Otranto. Quel 29 luglio del 1480

Il sacrificio di un popolo tra storia e leggenda

di Sonia Venuti

“ A ciascun uomo nella vita capita almeno un’ora in cui dare prova di sé;  viene sempre,  per tutti.  A noi l’hanno portata i Turchi

(Maria Corti)

“Era un Venerdì,  quel 29 Luglio del 1480, quando le vedette sugli spalti di Otranto scorgevano il filo dell’orizzonte nereggiare di navi: novanta galee, quindici maone, quarantotto galeotte. A bordo, diciottomila uomini. Turchi. I musulmani, comandati dal pascià Agomaht, avrebbero voluto sbarcare a Brindisi, porto più agevole, ma il vento contrario li aveva costretti a scegliere Otranto, la più orientale delle città della penisola”.

E’ questo il prologo di una delle pagine di storia salentina più cruente e più cariche di umanità, svoltasi in un periodo in cui era già in atto il declino di un’epoca quale il medioevo che aveva visto si tanti eroici cristiani dare la vita per fedeltà a Cristo,ma mai una città intera, e  né a tutt’oggi si conosce un episodio come quello di Otranto.

“La mattina del 14 agosto gli ottocento, la corda al collo, furono condotti sul colle della Minerva, poco distante dalla città. Per tutto il tragitto l’apostata rinnegato cercò di convincerli a cambiare idea, ma quelli resistevano, confortandosi l’un l’altro. Uno dei prigionieri, Antonio Primaldo, un vecchio sarto, risponde: «Crediamo tutti in Gesù, figlio di Dio, siamo pronti a morire mille volte per lui». E aggiunge: «Fin qui ci siamo battuti per la patria e per salvare i nostri beni e la vita: ora bisogna battersi per Gesù Cristo e per salvare le nostre anime».

Il primo ad essere decapitato fu il sarto. Miracolosamente il suo tronco si rizzò in piedi e non ci fu verso di atterrarlo finché l’ultima esecuzione non fu compiuta. Uno dei carnefici, al vedere il prodigioso evento, si convertì e cominciò a protestarsi cristiano. Venne immediatamente impalato, sorte prescritta per tutti i musulmani apostati “(questi fatti vennero descritti da testimoni oculari al processo di beatificazione dei martiri otrantini).

Alla notizia della caduta di Otranto, Ferdinando II d’Aragona inviò le sue truppe che dopo un anno  riuscirono a riconquistare la città, e quando arrivarono, trovarono sul colle della Minerva, i cadaveri ancora intatti come se fossero morti da poco. Un cane riconobbe dall’odore il suo padrone e gli si mise a scodinzolare accanto. Le teste avevano gli occhi rivolti al cielo e sorridevano. La notte la collina splendeva di luci, e così la cattedrale quando riportarono i corpi, tanto che tutti accorsero credendo scoppiato un incendio. Trecento anni dopo, la notte della loro festa, gli ottocento martiri furono visti da tutto il popolo recarsi in processione sul colle (così testimoniarono in tanti alla riapertura del processo di beatificazione nel 1771). Più volte salvarono la città, sia dai turchi, apparendo armati sulla spiaggia, che dalle epidemie. Tranne il sarto, di essi non si conosce neppure il nome: fu un intero popolo a chiudere il Medioevo cristiano così come era cominciato.

E’ nel loro ricordo che ogni anno la città si appresta a festeggiare i Beati Martiri, aprendo il 31 Luglio la Tredicina, con la solenne esposizione in Cattedrale dell’urna dei Martiri, la quale viene ravvivata e vissuta dall’intera diocesi attraverso le Vicarie (zone pastorali) che animano ciascuna serata fino al 13 Agosto, giornata in cui viene organizzata una veglia diocesana per giovani sul colle del martirio, per rinnovare il perenne messaggio di speranza e di impegno civile degli Ottocento, e culminando nella celebrazione del Solenne Pontificale del 14 Agosto presieduto  dall’arcivescovo della città con la presenza delle autorità e la processione  che porta per le vie delle città addobbate dalle luminarie, le loro reliquie.

A cinquecento anni dalla loro testimonianza, un episodio unico nella storia della Chiesa,  mentrela Rivoluzione insidia il corpo della Cristianità, un’intera città affronta il martirio per non rinnegare la fede;  è questa la risposta eroica di una popolazione vissuta per secoli nutrendosi di civiltà e di cultura cristiane, che  ha salvato Roma e l’intero occidente cristiano dall’avanzata dell’Islam.

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