A 530 anni dalla guerra di Otranto (1480/81-2011) (I parte)

1480/81-2011 – 530° Anniversario della guerra di Otranto

 

LA GUERRA DI OTRANTO DEL 1480

di Maurizio Nocera

Recentemente, ho riletto l’opuscolo “Trattative coi Turchi durante la guerra d’Otranto (1480-81)” [Estratto da «Japigia», Rivista Storica di Archeologia, Storia e Arte; Anno II, 1931 – IX (Fascicolo II) – Società Editrice Tipografica, Bari] di Salvatore Panareo (Maglie 1872 – Roma 1961), storico, folclorista, linguista e poeta dialettale che, per molti anni insegnò Storia al Capece di Maglie, poi fu preside nei Licei di Agrigento (1922-3), Molfetta (1923-6) e nella stessa Maglie (1926-37), dove fu preside anche del Tecnico Commerciale e dell’Istituto Magistrale.

Gli scritti di S. Panareo sono molti conosciuti in Salento, e il suo nome non sfugge a chi si interessa di storia salentina in quanto collaborò con diverse riviste, fra cui «Maglie Giovane», «Japigia», «Rinascenza salentina», «Archivio per le tradizioni popolari», «Archivio storico pugliese», «Rivista Storica Salentina» (di cui fu direttore nel 1922-3). Panareo fu autore anche di diversi saggi, dei quali ecco alcuni titoli: “Fonetica del dialetto di Maglie in Terra d’Otranto” (1903), “Dileggi e scherni fra paesi dell’estremo Salento” (1905), “Puglia” (Torino 1926), “Il Comune di Maglie dal1901 in poi” (1948). Ancora oggi il suo nome e la sua memoria sono presenti nella Biblioteca comunale di Maglie, dove un importante fondo è intestato al suo nome, perché prevalentemente composto dai libri provenienti dalla sua biblioteca privata.

Ma veniamo al testo. Oggi, più o meno, sappiamo quasi tutto sulla guerra di Otranto, e questo grazie alle relazioni dei memorialisti del tempo e grazie anche agli studiosi che si sono interessati e continuano a interessarsi di quell’evento. Ricordo qui solo gli studiosi antichi.

Antonio De Ferraris detto il Galateo (Galatone 1448 – Lecce 1517), riconosciuto grande umanista salentino, scrisse “Il Liber De Situ Japigiae” (1512-1513), fonte certa e probante, all’interno della quale, sia pure in modo breve e sintetizzato, fa riferimento alla guerra di Otranto. Donato Moro (Galatina 1924-1997), che delle vicende otrantine fu grande cultore per tutta la vita, nella sua relazione al convegno di Otranto (1980), “Fonti salentine sugli avvenimenti otrantini del 1480/81” (pp. 5-175, II vol.), ci fa sapere che il Galateo non scrisse mai un “De bello Hidruntino”, piuttosto scrisse un epigramma (“In sanctos martyres hydruntinos”), col quale celebra le gesta di Alfonso d’Aragona ed il martirio degli 800 abitanti.

Giovanni Michele Laggetto (secondo alcuni Laggetti, secondo altri Lagetto/i) (Otranto 1504-c.1571), fu abate, giurista, letterato e storico; scrisse “Historia della Guerra d’Otranto”, memoria fondata sui ricordi del padre, sopravvissuto alla guerra del 1480. C’è chi pensa a questa memoria come a un falso storico. Per quanto mi riguarda, anche se ciò fosse vero, resta il fatto però che, leggendola, in essa ci sono comunque aspetti inediti riferiti all’evento.

Lucio Cardami (Gallipoli 1410-1494). Secondo alcuni studiosi questo autore avrebbe partecipato alla guerra di Otranto, combattendo con l’esercito di Alfonso d’Aragona nel 1481 per liberare la città dagli Ottomani. Tuttavia si pensa che egli non sia mai esistito in quanto a Gallipoli una famiglia con questo cognome appare solo dopo il 1507. C’è pure chi sostiene che le sue “Memorie historiche de so’ tempi (o Diarii 1410-1494)”, all’interno delle quali ci sono molti riferimenti alla guerra di Otranto, altro non sono che dei falsi scritti da Giovan Bernardino Tafuri (Nardò 1695-1760), noto falsario del ‘700, che inserì i “Diarii” nella sua monumentale “Istoria degli scrittori nati nel Regno di Napoli” (1750). Tuttavia, anche in questo caso, come per il Laggetto, secondo me, le informazioni che ci vengono da questa fonte non vanno sottovalutate perché si tratta comunque di scritti antichi.

Pietro Colonna detto il Galatino (Galatina 1460 ca – Roma 1540), francescano minore, letterato, filosofo e orientalista. Secondo alcuni studiosi, si trovava in Terra d’Otranto quando avvenne l’assedio ottomano alla città, quindi, in un certo senso, è possibile considerarlo come un testimone coevo. Tra i suoi numerosi scritti, ce n’è uno in cui si narra la storia del Sacco di Otranto, intitolato “Commentaria luculentissima in Apocalypsim Ioannis” (1524), col quale esorta l’occidente, nella fattispecie l’imperatore Carlo V, a combattere l’Islam affinché tutti e tutto si cristianizzi.

Antonello Coniger (Lecce […]-1512), autore che avrebbe lasciato un manoscritto (ma di esso non si è mai trovata traccia) intitolato “Recoglimento de più scartafi fatto per me Antonello Coniger de certe Coronache moderne et antiche de più cose e sinnate le cose socesse in questa Provincia di Terra d’Otranto, copiate e scripte la pura e vera sostantia della Storia subta brevità come è la cosa sino alli tempi nostri, e princiapiaremo da che questo Regno di Sicilia el Papa nde fe esito cum Zenzo alla Chiesa Romana intendendosi dell’anni della Nativitate del Nostro Signore Iesus Cristo”, corretto e stampato in prima edizione a cura di Giusto Palma (Lecce, sec. XVII-XVIII) col titolo “Croniche di Messer Antonello Coniger gentiluomo leccese mandate in luce da Sig. Giusto Palma consolo dell’Accademia degli Spioni” (Brindisi, 1700; Venezia 1733; Napoli 1782; 1851; 1858), nel quale è verosimilmente narrata la vicenda della guerra d’Otranto, anche se poi, pure in questo caso, si sospetta trattarsi di un falso rinascimentale.

La “Relazione d’Accello” e il suo “Rifacimento otrantino”, inseriti nella “Storia dei Papi dalla fine del Medio Evo” (Roma 1925) di L. Pastor. È stato il galatinese Donato Moro che ha ridato voce al documento dell’Accello, anche se poi non è riuscito a individuare i connotati dell’autore in questione. Comunque un dato è certo, e cioè che nella “Relazione” vi sono utili notizie sull’aspetto demografico di Otranto nel XV secolo, e ciò è importante perché il documento è ritenuto probante, tanto che Moro lo descrive così: «A questo documento, adesposto e incompleto, mi accostai anch’io, notandone in particolare il fondo linguistico probante, con caratteristiche non dissimili da altri documenti cancellereschi e atti pubblici del periodo aragonese. Inoltre, esaminandone attentamente il “ductus” scrittorio, più di recente ho sostenuto che la copia [originale] poteva attribuirsi alla fine del sec. XVI. Oggi, ad ulteriore esame di quel fascicoletto manoscritto e di tutto il codice miscellaneo che lo comprende, ritengo che la mia valutazione risulti ancor più fondata e giustificata, anzi più che prudente» (Op. cit., pp. 81-82).

Altro contributo importante dato dallo stesso Donato Moro è il suo saggio “La tradizione storiografico-documentaria otrantina nel corso del ‘500”, pubblicata sempre nel volume “Otranto 1480”, e nella quale indaga, attraverso la lettura di molteplici testi, quale fosse il contesto geo-politico in cui avvenne la guerra e il sacco di Otranto.

(continua)

per gentile concessione dell’Autore e di Paesenuovo

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