Dal clima, alle vicende politiche e ai prezzi: effemeride della quotidianità

di Rocco Boccadamo

L’estate è alle porte, lo scirocco e l’afa mordono, sfiancano, generano fastidio.

In siffatto contesto meteo – climatico, s’innesta, per di più, l’affanno al seguito di avvenimenti e scadenze altrettanto defatiganti, quali elezioni, ballottaggi, referendum: da parte della folta casta di sacerdoti e bramini addetti ai riti della politica, si sostiene che trattasi di momenti di alta e pura democrazia, da viversi senza se e senza ma, sermoni, invero, che suonano poco convincenti. Al di là, a prescindere dalla pletora di formazioni politiche e/o partitiche, di movimenti e di orientamenti, dai simboli e dai proclami che sembrano assicurare paradisi terrestri a ogni piè sospinto, sembra che sia giunta la stagione in cui, pur con gli occhi doverosamente rivolti al presente e soprattutto al futuro, è necessario guardarsi dentro, riandare alle essenze positive delle generazioni passate, alle pietre miliari solide che segnavano rapporti, dimensioni, misure, equilibri, in ogni campo.

Già, perché, ormai da lunga pezza, si ha la sensazione che numeri, valori e beni siano finiti in una sorta d’impazzimento senza regole e ragioni, in giro si capisce poco e niente.

Qualche spigolatura esemplificativa. Sulle vetrine di un elegante bar vicino casa, è stato da poco affisso un cartello, dal contenuto secco ma indicativo “NO self service!!! Ai tavoli, vi serviamo noi!!!” . Dice il gestore, qualche avventore ci marciava, al banco, il caffè si paga 70 centesimi, per chi lo desidera sorbire comodamente seduto ai tavolini fuori, il prezzo è invece di un euro.

Ma, prodotto e opzioni simili, a Roma, l’ordine delle cifre è di 95 centesimi /un euro per l’espresso in piedi all’interno del locale e, si pensi un po’, di ben 2,50 euro, per la tazzina servita al tavolo all’esterno.

Non si richiami, per favore, il detto “ non si deve dar peso alle piccole cose”, si consideri, al contrario, che anche le pietre minuscole concorrono a formare il muro.

Le triglie, nel panorama delle varietà ittiche, si collocano tra i pesci preferiti da chi scrive e però, di fronte al cartellino con l’indicazione di € 22 a chilogrammo, il suo sguardo non si ferma neppure per un momento sulle cassette contenenti gli esemplari di color rosso melograno.

Procedendo ancora, il lavaggio a secco di un tappeto di lana, 1 metro x 1 metro e ottanta, ha comportato l’esborso astronomico di 34 euro. Non eccezioni, bensì realtà di tutte le ore e, purtroppo, si ha l’impressione di un’acquiescenza dominante, di completo immobilismo, d’assuefazione, d’accettazione supina, senza riflettere su scelte di spesa alternativa.

Il tempo è ovviamente dinamico, s’inanellano inesorabilmente anni e decenni: la memoria va ad uno stipendio mensile di 67.000 lire e, in parallelo, ad un biglietto di cinema di prima visione a 180 lire, oppure ad un rifornimento settimanale di benzina per un’utilitaria adoperata in città a 1.000 lire.

Oggi, per il cinematografo ci vogliono 7 euro (77 volte tanto) e per l’autovettura almeno 20 euro (40 volte tanto), mentre lo stipendio in riferimento si aggira intorno a 1500 euro (45 volte superiore). Tutto è paurosamente lievitato, le proporzioni talora permangono e talora no, alla fine, stringendo, non è che adesso si sbarchi il lunario più agevolmente di cinquanta anni addietro.

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