Santa Cesarea Terme, la bella del Canale d'Otranto, preda degli “Orchi”

La falesia a rischio crolli nel paesaggio incantato di Porto Miggiano

Comunicato Stampa Congiunto sottoscritto da:

Coordinamento Civico apartitico per la Tutela del Territorio, della Salute e dei Diritti del Cittadino
Forum Ambiente e Salute del Grande Salento – Rete Apartitica
Save Salento – Associazione Salviamo il Salento

Santa Cesarea Terme, la bella del Canale d’Otranto,

preda degli “Orchi” del cemento

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“Le ingiustizie vanno perseguitate e represse non cementificate!”

Appello alla massima partecipazione

 

La Morte Grigia del Cemento attanaglia Santa Cesaria

Regione Puglia e Soprintendenza facciano appello al Consiglio di Stato, vincolino e includano tutte le aree a rischio cemento nel Parco Otranto-Santa Maria di Leuca-Bosco di Tricase

Magistratura e Forze dell’Ordine indaghino sugli scempi già in corso lungo la costa ordinandone le demolizioni!

 

“Apriti monte e ingoia Cesarea” (“aprite munte e gnutti Cisarea“) è la frase che, le anziane donne del Salento raccontano, pronunciò una spaventata giovinetta Santa Cesarea, quando inseguita dal padre orco,   giunse fuggendo dal villaggio di Francavilla (ubicato nell’entroterra tra Maglie e Cutrofiano), in prossimità delle rupi costiere della località oggi a lei omonima!

E la Madre Terra amorosa, intenerita dalla sua purezza, le aprì un varco tra le rocce dove l’antica Santa d’epoca romana trovò rifugio per l’eternità, conservandovi così intatta tutta la sua virginale purezza, la stessa del paesaggio naturale ancora integro in quei luoghi, dominio esclusivo della Natura!

Il delirio dell'impotenza - Idiozie nel paesaggio di Porto Miggiano

Oggi quelle stesse sacre rupi rischiano terribilmente d’essere inghiottite dal cemento, rischiano d’essere stuprate dal più terribile degli orchi, quello della speculazione che tutto divora in nome del demone della cementificazione selvaggia, del “Dio Bafometto del Denaro”!

Son rupi magnifiche, aspre e verdi, che si tuffano e si specchiano nel più azzurro dei mari, quello profondo del Canale d’Otranto; sono scogli nelle cui profondità, scrisse il filosofo greco Aristotele, (mentore di Alessandro Magno il Macedone), l’eroe Ercole, sconfitti i giganti, li costrinse ad un’eterna mortifera prigionia, liberando la terra dalla loro furia devastatrice; così i marinai greci spiegavano gli odori delle correnti sulfuree termali dai poteri curativi, che dalle grotte marine lì fuoriescono ancor oggi a Santa Cesarea non a caso detta Terme, dicendole essere il sangue putrido di quegli esseri ancestrali dagli immensi corpi!

la vallata di Porto Badisco è anch'essa a rischio

Ma gli orchi di oggi non hanno nulla di mitologico, nulla di poetico, nessun legame con la madre terra, e pur se di piccoli uomini oggi si tratta, e non di giganti, essi hanno una potenza distruttiva senza pari e il malefico potere di modificare e alienare per sempre tutto il nostro antico atavico “paesaggio quotidiano”, grazie ad una tecnologica non asservita al Bene, ma corrotta alla speculazione!

Non sarà più solo Ercole nella lotta a difesa di Santa Cesarea e di tutto il territorio Salentino, contro gli orchi del cemento, in ogni parte del Salento, ed in tutt’Italia un’eco è risuonata di intensità crescente; il richiamo di un moderno potentissimo roboante corno d’allarme lanciato sulla rete: “Ritroviamoci tutti a Santa Cesarea nella località di Porto Miggiano sabato pomeriggio, 30 luglio 2011, alle ore 18.30, e rivendichiamo, con la nostra gandhiana presenza, manifestando pacificatamente, tutta la nostra indignazione, che questo paesaggio è di tutti coloro che lo amano, in ogni parte d’Italia e del mondo, di tutti coloro che amano il Bello e la Natura incontaminata e “pura”, prima ancora che delle amministrazioni che lo governano, e che oggi lo stanno vergognosamente svendendo e disumanamente “assassinando”, mercificando, stuprando, per costringerlo in catene a questa vile prostituzione dell’affarismo selvaggio!

comparto 13 prima dello scempio

E’ la più grande e vasta operazione di cementificazione della storia del Salento, decine e decine di ettari incontaminati che avrebbero dovuto, devono, a diritto entrare a fare parte del “Parco naturale costiero Otranto-Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase“, e che invece scientemente, strumentalmente, vi son stati mantenuti fuori, per permettere questa operazione di maxi-lucro erosivo delle ricchezza ambientali di ogni salentino di oggi e delle future generazioni, rivendicando, riesumando, oggi che una certa congiuntura politica lo ha reso proponibile, ormai improponibili e scandalosi piani “regolatori” degli anni ’80; della stessa epoca in cui per combattere identiche e comunque minori speculazioni edilizie, Renata Fonte, consigliere Repubblicana di Nardò fu assassinata da una mafia lì istituzionalizzatasi per essersi opposta al danneggiamento della costa neretina di Porto Selvaggio sul Golfo di Taranto, costa di rupi e natura che tanto ricorda proprio quelle di Santa Cesarea oggi in pericolo.

comparto 13 dopo la cementificazione

E così oggi due donne dagli scranni del Parlamento hanno levato la loro voce a difesa di Santa Cesarea, presentando delle interrogazioni parlamentari al Governo perché si indaghi sulla catena delle assurde anomalie, che dalla Regione Puglia, alla Provincia di Lecce, al Comune di Santa Cesarea Terme, passando dagli enti di tutela, quali la Soprintendenza, hanno permesso tutto questo paradossale scandaloso stato di cose, per poi chiedere anche di far luce sulla superficialità inaccettabile dello stesso Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) di Lecce che ha consentito  con una sua iniqua sentenza che oggi si giungesse sull’orlo della esecuzione di questa “condanna a morte” della bella e casta Santa Cesarea!

Sono Elisabetta Zamparutti deputata del gruppo dei Radicali Italiani nel PD, membro della Commissione Ambiente della Camera, e Luciana Sbarbati senatrice del Partito Repubblicano Italiano, lo stesso partito dell’eroina salentina Renata Fonte, assassinata brutalmente proprio per aver difeso dal cemento il Salento e le sue amate coste!

Due donne coraggiose ed esemplari unite nel giusto al di là dei colori politici e degli schieramenti, due parlamentari totalmente estranee per origini al Salento … e nessun parlamentare salentino, o pugliese, ha invece mosso un sol dito contro questo vilipendio di inermi ed innocenti bellezze naturali della loro terra natìa, per non disturbare gli interessi degli “orchi”, per cibarsi forse anche loro di succulenti briciole! Vergogna!

Il Comparto 13, sopra Porto Miggiano, decine di ettari di natura selvaggia sbloccati dal TAR Lecce recentemente, pronti per l’edificazione che potrebbero essere sventrati da un momento all’altro, ma l’associazione Save Salento-Salviamo il Salento ha diffidato il Comune di Santa Cesarea e l’Ufficio Tecnico dal rilasciare autorizzazioni per l’avanzata delle ruspe!

L’ onorevole Elisabetta Zamparutti è dovuta intervenire personalmente sul Comune, con la sua autorità di ispettorato sindacale, per far sì che i comitati civici avessero accesso alle carte che con vari cavilli, legittimi o meno che fossero, si rischiava di non avere a disposizione in tempo!

Il Comparto 14, area anch’essa integra, che l’attuale amministrazione del Comune di Santa Cesarea sta sbloccando al cemento, inspiegabilmente, e contro cui, nei tempi ufficiali, Save Salento ha presentato dettagliate osservazioni perché la speculazione sia fermata in tempo!

Il ''muro in cemento della vergogna'', tra Santa Cesarea e Porto Badisco

Villagio Paradiso a nord di Santa Cesarea dove si progetta di cementificare, nel panorama selvaggio dalle mille suggestioni preistoriche, patrimonio dell’ umanità, di Torre Minervino e di Porto Badisco e della Grotta dei Cervi suo importantissimo santuario neolitico; e poi le estese cementificazioni già in corso a pochi metri dalla linea di costa, in barba alla Legge Galasso, e a numerose normative, a Porto Miggiano, su una falesia in evidente costante erosione, pur a rischio dell’ incolumità di persone e cose!

E infine un primo inizio di questa ecatombe annunciata in nome del cemento, un’assurda orrifica paratia a linea spezzata in cemento, che definire aliena è dir poco, istallata, poche settimane fa, lungo la litoranea panoramica a nord del centro abitato di Santa Cesarea, in direzione Porto Badisco, lungo curve mozzafiato, tra i più belli scorci d’Italia, che attraversano pinete e coste quasi a strapiombo; set di tante pellicole e pubblicità, che avrebbe richiesto da parte del Comune e della Soprintendenza un’attenzione che, ahinoi, è totalmente venuta meno in nome del “fare e fare subito, dell’appaltare, e senza alcun gusto, saggezza, rispetto, attenzione”! Un intervento quest’ultimo che ha fatto sollevare tantissimi cittadini pieni di sdegno e di indignazione, che sulle pagine di facebook hanno gridato allo scandalo richiedendo il suo smantellamento urgente, con bonifica e ripristino dello stato dei luoghi. Ma quella orrenda paratia  è ancora lì, e nessun ente di controllo, tra i tanti alle dipendenze dello Stato, è ancora intervenuto per ordinarne la demolizione! Una bandiera quella paratia in cemento di una devastazione in nome di una “falsa modernità” che si annuncia catastrofica, e che è un dovere della stessa Soprintendenza fare subito preventivamente ammainare!

Spontaneamente su facebook dei cittadini hanno costituito un comitato, una pagina contro tutta questa imminente devastazione, a cui le adesioni in breve tempo sono cresciute, esplose, in un tam tam che continua a crescere inarrestabilmente, vertiginosamente, e si carica di una indignazione ormai incontenibile, straripante!

Tra le prime iniziative sorte d’impulso quella dell’appello ad inviare delle mail agli indirizzi ufficiali del Comune della Santa, per chiedere al Sindaco ed ai suoi amministratori l’intervento immediato a fermare ogni scempio in progetto e già incorso, legittimato in questo dal suo essere il “dominus“, la massima autorità preposta alla tutela del territorio da lui amministrato! E già dopo pochi minuti i terminali internet del Comune sono stati subissati di mail tanto da intasarli! E l’iniziativa dell’invio mail-appello è solo all’inizio!

Santa Cesarea, col suo assurdo “Caso cemento” di oggi è la goccia che fa traboccare un vaso strapieno di devastazioni di ogni sorta di tutto il Salento, ma tutte legate alla speculazione, dell’edilizia, dell’infrastrutturazione ridondante e superflua, dell’industrializzazione facile e deregolamentata, dell’energia, fin anco delle energie rinnovabili di eolico, fotovoltaico e biomasse divenute da “pulite” che dovevano essere flagelli calamitosi da doversi ora fermare a tutti i costi!

Da questo primo sit-in di sabato alcune semplici categoriche richieste si sollevano alla Regione Puglia e alla Soprintendeza affinché fermino tutto lo scempio annunciato, iniziando a costituirsi al Consiglio di Stato contro la sentenza inquietante del TAR Lecce, che ha sbloccato, mesi or sono, il Comparto 13, e al fine di fare rientrare tutte le aree del Comparto 13, del Comparto 14 della costa di Porto Miggiano, di villaggio Paradiso, (dove anche vecchi ruderi abusivi aspettano da anni una demolizione e bonifica dell’area, e che oggi i cittadini pretendono siano finalmente compiuti),  ecc, all’ interno del “Parco naturale Otranto-Santa Maria di Leuca” loro adiacente, a cui per valori paesaggistici, ambientali, naturalistici e storici, hanno pieno diritto di rientrare!

Un appello alle Forze di Controllo e Vigilanza, e alla Magistratura, perché facciano luce su come sia stato possibile giungere nel 2011 a tutto ciò; tanta inciviltà lontanissima dal sentire comune della gente, che grida: “Natura,  Salute e Paesaggio, Rispetto per la Terra!“, ma anche “Moralità e Legalità!

Perché da questi primi iniziali controlli ne seguano, già nelle prossime settimane, effetti concreti e visibili: gli abbattimenti delle tante “Punta Perotti“, dei tanti eco-mostri che oggi già offendono Santa Cesarea: le costruzioni realizzate in questi mesi a Porto Miggiano, la paratia stradale in cemento a linea spezzata sulla litoranea per Porto Badisco, i ruderi abusivi di cemento di località Paradiso, perché Santa Cesarea conservi la sua “sacra purezza”, insita nel suo nome, insita nei nomi delle sue contrade che rievocano paesaggi paradisiaci che abbiamo il dovere di trasmettere tali e migliori ai nostri figli e alle future generazioni!

Forum Ambiente e Salute del Grande Salento, rete apartitica coordinativa di movimenti, comitati ed associazioni a difesa del territorio e della salute delle persone

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Via N. Ferramosca, c.a.p. 73024  Maglie (LECCE)

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