Vademecum del contadino del tempo che fu

di Armando Polito

immagine tratta da http://tangalor.blogspot.com/2010/11/affrontare-tutte-le-stagioni-della-vita.html

Da sempre strettissimi sono stati nella civiltà umana i rapporti tra l’alternarsi delle stagioni, quella che alle origini e per millenni fu la principale attività, l’agricoltura, e la religione. Poi vennero l’ industria, l’inquinamento, i mutamenti climatici, l’agricoltura transgenica (quella biologica, più che un’inversione di tendenza frutto di un ravvedimento, a me sembra solo una perversa contraddizione che, sempre in nome del dio profitto, fa leva sulle nostre, pur fondate, paure e rischia di essere una delle tante mode che puntualmente vengono imposte) e tutto quello che di spiacevole il futuro ci riserverà. Chi scrive ha un concetto molto personale della religione (anzi, ad essere sincero, debbo dire che mi ripugna alla mente ed al cuore un credo, e in questo tutte le religioni passate e presenti si somigliano, che trae la sua ragion d’essere dalla paura di un fenomeno altrettanto naturale come la nascita qual è la morte), ma un minimo di onestà intellettuale mi obbliga a riconoscere che nel passato, almeno, quei rapporti ai quali ho fatto cenno all’inizio hanno garantito un certo rispetto dell’ordine naturale delle cose e della vita. Con un sentimento che è nello stesso tempo nostalgia e rabbia mi piace perciò qui ricordare sette antichi proverbi che il cosiddetto progresso ha reso quasi del tutto obsoleti nel volgere di pochi decenni. E se per gli altri la fine o quasi è stata decretata dalle serre, non mi meraviglierei se il primo, sconfessato (nella sua interpretazione letterale) dalla scienza per quanto osservo in nota 1, si prendesse la sua brava rivincita e fosse, paradossalmente, l’unico ad essere attuale per colpa del sovvertimento totale che l’uomo sarà stato in in grado di produrre pure a livello astronomico…

1 Ti santa Lucia llunghèsce la tia

quantu lu pete ti la iaddhìna mia.

Il giorno di santa Lucia (13 dicembre) si allunga il dì

quanto il piede della gallina mia.1

 

2 Ti santu Frangìscu

la seta2 allu canìsciu3.

Il giorno di san Francesco (4 ottobre)

la melograna nel canestro.

 

3 Ti santu Gisèppu

la simènte all’uèrtu.

Il giorno di san Giuseppe (1 maggio)

la semente nell’orto.

 

4 Ti santu Lionàrdu

chiànta la faa ca è tardu.

Il giorno di san Leonardo (6 novembre)

pianta la fava perché è tardi.

 

5 Ti santu Lorènzu

lu noce ggh’è mmiènzu.

Il giorno di san Lorenzo (10 agosto)

la noce è a metà (del suo sviluppo).

 

6 Ti santu Subbistiànu

li cìciri4 alla manu.

Il giorno di san Sebastiano (20 gennaio)

i ceci in mano (pronti per la semina).

 

7 Ti Tutti li santi

la simènte alli campi.

Il giorno di Ognissanti (1 novembre)

la semente nei campi.

____

1 Com’è noto il 21 dicembre,  inizio del solstizio d’inverno, è la data dell’anno in cui il giorno ha la durata più breve. È dal 22, dunque, che il giorno comincia progressivamente e lentamente a crescere. Credo, perciò, che il proverbio vada interpretato non tanto come intriso di sarcasmo (anche se il piede della gallina, per quanto piccolo, sempre piede è…) ma come una sorta di miracolo più agognato che realizzato (in fondo santa Lucia non è la protettrice della vista, cioè, in ultima analisi, della luce?). A meno che, quel “ti” corrisponda non a “di” ma a “da” , cioè a “subito dopo”.

2 Dal greco side=melograno. Come avviene per i più titolati palinsesti televisivi anticipo che un post con foto originali sarà dedicato al melograno in settembre, quando matureranno i frutti dei miei numerosi alberi. La riproduzione di questa pianta, infatti, è quanto di più facile si possa immaginare: basta scalzare, alla fine dell’autunno o all’inizio dell’inverno, uno dei numerosissimi polloni che tendono a svilupparsi nelle immediate vicinanze del piede (non quelli che spuntano direttamente dal piede e che non hanno apparato radicale), invasarlo o piantarlo direttamente nel terreno.

3 Nel dialetto neretino canestro [dal latino canìstru(m), dal greco kànastron, probabilmente connesso con kanna=canna]  è canèscia (con cambio di genere e normale passaggio –str->-sci-, come in maestra/mèscia, finèstra/finèscia, etc, etc.). La variante canìsciu rende possibile l’assonanza. Da notare che questo dettaglio prosodico ricorre pure nel proverbio successivo (Gisèppu/uèrtu), negli altri si ha regolare rima.

4 Plurale più fedele di quello italiano (ceci) all’originale latino (cìceres).

8 Commenti a Vademecum del contadino del tempo che fu

  1. solo due segnalazioni. San Leonardo mi pare venisse indicato con “Santu Linardu”; Lorenzo con “Larienzu”.

    Ci aggiungerei anche:
    Ti Santu ‘Itu la fica ‘ole maritu.
    E sono certo che il buon Armando ora ci spiegherà il senso di questo bel proverbio.

    Se me ne vengono in mente altri li aggiungerò. Bella questa associazione tra il calendario dei Santi e l’attività nei campi presso il popolo salentino!

  2. ‘Te Santu Itu ‘ngira l’ulitu
    San Vito matura l’uliveto. Nel mese di giugno l’agricoltore guardava l’albero d’ulivo e poteva fare i calcoli sulla quantità di ulive che avrebbe potuto raccogliere in quell’anno. Il frutto dell’ulivo infatti si liberava dell’infiorescenza ormai secca e si presentava già come piccola uliva verde e lucente.

    • Ringrazio tutti per l’attenzione ma soprattutto per la sensibilità dimostrata nell’avermi risparmiato la meritata tirata d’orecchi per non aver subito capito che il “Ti” iniziale di ogni proverbio indica solo una data di partenza, comunque approssimativa. D’altra parte, solo per fare un esempio, “ndi itìmu ti Natale” significa “ci vedremo nel periodo di Natale” e non “il giorno di Natale”. Cade, perciò, la bizantina interpretazione iniziale data in nota , degna dell’etno-antropologo da strapazzo che sono.

  3. Erano dei semplici promemoria per non sbagliare i tempi delle attività agricole. Oggi con le monocolture, i manuali e la riduzione dell’attività agricola non servono più. Aggiungo: SSunta ‘nterra, acqua ncielu (a ferragosto piove)

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