Cronache galatinesi fra gli anni ’20 e ‘40 del secolo scorso

uno dei palazzi del centro storico di Galatina

di Sonia Venuti

”Duce, Duce, lu pane ci lu ‘nduce”

Galatina, è noto, racchiuse in sé un movimento abbastanza largo di opposizione al regime, comprendente tutte le categorie sociali e varie ispirazioni politiche.

Tale opposizione aveva sfumature, valenze e incidenze diverse: si andava dalla non omologazione di alcune famiglie cattoliche, al disimpegno dei socialisti ( Avv. Gaetano Cesari), alla ostilità dei comunisti rappresentata da una nutrita schiera di artigiani (barbieri, meccanici, muratori, falegnami), capeggiati da Carlo Mauro.

L’adesione al fascismo, a Galatina come in gran parte d’Italia, fu propria della piccola borghesia, del sottoproletariato e delle classi ricche. La maggior parte della gente accettava con passività il Regime, senza partecipazione ma anche senza ostilità “Duce, Duce lu pane ci lu ‘nduce/ lu  ‘nduce lu furnaru, menzu duce e menzu ‘maru”

Galatina da “Valloniana” a fascista

La Galatina ufficiale, quella delle istituzioni comunali e del notabilato, divenne fascista solo dopo la presa del potere da parte di Mussolini. La famiglia Vallone, che sin dall’Unità d’Italia aveva governato la città, aveva espresso in diverse legislature il proprio deputato nella persona del repubblicano ing. Antonio Vallone. Sindaco della città era il fratello , il medico Vito.

I Vallone, come si è detto, rimasero estranei al fascismo, tanto che Vito Vallone aderì solo a cose fatte (1923) ed il popolo istintivamente distingueva tra la minoranza estremista degli squadristi e “i fascisti di don  Vito”, moderati per natura.

Il 7 febbraio 1925 muore l’on. Antonio Vallone e la partecipazione al lutto è corale.

Il Partito Fascista dice che “onorare il Cittadino benemerito è sacro dovere di tutti” e invita i propri iscritti a partecipare ai funerali che si svolgono il giorno 8.

 

balcone di uno dei palazzi più belli del centro storico di Galatina

“Ti mandu lu Caddara”

Gli anni ’30 furono terribili anche per i Galatinesi,  la miseria dilagava e la disoccupazione era alle stelle; con salari di fame le tabacchine prendevano la tubercolosi nelle fabbriche di tabacco.

Per cucinare la povera gente, non potendo comprare la legna, usava le “ramaje” risulta della monda delle olive.

Non era spettacolo raro vedere in giro braccianti di poco più di cinquant’anni letteralmente piegati in due a causa del duro lavoro, e non era raro neanche vederli la domenica sotto i grandi portoni padronali in attesa di ricevere l’elemosina.

I senza tetto  venivano ospitati in un grande locale in via Tanza, chiamato “cambarone” (camerone), dove le famiglie si divedevano gli spazi con lenzuola appese ai fili di ferro.

Il  giovedì giorno di mercato in piazza S. Pietro, venivano effettuate delle vendite all’incanto di beni pignorati a poveracci insolventi dall’Ufficiale Giudiziario d’allora soprannominato “caddara”; da qui il detto “ti mandu lu caddara” cioè “ti faccio pignorare la casa”. Qualche sollievo alla miseria dilagante lo diedero i lavori per la fognatura e per la costruzione dell’Edificio Scolastico di Piazza Cesari: per poter lavorare il Sabato (il “sabato fascista” era dedicato alle esercitazioni premilitari e alle “adunate”) bisognava ottenere il permesso scritto dal Segretario Politico.

La vita culturale

La vita culturale era molto stentata e le pubblicazioni erano scarsissime. L’unica rivendita di giornali era presso la cartoleria Mengoli, in Via Vittorio Emanuele II, vicino all’antica e rinomata pasticceria Ascalone.

Circolava uno strillone di nome “lenardu”, che per strillare “La Tribuna” gridava “Latri….buna”; circolava anche un banditore  chiamato “Giuju” (Giulio) che faceva precedere le comunicazioni ufficiali ai cittadini dal suono di una campana. Altre figure caratteristiche erano”lu Chiccu”, venditore ambulante di gelati (Gelati alla Maiella, quattru sordi la pagnottella) e due bravi pupari (“Pici Nera” e  “Naticeddrhu”) che allietavano i bambini con spettacoli di marionette.

Il Razzismo e demografia

Nel 1939 il Comune di Galatina si adegua alle leggi razziali e nel regolamento organico degli impiegati e salariati comunali stabilisce che gli stessi debbano essere cittadini italiani “di razza ariana”, avere buona condotta morale e politica ed essere iscritti al Partiti Nazionale Fascista. Per attuare la politica demografica del Regime si insediala Commissione Comunaleper  l’assegnazione dei premi di natalità.

Radio Londra

Anche a Galatina nel ’39 si svolsero manifestazioni per chiedere l’entrata in guerra, che videro però la partecipazione del solo mondo studentesco, dagli alunni delle elementari agli universitari.

Gli slogan erano i soliti.:gli “Eia, Eia, alalà” si sprecavano. Si cantava “ e se la Francia ci fa la spia/Nizza, Savoia e Tunisia”; ma dopo l’ubriacatura iniziale, l’atmosfera cupa della guerra spinse gl’italiani a “controllare” l’andamento delle vicende belliche attraverso l’ascolto di emittenti radiofoniche straniere quali Radio Londra e Radio Mosca. Dell’EIAR non si fidava nessuno.

Erano seguiti i commenti del Col. Stevens e di Mario Correnti (Palmiro Togliatti), e i locali pubblici erano tappezzati con cartelli con su scritto: “Vincere”, “taci il nemico ti ascolta”, e l’oscuramento era rigoroso.

L’ascolto delle radio straniere, non avveniva solo nelle poche case fornite di tali apparecchi, ma anche in sedi pubbliche, e molti degli ascoltatori erano iscritti al fascio.

Una casa in cui l’ascolto era metodico e continuo era quella di Carlo Mauro, in piazzetta S.Lorenzo, 8. L’ubicazione non era delle più felici perché era circondata dalla Casa del Fascio, sempre piantonata, e dall’abitazione del Maresciallo dei Carabinieri.

La sera, confusi tra i clienti dello studio legale, convenivano nel salotto della casa dove era installata una Radio Marelli, persone della più varia estrazione sociale: meccanici come Gino Luceri, barbieri come Pippi Marra, falegnami come Gaetano Cudazzo, avvocati come Gaetano Cesari, medici come Pietro Miorano, giovani magistrati come Giacinto Epifani. Naturalmente non tutti in una volta e con una certa discontinuità per non dare nell’occhio.

Duelli aerei su Galatina

Quando la guerra cominciò a farsi sentire, ci furono mitragliamenti e bombardamenti al vicino campo d’aviazione.

Per le segnalazioni delle incursioni aeree, il Comune istituì il servizio di allarme e cessato pericolo affidato ai sagrestani, e Anglani Paolo, è incaricato come motociclista per il segnale di allarme a mezzo di sirena a mano.

La grazia della Madonna delle Grazie.

Il 25 Luglio 1943 la radio annuncia la caduta del regime fascista, e l’8 Settembre fu proclamato l’armistizio (giorno della Madonna delle Grazie e l’evento fu considerato dal popolo una grazia).

I Tedeschi abbandonarono l’aeroporto, e grazie all’intercessione di una figura prestigiosa quale quella di Carlo Mauro, si evitò il peggio dei tumulti in città, così come invece avvenne nella maggior parte delle città pugliesi.

Si cominciarono a vedere in giro le prime truppe alleate: indiani, neri,inglesi, americani. La miseria dilagava e il contrabbando e la prostituzione proliferavano.

Si rivedeva il pane bianco, si scoprivano le chewin  gum e le caramelle col buco e ci si prostituiva per una stecca di sigarette

I Galatinesi si vestivano con i tessuti dei paracadute, il Commissario Prefettizio, Luigi Vallone cercava di coordinare gli aiuti e la distribuzione di viveri, mentre il comune di Galatina doveva ricorrere a prestiti presso la locale Banca Fratelli Vallone per pagare gli stipendi ai propri dipendenti.

Rinasce la Democrazia

A fatica iniziano a ricostituirsi le leghe dei lavoratori , e i vecchi partiti rinascono. Il I° Luglio 1945 si insediala Giunta Comualesu designazione del locale Comitato di Liberazione Nazionale.

La vita sociale dei contadini si svolgeva in piazza e nelle rinomate cantine de “lu Muscia” “l’Ossu” “lu Rasceddhra” tutte nel centro storico.

Vi era  una frequentata casa di tolleranza “la Rosetta”, ed il ceto medio si ritrovava nei Bar Cafaro  e Gran Caffè.

Il ceto medio-alto conveniva nei vari Circoli “Savoia” “Cittadino” o dei “Signori”.

Escono le prime pubblicità dell’”Idrolitina” dell”Amarena Fabbri” e del “Rabarbaro Zucca” mentre sugli schermi del cine-teatro Tartaro compaiono i primi film americani con attori protagonisti come Glenn Miller, George Murphy, Mirna Loy. Le attrici italiane più conosciute sono AlidaValli e Clara Calamai.

Le prime elezioni amministrative

Alle prime amministrative del dopoguerra, a Galatina entrano in competizione tre liste:

A destra,“Lu Tarloci”  (l’Orologio) capeggiata da Luigi Vallone ,la Democrazia Cristiana col debutto in politica di Beniamino De Maria con lo Scudo Crociato e le sinistre unite con la lista del “Sole”.

La vittoria dell’Orologio è schiacciante, perché raccoglie i consensi del vecchio notabilato prefascista, mentrela D.C. Raccogliei suoi voti nella classe impiegatizia e nel ceto medio.

L a sinistra, nonostante avesse come capo lista l’avv. Gaetano C esari, non riesce a mandare neanche un rappresentante.

La campagna elettorale si svolge in perfetto stile prefascista: comizi, volantini e manifesti polemici. Particolarmente accesa fu la contrapposizione tra valloniani e democristiani: ai primi si rinfacciava la posizione sociale “fatto v’avete Dio d’oro e d’argento”; per i secondi gli epiteti più gentili erano “collitorti”, “baciapile” e “democristiani”. Famoso rimase un volantino dal titolo “Viva viva lu Tarloci” che iniziava così “ viva viva lu Tarloci/ pè lle terre e pè  lli mari,/ Se squajara Soli eCroci/ se scacara l’avversari”.

Il 7 Aprile 1946 si riunisce il primo Consiglio Comunale e viene eletto Sindaco Luigi Vallone con 25 voti.

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