dialoga con Pompea Vergaro

Il buio delle volpi di Tony Sozzo (Lupo editore)

Dialoga con Vito Antonio Conte

Cadenza d’inganno di Alfredo Annicchiarico (Lupo editore)

Dialoga con Carlo Caprino

Medusa di Chiara Cordella (Lupo editore). Reading di Massimo Colazzo

Ore 22,30

 

Spettacolo teatrale di Antonello Taurino

Poeti folgorati ovvero come provammo a distruggere la Poesia del Novecento

Tratto dalla raccolta “Poeti Controluce: il libro delle parodie”

di Luciano Folgore. Ideazione, messinscena, selezione musicale e testuale Antonello Taurino

Scheda Luciano Folgore è il più grande poeta italiano del Novecento. Senza alcun dubbio. Esagerato?.. Beh, leggetevi “Poeti Controluce. Il libro delle parodie”, del 1935, e capirete: l’ardimentoso ci sorprende con parodie dei più famosi poeti del Novecento: Pascoli, D’Annnunzio, Montale e altri. E la ridicolizzazione della poetica vetusta d’ognun d’essi si unisce all’eccellenza linguistica della perfetta imitazione formale del modello. Insomma, un genio. Un futurista. Che poi, poverino, all’anagrafe faceva Omero Virgilio Vecchi! Come, vuoi fa’ il poeta futurista, e ti chiami “Omero”, e per giunta “Vecchi”? Ma, in ogni caso, se la poesia andava distrutta tutta, lui ci provò. Concretamente. Indi è l’idolo di tutti i neofuturisti dell’orbe, e con quella carica eversiva va presentato, non altrimenti! Col sardonico fulgore di un’ardita messinscena nella sua arrembante pochezza. Una straripante ridondanza di nulla, che punti ribalda solo all’irritazione del pubblico, al suo mistico imbarazzo, come gli happening futuristi de’ bei tempi che furono. E un attore solo a porgercene le liriche, impavido nella scalata verso l’agognato fallimento.

Ma quante matte risate ci si fa col buon Folgore! La sua raffinatissima cialtroneria si staglia beffarda sull’orizzonte della sonnecchiante mediocrità italiota. E ci si sganascia!.. solo se però si conosce il poeta di volta in volta parodiato, se si coglie il gioco dei rimandi e delle citazioni… Senò? Vabbè, allora lo si spiega. Non lo capisci ancora? Diapositive didascaliche sul “contesto storico” del periodo, come si fa nelle scuole, postriboli cukturali purtroppo non ancora aboliti completamente. Ancora niente?

Allora si fa così:

Spettacolo riservato a soggetti laureati o al massimo a studenti di lettere: giungere muniti di libretti universitari e documenti comprovanti tutto ciò: saranno controllati all’ingresso. Se non capite e non ridete, che venite a fare?

20 agosto a partire dalle 20,00

Sangue di nemico di Giacomo Toma  (Lupo editore)

Dialoga con Antonio Errico

Inganni  di Giulio Palmieri (Lupo editore)

Dialoga con Silvia Ripa

Dove comincia il mare di Gianni Carbotti (Lupo editore)

Dialoga con Monica Manca

Ricadute narrative della contingenza esistenziale di Antonio Pagliara

Dialoga con Marina Greco

Dalle 22,30

 

Concerto Acustico Live  con Mino De Santis  che presenta “Scarcagnizzu – vento dal basso”
Scheda – Lu Scarcagnizzu di Mino de Santis Ci sono le parole. Quelle che si consumano lentamente. Perché prima di entrare in circolo spezzano luoghi comuni e frasi fatte… Come Mino De Santis non sia una delle solite “cose nostre”, di quelle robe da sagra, da finto divertimento, di scarsa qualità, lo capisci subito. E non solo perché sia in gamba con la chitarra e con le parole, né perché non ci siano tamburi e tamburelli ad accompagnarlo. Lo capisci da quell’aria seria con cui propone i suoi pezzi, che quasi ti fa sentire in imbarazzo per le tue fragorose risate (…stupida che sei!). Quell’aria che sembra dirti “ehi, io faccio sul serio, non racconto mica barzellette”. E a ben vedere, anzi, a ben ascoltare, i testi di Mino De Santis saranno pure ironici, ma non certo comici. Quando attacca con quella storia del cavallo, non so, vedi le donne pugliesi, tutta la vita piegate ad arare la terra, a raccoglier frutti, a crescer figli, ma sempre con quell’aria da “bisbetiche indomate”. Ci vedi gli immigrati senegalesi pure, a faticare sui cantieri fotovoltaici anche con la pioggia, che tanto un po’ d’acqua sulla pelle spaccata dal sole della mattina fa sempre bene. E poi giù a protestare anche loro, quando i soldi non arrivano, giacché va bene esser trattati da animali da soma, ma il danno, oltre la beffa, non si può proprio sopportare. E ricordi di amarla sta terra triste, rossa e arsa, sto benedetto Salento. Che sempre con le stesse storie del sole, del mare e del vento, della taranta e del reggae ne stanno facendo una barzelletta. E ti accorgi che è vera pure la storia del nazionalismo, che si fa sentire quando dalla tua terra te ne allontani. E vai alla Svizzera, a comandare tutti, a fare il gran signore, peccato che d’inverno faccia freddo e non ci sia mai la luna in cielo. Stare fuori casa è dura per tutti, noi lo sappiamo, per questo i radar anti-uomo qui a sud non ce li vogliamo. Ed ovunque tu nasca o viva, c’è poco da fare, la sciagura di non essere quello che vorresti, ti può sempre capitare. Come in quella storia del geco e dello scarafaggio, che ti fa pensare a come possa essere una vita da reietto. Però attenzione, da anziano e malato tutto è accettabile, la morte per prima. E qui le risate non si possono proprio trattenere. Il nonno è morto? No! Non ancora? Ma quanto ci mette a morire? C’è il vestito nero da cucire, i fiori che stanno appassendo, e il volto contrito è stanco di recitar la parte della faccia da Nana depressa. E poi, ci sono le parole. Quelle che si consumano lentamente. Perché prima di entrare in circolo spezzano luoghi comuni e frasi fatte. Le parole. Perché ci sono quelle che una volta dentro non escono più. E non dimentichi, come il nostro tempo fa da un po’, ciò che abbiamo attorno per sostituirlo con uno scenario favolistico a metà fra un carnevale di Rio e la sagra di paese. Mino De Santis è un ascolto che il tempo e la pratica portano a metabolizzare. Non è la risata di turno ciò che arriva e resta. Ma un ondulato senso di profondità che scolpisce immagini nella memoria e libera l’ascolto dalla superficialità attorno. È una e tante storie, ora dimentiche, del sapore della terra e del valore del lavoro, oggi precario e mai pagato. È un grido unico di denuncia. È un disco che è un coro, unanime, che nel raccontare cela la passione e la rivalsa di uno scenario che sarebbe anche ora iniziasse a cambiare. In meglio, con scelte ponderate di chi ha lo sguardo non insabbiato in cartoline pubblicitarie che tralasciano i rifiuti e l’indecenza sul filo del mare. Uno sguardo gettato nell’oltranza della speranza, dell’aprirsi alle possibilità di miglioramento senza dimenticare la continua e sostanziale deturpazione della condizione sociale. Mino De Santis è una storia e in sé ha il raccontare. E chiari sono i riferimenti alla tradizione cantautoriale italiana, la scuola genovese, De Andrè, Conte, lo sprezzo che schiuma torna e non è doma la parola, trasportata sradicata via dal tipico cantautorato italiano e affondata nelle crepe di questo Sud ormeggiato nella deriva della dimenticanza, affondata nelle crepe di questo Sud per poi divincolarsene in un capovolgimento amico della piega, dell’anima, del sussulto e ricuce la piega la speranza, rinvia, il capovolgimento, ad un immaginario salvifico scontornato dai cliché, liberato dalla tradizione da autoimposizione micronazionalistica, politica ascensionale televisiva. Scarcagnizzu è uno spaccato diverso, è lo spazio autoriale della verità che ha fame e mai sazia si divincola nelle pieghe asmatiche della memoria, per non subirne il peso e la mattanza. (di Erika Sorrenti e Francesco Aprile)
 

21 agosto a partire dalle ore 20,00

Storie dal Salento di Raffaele Polo (Lupo editore)

Dialoga con Mario Triarico

Mia sorella Emanuela di Fabrizio Peronaci e Pietro Orlandi (edizioni a Nord Est)

Presentano Raffaele Polo e Mario Triarico

Io accuso di Marco Antonacci (Lupo editore). Presenta Loredana Ruffilli

Come lei mi insegna di Loredana Ruffilli (Lupo editore). Presenta Sandrina Schito

 

Dalle ore 22,30

Concerto Acustico Live “Sulu” di Dario Muci (Kurumuny)

Special Guest Valerio Daniele

 

Scheda Sulu di Dario Muci (Kurumuny) – Dario si fa cantastorie e usa la voce e il canto, strumento di socializzazione riconosciuto della tradizione orale salentina, per raccontare gli scenari in cui versa il Sud, le condizioni dei migranti, il razzismo e l’intolleranza, il peso delle politiche ingiuste nella distribuzione della ricchezza e delle risorse. Con una voce che si fa dolce, rabbiosa, ironica, Dario narra storie senza nostalgie, senza rimpianti, in fuga da ogni luogo comune del folklore e dedica il suo canto a chi è partito per fame o per sogni mancati.

 

 

 

SCHEDE LIBRI 18 AGOSTO

 E’ tutto normale di Luciano Pagano (Lupo editore)- Se Marco rileggesse i diari che ha scritto quando era ragazzo, ogni giorno della sua adolescenza, con i giorni tutti in fila, se prendesse la briga di metterli in ordine in un faldone, se soltanto avesse il tempo o il coraggio – che è uguale – di ricopiarli al computer e li dividesse per sezioni, capitoli, articoli, ne uscirebbe una versione allucinata della sua vita, scritta a casaccio sfogliando nel passato, irta di piccoli drammi domestici, sforzi fatti dalle fibre del suo cuore perchè il seme del suo pianto fosse gettato altrove, oltre lo schianto provocato alla scoperta che tutti gli altri bambini avevano una madre e lui no. Il nuovo romanzo di Luciano Pagano racconta l’amore inconsueto dei padri per i figli.

LUCIANO PAGANO – Ha pubblicato il suo primo romanzo “Re Kappa” (Besa Editrice), nel 2007.  Nel febbraio del 2008 si classifica terzo al concorso “Creative Commons Noir”, indetto da Stampa Alternativa, con il racconto “Apocalisse di Giovanni”, nello stesso anno è tra i vincitori del concorso Subway Letteratura (presidente della giuria Oliviero Ponte di Pino), con il racconto intitolato “Testimone mancato”. Dal 20 marzo del 2008 collabora con la redazione del quotidiano “Il Paese Nuovo”.

 

 

Salento amore mio – Viaggio nella musica, nei luoghi e tra i protagonisti del rinascimento talentino. Di Pierfrancesco Pagoda (Kowalski) – Da un decennio il Salento è venuto esprimendo una incredibile vivacità culturale provocando e promuovendo creatività di artisti, contaminazioni di stili, sarabande di modi. Questo “rinascimento salentino” lo cercano folle di turisti ogni estate sulle spiagge, nei ristoranti “tipici” e nelle piazze dei piccoli paesi. La terra del rimorso – come lo definì Ernesto De Martino – si è trasformata nella terra dell’edonismo, riportando al centro dell’immaginario giovanile e del consumo pop l’attenzione per le radici, la cultura popolare, incarnata anche dagli ultimi grandi vecchi entusiasti di salire su un palco, impugnare il tamburello e intonare un canto senza tempo. A cinquant’anni dal viaggio della troupe di Ernesto De Martino, Pierfrancesco Pacoda torna in quei luoghi per ricostruirne gli ultimi vent’anni attraverso le testimonianze di chi li ha vissuti, animati e anche criticati. Dalla nascita delle dancehall del Sud Sound System all’irruzione sulla scena della (new) pizzica, sottratta da un lato al folklore, dall’altro all’accademia; da uno dei più popolari folk music festival del mondo -la Notte della Taranta – agli scontri tra chi spinge per un turismo selvaggio e chi lotta per la difesa del territorio; dai documentari sulle Ferrovie del Sud Est della Fluid Video Crew alla danza delle spade di Torrepaduli, passando per l’officina culturale di Edoardo Winspeare e Coppula Tisa. Pierfrancesco Pacoda registra la polifonia di una terra in cui i depositari delle tradizioni desiderano reinterpretare il passato, senza perdere l’anima. Attraverso queste voci l’autore disegna la mappa di una galassia di realtà culturali autentiche, quasi segrete, che il visitatore più curioso potrà scoprire. Fuori stagione, lontano dai sentieri più battuti oppure a pochi passi dagli scogli affollati, dove si nascondono grotte con affreschi preistorici, dolmen divenuti pilastri dei capanni di campagna e feste private senza scaletta.

Pierfrancesco Pacoda, leccese, è critico musicale e saggista. Ha scritto, tra gli altri, Potere alla Parola (Feltrinelli, 1996), Discotech (Adn Kronos Libri, 1999) e Hip Hop Italiano (Einaudi, 2000). Un suo saggio compare sull’Enciclopedia Einaudi della musica. Ha curato il volume Se mi tingo i capelli di verde è solo perché ne ho voglia (Castelvecchi, 1999) e Io, dj insieme a Claudio Coccoluto (Einaudi, 2007). Collabora con Il Resto del Carlino, L’Espresso, il manifesto e Il Mulino.

 

 

Da qui tutto è lontano di Pierluigi Mele (Lupo editore) – Un palazzo affacciato sul mare, in un sud intriso di miti e aromi. La vita scorre indocile, all’ombra di Mezzaluna, stravagante sovrano. Stanco di regnare, smonta come un ninnolo il potere e ne denuncia la farsa. Intreccia così un gioco lucido, estremo, trascinando una folta galleria di figure. Masì, il fedele servo e scrivano della storia. I quattro consiglieri, tra cui spicca il nano Ivo. L’ingenua e giovane Violetta. La moglie, Voisàva, venuta dal paese delle aquile. Il fratello e poeta Fanfaluca. Tore il farfallone. Personaggi fatalmente legati al re “come cerchi prodotti da un sasso contro l’acqua”. Sino a quando la verità, emersa da un’oscura quanto scomoda memoria, esplode senza più inganni per nessuno. E il palazzo si rivela metafora di quel destino da cui, disperatamente, tentiamo tutti di fuggire.

Cucina interiore di Mino Pica (Lupo editore) – Tra obblighi e scadenze, rituali sociali e abitudini, ritmi frenetici e conformismo imperante, davvero poco è il tempo che rimane per guardarsi dentro, per far respirare sentimenti e sogni e abbandonarsi a squarci di autenticità. E così si finisce col soffrire di una sorta di asfissia dell’anima, quel malessere tutto contemporaneo che sarebbe bello poter risolvere ricorrendo al kit di medicinali di pronto soccorso… o lasciandosi andare a vizi più o meno innocui. A volte però scambiamo per malanno quella che è solo l’urgenza di sentire, di aprire la mente, nutrire lo spirito: col ricordo, con la fantasia, con l’evasione, aprendosi al vento delle emozioni e del cambiamento che bussa con prepotenza a porte che abbiamo chiuso per convenzione. A mezza strada tra indicazione terapeutica e ricettario, l’originale visione critica  “mal-ironica” proposta da Mino Pica è un manuale di cucina interiore, un Menù di “momenti” con sottofondo musicale in cui autorizzarsi alla libertà di essere come si è, capaci di paure ma anche di contestazione, di dubbi ma anche di affermazione, di sconforto ma anche di speranza. Con una bella quota di poesia, quando serve: apparecchiate una tavola in tinta con il vostro umore, sulla destra posate un lettore musicale, “si può abbondare con gli antipasti e finire con un dolce o scegliere diversamente. L’importante è lasciarsi andare e viaggiare con la mente, confortarla ascoltando le proprie emozioni”.

MINO PICA – Nasce a Brindisi nel 1982. Nel 2005 si laurea in scienze della comunicazione e nel 2008 entra nell’ordine dei giornalisti pubblicisti. Collabora con il «Nuovo Quotidiano di Puglia» e con Puglia Tv. Nel 2008 pubblica il suo primo romanzo di narrativa, L’attesa dell’attesa. Colleziona diverse collaborazioni con giornali, riviste e tv, nel filo di un legame col giornalismo nato già nel1995, inradio. Ascolta la musica a 360 gradi, da Ludovico Einaudi agli Slipknot e, oltre a sostenere le attività di diverse associazioni culturali, ha contribuito alla realizzazione di contest musicali per band di un territorio a cui è profondamente legato. Mal digerisce la superficialità, i luoghi comuni e le ferme convinzioni. Ama il silenzio, la semplicità e lo spazio ed il tempo dedicato ai sensi.

SCHEDE LIBRI 19 AGOSTO

 L’amore fuggitivo di Pamela Serafino (Progetto Cultura) – La fine della storia d’amore con Sara diventa per Antonio un’ossessione: ricercare la verità scavando nel profondo della sua anima. Ma, oltre la banalità del quotidiano, le verità sono inafferrabili…  Forse, insieme all’amore di Sara, Antonio ha perso anche quello per la vita? Un racconto che assume i caratteri del giallo, poiché di questo genere riprende la capacità di creare attesa nel lettore, un’aspettativa condotta con ritmi serrati, scanditi però non dalle azioni bensì da vincoli psicologici, da conflitti interiori, da un segreto rinchiuso nel passato che diviene, forse, impossibile svelare. Con uno stile elegante, ricco di immagini metaforiche, a volte vagamente surreali, la narrazione procede su piani temporali differenti, artifici letterari capaci di coinvolgere il lettore nella ricerca di indizi che conducano allo scioglimento finale.

L’autore – Pamela Serafino è docente di materie letterarie e pubblicista. Ha pubblicato il saggio Emigranti salentini si raccontano (2006); il saggio Il tempo regressivo nei giovani di Tozzi nel collettaneo, le identità giovanili raccontate nella letteratura del Novecento (2006)

 

Il buio delle volpi di Tony Sozzo (Lupo editore) – Il protagonista vive una vita tranquilla nel Salento, fatta di piccole cose e di delusioni poetiche piene di dolcezza e docili dolori, ovattato dal suo esistere ai bordi.

Quando il padre si stanca di tutto questo e decide di mandarlo al Nord per vederlo finalmente con un lavoro e una posizione come i figli degli altri, il suo mondo diventa la nostalgia, l’insensatezza del dolore gratuito, la lenta agonia di una vita impressa nel suo desiderio disfatto.

Lì, lontano dalle radici, dal suo nulla, dalle radici del suo nulla, la vita è agra, direbbe Bianciardi. È degli altri. Lui, che gioiva per le piccole cose, si vede costretto a sopportare questa lontananza per un bisogno non suo, per una debolezza estranea.

Il mistero della natura salentina, l’anima di chi ne sente le confidenze si contrappongono alle luci artificiali, al dovere, alla banalità del necessario, al pensiero unico che logora e stritola.

Ed in un letto perso tra ciminiere e freddo un cuore batte per il suo stupido angolo steso al sole, lontano.

Il buio delle volpi è il respiro della propria terra, consumata dalla dimenticanza e da una bellezza inconsapevole. È il momento del trapasso dalla Storia alla carezza di un mondo fiabesco creato da una mente abituata a non infrangere l’equilibrio dell’aria e delle cose.

Il buio delle volpi è nello sguardo che si perde nel Salento, la sera. Verso una campagna di promesse.

TONY SOZZO – Nasce a Copertino (Le) nel 1974. Vive a Carmiano, quando la vita gli permette di scegliere. Nel 1999 si laurea in Lettere Moderne all’Università degli Studi di Lecce.

Studia la grande letteratura, quella che rimane nel tempo e non quella che si fa bella per qualche applauso con la data di scadenza. Ascolta il jazz e tutta la musica di qualità, lasciando alle note la libertà di rendere la vita cibo degli dei. Segue qualche eroe di carta a disegni per il piacere di sentirsi non cresciuto e perde il tempo a credere che nulla sia cambiato da quando giocava per ore a pallone in campetti improvvisati. Adora il Salento, la sua luce, il suo puro esistere, il mare, il sole, la campagna assolata. Conla Lupo Editoreha pubblicato L’eterna cosa peggiore (2006) e Nolente (2008).

Cadenza d’inganno di Alfredo Annicchiarico (Lupo editore) – A fine Ottocento la vita di Newport (Galles) ruota intorno alla ferriera degli Stanton, antica famiglia nobiliare che ha investito i proventi delle campagne nella nascente industria; l’estuario dell’Usk, il profondo fiume sulla cui riva sorge la cittadina, è solcato dalle grandi navi da carico che nel porto sovrastano i pescherecci.

Qui il giovane lord Stanton, deluso dalla politica, coltiva l’ambizioso progetto di un avveniristico ponte trasportatore capace di rivoluzionare l’esistenza della popolazione ma soprattutto di realizzare un romantico desiderio del vecchio padre; e mentre in questa “follia” George trova un degno partner in Clarence Hewitt, nei cuori e nelle menti di chi gli vive accanto si dipanano altre ambizioni ed altri sogni, si mischiano certezze e fragilità, valori millenari e tentazioni sofferte. Il piccolo Abel che si nutre di scrittura, Andrew il cacciatore di venti, Mary Anne assetata di liberazione, Anatol e Rufus, Ruth stremata da un amore impossibile, e Aaron che torna improvvisamente a casa dopo anni di mare… tutti – più o meno consapevolmente – inseguono i loro sogni e a volte ne sperimentano la sconfitta. E se è vero, come spiega Geremia al figlio, che la linea dell’orizzonte è stata tirata diritta “per far capire all’uomo che i limiti degli oceani sono rigidi, precisi, così come quelli della vita”, nulla sarà comunque uguale a prima, perché la forza del sogno sta nel cambiamento interiore che esso scatena, per dare frutto più tardi. Scandito in quattro “Movimenti”, questo breve, intenso romanzo racconta dunque di sogni e di sognatori vissuti in un’epoca in cui l’idea di progresso appariva limpida. La grande avventura del ponte si rivelerà troppo avanti per i tempi, ma i suoi protagonisti restano emblema di chi, pur rinunciando all’impeto visionario, non lo rinnega per sentirsi vivo, in attesa.

ALFREDO ANNICCHIARICO – Nato a Foggia nel 1964, vive e opera nel Salento da sempre. Consulente aziendale, specializzato nel settore della formazione, dal 1992 al1994 hacollaborato con il Corriere del Giorno di Taranto. Nel 1994, con il lavoro “Tondelli, minimalista per caso”, è stato ospite di alcuni centri sociali pugliesi. Il suo primo romanzo Le circostanze dell’amore e la loro disciplina è stato pubblicato presso Orizzonte Perfetto editore indipendente.

 

Medusa di Chiara Cordella (Lupo editore)  – Dal mito classico alla psicanalisi moderna, la terrificante immagine di Medusa ha sempre rappresentato la pericolosità e l’angoscia del “femminino”, la cui insondabile e ambigua forza distruttiva – di qualsiasi abito si vesta – disarma l’uomo e lo fa soccombere. Questi racconti, spesso sottilmente surreali, ci portano in storie inquietanti le cui protagoniste mietono vittime impreparate e inermi a volte consumando una loro crudele privata vendetta, a volte per calcolo spietato, altre rivendicando semplicemente il diritto ad esistere.

 

CHIARA CORDELLA – È nata il 20 agosto 1977, vive a Copertino (Lecce).

SCHEDE LIBRI 20 AGOSTO 2011

 Sangue di nemico di Giacomo Toma  (Lupo editore) – L’occupazione dell’Arneo – vasto territorio posto all’estremità nord-occidentale della provincia di Lecce, caratterizzato da macchia mediterranea e pascoli – segnò la storia salentina negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale. La sollevazione popolare fu repressa dalle forze dell’ordine ma rappresentò comunque un’importante presa di coscienza per i braccianti, le cui condizioni di vita fanno da sfondo a questo romanzo corale ambientato a Monteroni, piccolo paese del Salento.

Nucleo della narrazione è la storia del diciannovenne Alfredo, figlio di Enrico, calzolaio, e del suo amore per la coetanea Maria, costretta a condividere con la madre le fatiche dei campi. Entrambi sono protagonisti in un Salento all’apparenza immobile e lontano come un lembo di terra dimenticato nell’estremo sud, ma traboccante di varietà umane e personaggi genuini che ne fondano un’identità unica e irripetibile. Intorno all’amore di Alfredo e Maria è tutto un paese a muoversi e commentare i tempi e le vicende private, in un’epoca di confine tra il vecchio e il nuovo che si contende tra i pettegolezzi dei signori in piazza seduti attorno al solito mazzo di carte e la laboriosità inesauribile degli artigiani nelle botteghe, la religiosità delle perpetue a messa e la crudezza del lavoro nei campi di tabacco, la nascita di una grande fabbrica di scarpe pronta a stravolgere l’economia del luogo e la rivendicazione dei terreni incolti dell’Arneo, il tradizionale prestigio dei vecchi notabili del paese e la scaltrezza cinica di nuovi affaristi pronti a scalzare la vecchia guardia, anche in politica. E’ la modernità che mette in discussione un mondo arcaico ormai in decomposizione, basato su campagna e artigianato, per far posto ad un sistema nuovo e ad un’emancipazione ricca di incognite, in una regione le cui strade polverose continuano ad essere percorse dalle biciclette dei poveracci quandola Fiat Topolinofa la sua comparsa. Ed è la coscienza politica di un popolo semplice che esce dalla rassegnazione e dalla passività atavica cui il fatalismo culturale l’ha condannata per aggregarsi attorno ad un ideale comune in virtù del quale lottare e riscattare la propria dignità di uomini.

GIACOMO TOMA – E’ nato a San Cesario di Lecce il 15 maggio 1986 e vive a Monteroni di Lecce, nel cuore del Salento. Laureato in giurisprudenza, divide il suo tempo tra la pratica forense, la letteratura e la scrittura. “Sangue di nemico” è il suo primo romanzo.

 

Inganni di Giulio Palmieri (Lupo editore)  – All’insegna dell’inganno, quello che l’uomo stesso si costruisce, la vita affonda in un’illusione in cui i fantasmi della mente acquistano o perdono consistenza e le segrete paure spingono ad erigere difese contro il disfacimento, contro la morte. “Una fantasia legata alla remota mitologia mesopotamica; un fatto storico nella cornice di un Medioevo al tramonto; il paesaggio senza luce della città moderna e le oscure vicende di un uomo come tanti”, sono il teatro delle storie messe in scena nel libro. Tutti i protagonisti del romanzo di Giulio Palmieri sono uniti da un unico destino: soggiacere all’inganno della vita.

Dove comincia il mare di Gianni Carbotti (Lupo editore) – Seduto in riva al “suo” mare, Giambattista Lanzafame vive il momento magico di chi sente di aver raggiunto un grande obiettivo di vita. Finalmente potrebbe rispondere a chi – quand’era piccino – gli chiedeva «cosa farai da grande?», poiché il nuovo giorno vedrà la sua partenza verso la realizzazione dei suoi sogni. E all’improvviso, come accade in ogni imminente “inizio”, si fa urgente il bisogno di ripercorrere le tappe che l’hanno portato al traguardo, di ripensare e rivivere la propria storia nel fluire degli anni e delle figure che l’hanno accompagnato ad essere quello che è, nella condivisione di esperienze o nel ruolo di guide. In un alterno vagabondaggio interiore tra eventi recenti e passati, riemergono così la pacata tenerezza del padre e l’energia materna, le complicità fraterne e le ingenue trasgressioni dell’adolescenza, la solidità del nonno contadino, le atmosfere di lontane vacanze nella scoperta della propria terra e delle radici, il percorso ed i miti di una vocazione che inseguendo segnali incerti è ora approdata alla realtà.

Può essere il caso a determinare il raggiungimento di una mèta? Forse. Ma forse nulla accade per caso, e il tessuto di una vita compie e rivela il suo disegno.

Gianni Carbotti nasce a Martina Franca nel 1959. Laureato in Scienze Giuridiche presso l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, svolge la professione di impiegato sempre in Martina Franca dove egli vive. E’ proprio nei “suoi” luoghi del cuore che l’autore ambienta il suo primo romanzo.

Ricadute narrative della contingenza esistenziale di Antonio Pagliara  (Lupo editore)- Dal curriculum di Ciccio Spina – habitué del bar Sguario e amico dell’insostituibile Marco Cazzafitta – alla sofisticata arte salentina dell’inzuppare il biscotto, dall’aneddoto all’antropologia, dalle divagazioni filosofiche tra “chiocciole intelligenti” ai polli londinesi, fino alle prose di viaggio (Iran, Colombia, Turchia), è una fantasmagoria di storie, leggende e incontri con varia umanità.

Le diverse anime di questi racconti sembrano obbedire alla bizzarria del caso e produrre la meraviglia di un incastro caleidoscopico, inseguendo per esili richiami una loro missione di scoperta. E se il severo giudizio del “Professore” ha piombato lo scrittore nel dubbio, resta pur sempre vero che l’accusa di qualunquismo nasce da un eccesso di sambuca, e che in fondo l’esistenza è fatta di contingenze…

Sta al lettore raccogliere la sfida e decidere che fare di queste ricadute: se ridere o sorridere, pensare, incantarsi, o semplicemente godersele.

Antonio Pagliara – E’ un docente mitomane di trenta e passa anni. Laureato in lettere, ha lavorato in Colombia e Iran, ora vive a Istanbul. Il suo precedente romanzo s’intitola drammaticamente Schioma.

SCHEDE LIBRO 21 AGOSTO 2011

 Storie dal Salento di Raffaele Polo (Lupo editore) In questo libro sono compresi gli scritti principali che Raffaele Polo ha ambientato nel “suo” Salento. Inediti, correzioni e aggiornamenti che rendono il testo fluido ed attuale. C’è il seguito de “Il silenzio del Pesciolino Rosso”, ovvero “I disegni di Albarosa” con la riproduzione delle opere originali. E anche per “L’isola delle Pazze” è prevista un’aggiunta con nuovi spunti …e prospettive. Ma la cosa più consigliabile sta nel considerare questi scritti come un vero e proprio cantiere aperto. Ce ne sono e ce ne saranno altri, che aggiungeranno tessere colorate a questo mosaico che si va componendo e che, come la tela di Penelope, pare non debba mai terminare di ripercorrersi. Immergersi in queste storie vuol dire comprendere l’anima del Salento, dei suoi abitanti, della sua contemporaneità. Scoprire un luogo affascinante e misterioso che nessuna carta geografica può delimitare. Scrive l’autore: “Ho raccolto alcune storie dal Salento, nel tentativo, nell’illusione che la lettura di queste pagine possa dare un’idea di questa terra, che io, come tanti, mi illudo di conoscere; ma che, in realtà, è un vero e proprio mistero, ricchissimo di sollecitazioni e curiosità. Basta fermarsi ad osservare il pinnacolo di un campanile o il fregio di un portone e ci si incammina subito in un percorso fiabesco surreale che chissà dove può portarci. Ho vissuto in questa Terra respirando il profumo del mare e della campagna, ascoltando il dolce idioma dei suoi abitanti, ammirato dalla bellezza e dalla cultura che promana da ogni piccola realtà del suo tessuto. Ho sperato, per lungo tempo, di poter cantare l’incredibile fascino che il Salento offre ai visitatori. Ma ho capito, quando era forse troppo tardi, che l’omaggio più vero, più sincero, più giusto da fare a questi luoghi è di fermarsi. Fermarsi e stare ad ascoltare. Il vento, i rumori della quotidianità, i sospiri e le voci. Ascoltare con il cuore, con il sentimento. E accorgersi che non si può descrivere tutto questo. Non si può neppure tentare di spiegare perché, adesso, mi viene da piangere così, senza motivo. Forse perché sono diventato vecchio ma sento ancora che la vita è bella, e mi dispiace andarmene perché devo abbandonare questi luoghi, questi volti, questi sorrisi. Restano le Storie. Le Storie dal Salento che sono il mio testamento, il mio microscopico contributo alla Memoria dei Padri, dei Nonni, dei nostri Avi che, anche loro, erano tutti, ma proprio tutti, innamorati della propria terra.

Raffaele Polo (Piacenza, 1952) è uno scrittore e giornalista italiano. Ha cominciato la sua attività di scrittore nel 1985, scrivendo testi pubblicati da case editrici come Cingolani Editore, Edizioni del Grifo, EditoreLa Notizia, Acustica Edizioni, Lupo Editore e Edizioni Antica Roma.

Come lei mi insegna di Loredana Ruffilli (Lupo editore) – Dora è un’insegnante appassionata, un modello di vita per i suoi alunni. Ciò che la contraddistingue è l’acutezza dell’osservazione,  la limpidezza di giudizio, il suo spessore affettivo e l’apertura mentale. La generosità con la quale si spende nella sua professione travalica spesso le sue forze obbligandola a “staccare la spina” e ad affrontare la propria interiorità per mettere ordine nelle sue consapevolezze e riprendere coscienza del proprio valore. Antologia umana dal sorriso dolente, piena di amore per i giovani e intrisa di profonda onestà, quella della protagonista che sulla propria pelle affronta il dubbio dell’inganno, della reale capacità dell’istituzione scolastica di svolgere la sua funzione sociale.

Un “libro bianco” sulla scuola e su chi la vive e la soffre, una testimonianza di cui si avverte la forza veritiera, permettendo così di guardare dietro le quinte. La storia di una vocazione, di uno slancio idealistico destinato a scontrarsi frontalmente con una istituzione inaridita da fardelli burocratici, falsi carrierismi e cinismo dei singoli. Una realtà di provincia che propone un quadro emblematico della situazione generale.

LOREDANA RUFFILLI – Nasce a Squinzano (Lecce), il 4 febbraio 1961. Completati gli studi classici, consegue a 23 annila Laureain Lingue e Letterature Straniere con lode presso l’Università degli Studi di Lecce. Vanta una carriera venticinquennale come docente di Lingua Francese. È interessata a molteplici aspetti artistici: dipinge e disegna da autodidatta, ha partecipato per diletto ed esperimento a trasmissioni tv, studia canto jazz, conta nel curriculum personale corsi di dizione e tecniche comunicative, oltre a piccole ma interessanti esperienze teatrali. È alla sua terza esperienza letteraria, con Publigrafic ha pubblicato “Double face – l’apparenza inganna” (2005), e “La cura dell’attimo” (2007), partecipando con entrambe le opere a Città del Libro in Campi Salentina.

Indipendente e trasparente, si definisce autoironica, libera nel pensiero e coerente.

Mia sorella Emanuela di Fabrizio Peronaci e Pietro Orlandi (edizioni a Nord Est) –  Emanuela Orlandi, cittadina vaticana di 15 anni, figlia di un commesso pontificio, sparì il 22 giugno 1983, nel centro di Roma, mentre tornava a casa dopo la lezione di musica. Inghiottita da un intrigo internazionale senza precedenti, che è diventato uno dei pi torbidi gialli del secondo Novecento. Terrorismo turco, servizi segreti dellEst, Cia, intelligence italiana, Vaticano, il crack del Banco Ambrosiano, lo Ior, la banda della Magliana Per la prima volta Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, ripercorre 28 anni di misteri. Di pi: 30 anni esatti. Pietro considera il sequestro un proseguimento dell’ attentato a Giovanni Paolo II, avvenuto il 13 maggio 1981. Le sue rivelazioni sono clamorose. Pietro racconta il contenuto del suo colloquio con il feritore del papa, Al적gca, che ha incontrato in Turchia nel 2010. Fornisce una nuova prova sull’ esistenza in vita di sua sorella un mese e mezzo dopo la scomparsa, quando fu vista in un paese vicino Bolzano. Svela che, dietro una dellesigle che per mesi tennero lItalia con il fiato sospeso, in un drammatico balletto di rivendicazioni e depistaggi, cerano gli 007 nostrani. Parla di unultima pista in Marocco. Chiede al Vaticano di abbandonare ogni reticenza, in nome della verità della parola del Vangelo. La speranza di ritrovarla non ci abbandona mai. Pietro, nonostante tutto, ha fiducia. E racconta Emanuela come nessuno lha mai conosciuta, la passione per la musica, il catechismo, la scuola, gli amici, la spensieratezza di unadolescenza felice dentro lo Stato pontificio, l’amore per papà Ercole, mamma Maria, le tre sorelle e per lui, Pietro, unico e adorato fratello. Una denuncia e un viaggio toccante, in uno dei più inquietanti misteri della recente storia italiana.

Io accuso di Marco Antonacci (Lupo editore) – Sii musica per loro, inventa strumenti ancora nuovi. Insegna loro ad amare ciò che si muove rapido sotto il sole” (Giuseppe Conte).

La citazione lirica che compare nella pagina conclusiva di questa testimonianza scaturita direttamente dall’interno della scuola è per molti aspetti ancora più struggente della dura requisitoria sviluppata nel saggio. La severità dello sguardo di Antonacci deriva con tutta evidenza dal profondo amore per la professione e per i giovani che ne costituiscono la missione, in nome della quale non è consentita indulgenza alcuna di fronte a quanto ha corrotto e corrompe la nobile arte di educare/insegnare. E se, per onestà, va detto che la scuola non è né può essere un’isola felice rispetto ad una società che si è progressivamente impoverita di valori, l’indagine non rinuncia a denunciare tanto le lacune di sistema quanto i limiti culturali ed umani, le vigliaccherie, le piccole “guerre tra poveri” e gli opportunismi che inquinano il clima scolastico; ma anche le nuove battaglie che l’insegnante è chiamato a combattere ad armi non certo pari: quelle contro bullismo e teppismo, e soprattutto quelle contro lo spaventoso vuoto di motivazione e di speranza che contrassegna le nuove generazioni studentesche, spesso non adeguatamente sorrette e guidate da un tessuto adulto che si dimostra altrettanto fragile e disorientato, incapace di pronunciare quei “no” che fanno crescere.

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