Le farfalle ammazzate dalla nostra vanità. Riflessioni per un consumo alimentare appropriato

 

Il riuso degli avanzi in modo che la produzione agricola plachi la fame di tutti

di Antonio Bruno

 
Mia padre all’arrivo dei primi caldi di maggio mi diceva “Maggio adagio!” quando gli chiedevo se potevo togliermi finalmente la maglia di lana. Solo che lui continuava con “Giugno adagio”, “luglio adagio” tanto che alla fine io gli chiedevo: “Ma papà, quando potrò togliermi la maglia di lana?”
Ma a parte il rituale della maglia di lana maggio è il mese che decreta la fine dell’inverno, che che ne dicesse mio padre, insomma un mese che annuncia la stagione dei raccolti, la stagione dell’estate.
Certamente è la stagione delle produzioni che la terra ci regala, per la vita delle donne e degli uomini che sono sulla faccia della terra.
La produzione della terra, del globo, è un inno contro lo spreco a cui siamo costretti ad assistere perché non vediamo più i campi pieni di spighe che piegate dal peso dei semi aspettano di essere raccolte. Mi verrebbe da dire che c’è necessità di tenere presente la povertà e la crisi per impedire a tutti i costi che 4.000 tonnellate di cibo buono da mangiare siano buttate via ogni giorno nella nostra Italia.
Eppure mia madre non buttava nulla, ciò che avanzava veniva utilizzato sempre. Siamo in tempo di crisi; è vitale essere parsimoniosi con il cibo. Ma attenti! La prima cosa che dobbiamo fare è riconquistare il rapporto con quello che diventerà la pasta o il pane oppure la pietanza che ci verrà servita fumante a tavola.

Prima di tutto dobbiamo cercare i cibi genuini e non risparmiare sul prezzo che è la paga giusta del lavoratore che li ha ottenuti; la paga del contadino non si tocca! Quindi andiamo a cercare il cibo genuino e paghiamolo in modo giusto a chi lavora. Il risparmio avverrà dopo, perché se il cibo è genuino, sano e gustoso, quando avanza lo mettiamo nel frigorifero e dopo lo riutilizziamo perché è buono, gustoso e non lo buttiamo! E’ questo il vero risparmio. Compriamo i cibi di stagione, li possiamo vedere facendo una passeggiata in campagna andando a trovare i contadini della nostra zona, perché quello è il cibo che viene dal lavoro dell’uomo.

La FAO, l’organizzazione delle Nazioni unite per l’agricoltura e l’alimentazione, ha effettuato degli studi da cui si evince che per far fronte alla crescita della domanda di alimenti e di cibo che sarà originata dal miglioramento del tenore di vita nei Paesi emergenti come l’India e la Cina, entro il 2030 bisognerà accrescere del 30% la produzione agricola mondiale e raddoppiarla entro il 2050. Ecco che se noi, ricchi e grassi occidentali, riutilizzeremo il cibo che adesso invece buttiamo, ridurremo le nostre richieste e, nello stesso tempo, garantiremo ai paesi emergenti ciò di cui hanno necessità di avere per vivere, perché la terra è di tutti e sicuramente noi dovremmo contribuire a creare condizioni di vita dignitose per tutte le donne e gli uomini che vivono sulla faccia della terra.

Questo comportamento avrebbe anche un altro risultato e specificamente che, la libertà di muoversi liberamente nel pianeta, in questo modo diverrà una libera scelta e non una necessità per riuscire a far vivere i figli, le bocche da sfamare, così come avviene oggi per le tante persone venute da lontano che affrontano viaggi insidiosi per essere tra noi, lontani dalla loro terra, dalla loro tradizione e dai loro affetti.

C’è in atto il cambiamento climatico che preme nel farci cambiare stile di vita, stiamo perdendo la varietà del creato, tante specie animali e vegetali stanno scomparendo dando luogo a ciò che viene definita la riduzione della biodiversità, è ormai acquisito che l’acqua è una risorsa che si sta esaurendo e quindi emerge la necessità di consumare minori quantità di acqua e di inquinare meno.
Non è che dobbiamo cambiare! Dobbiamo essere ciò che siamo! Donne e uomini che sono figli di altre donne e uomini che hanno da sempre avuto il rispetto del cibo. Io, quando devo gettare un pezzettino di pane, continuo a baciarlo, come fosse una reliquia, perché così mi insegnò mio padre che mi parlava della fame, della guerra, di quando avere un tozzo di pane faceva la differenza tra vivere e morire. Mi parlava dei fichi secchi, che si misuravano a tasche, una tasca di fichi. Mi parlava degli americani che portarono la farina bianca, e il pane che ne derivava era la festa delle tavole anni 40. Un’altra Italia? NO! La stessa Italia, siamo noi che abbiamo dimenticato, siamo noi che abbiamo cancellato sentendoci tutti principi e principesse intrise di vanità. Già, la vanità, alla cui voce il dizionario Lombardi dice: “Fatuo compiacimento di se e delle proprie capacità e doti, reali e presunte, accompagnato da ambizione, da smodato desiderio di suscitare plauso e ammirazione”.
Ecco perché è necessario riprendere il contatto con la realtà, che poi è ciò che ci circonda, quello che è naturale, gli alberi, l’erba verde, l’acqua che sgorga dalle sorgenti, il cielo blu e i prati pieni di farfalle. E’ cosa nota che tanto tempo fa ci fosse un giardino magico, dove le farfalle volavano sprigionando tutta la loro bellezza. La leggenda narra che trasformavano in diamanti e cose preziose tutto ciò che toccavano. Si mostravano agli uomini solo in primavera, ma era possibile vederle solo per un attimo, perché si era subito abbagliati dai riflessi delle loro ali.
Oggi è quasi impossibile rivivere quella magia perché le farfalle non le vediamo nemmeno per un attimo: la nostra vanità le ha ammazzate tutte.
 

 
 
 
 
Bibliografia
 
O.B. La PAC deve tutelare investimenti in agricoltura – La gazzetta dell’economia del 15 maggio 2010
Carlo Petrini: Le Virtù per non sprecare il cibo – La Repubblica del 17 maggio 2010
Francesco Alberoni: La vanità, vizio leggero solo se sta fuori dal potere – Il Corriere della Sera del 17 maggio 2010
Dizionario della Lingua Italiana Lombardi

4 Commenti a Le farfalle ammazzate dalla nostra vanità. Riflessioni per un consumo alimentare appropriato

  1. Complimenti! Un breve saggio di rara, composta intensità nel messaggio semplice e diretto, che dovrebbe, se il mondo andasse nel verso giusto, raggiungere il cuore di chiunque lo legga, facendo riflettere su un argomento così importante.
    Un sincero grazie all’autore.

  2. Alla voce risparmio mi permetterei di aggiungere anche quella relativa alla drastica riduzione delle spese sanitarie che prima o poi si è costretti ad affrontare (non sempre con esito felice…) a causa di un’alimentazione che di naturale ormai non ha più niente. Complimenti, Antonio!

Lascia un commento

La Fondazione Terra d'Otranto, senza fini di lucro, si è costituita il 4 aprile 2011, ottenendo il riconoscimento ufficiale da parte della Regione Puglia - con relativa iscrizione al Registro delle Persone Giuridiche, al n° 330 - in data 15 marzo 2012 ai sensi dell'art. 4 del DPR 10 febbraio 2000, n° 361.

C.F. 91024610759
Conto corrente postale 1003008339
IBAN: IT30G0760116000001003008339

Webdesigner: Andrea Greco

www.fondazioneterradotranto.it è un sito web con aggiornamenti periodici, non a scopo di lucro, non rientrante nella categoria di Prodotto Editoriale secondo la Legge n.62 del 7 marzo 2001. Tutti i contenuti appartengono ai relativi proprietari. Qualora voleste richiedere la rimozione di un contenuto a voi appartenente siete pregati di contattarci: fondazionetdo@gmail.com

error: Contenuto protetto!