Come sporcarsi con un termine dialettale…

“llappisciàrsi”: più facile farlo che individuarne l’etimo

 

di Armando Polito

* E quando mangi la pasta col sugo sta’ attento come faccio io a non sbrodolarti tutto!

Se dovessi indicare un sinonimo italiano della nostra voce di oggi direi sbrodolarsi, ma, come succede quasi sempre in casi del genere, per dare l’esatta definizione della voce dialettale dovrei usare la circollocuzione sporcarsi di macchie di unto.

Si tratta, come ben si comprende, di un inconveniente frequente non solo tra i bambini e i vecchi, ma l’inconveniente maggiore è che non è facile dire con certezza qual è il suo etimo; tuttavia, rientra tra le stranezze, probabilmente apparenti, della lingua il fatto che per parole indicanti fenomeni rari l’individuazione dell’etimo non presenti ostacoli e che succeda il contrario per altre che si riferiscono a qualcosa di più o meno abituale, come nel nostro caso.

La nostra voce non compare nel vocabolario del Rohlfs che, tuttavia, rimane strumento formidabile per chi abbia voglia e capacità di sfruttarne i contenuti.

Alla voce llampisciàre, che lo studioso tedesco riporta come attestata per San Cesario di Lecce nel vocabolario manoscritto di Fernando Manno, leggo: “macchiare di grasso; v. lampa”. E a lampa21 (attestato a Casarano, San Cesario di Lecce, San Cesarea Terme e Galatina; manca nell’elenco Nardò, dove pure la voce è in uso): “macchia di grasso”, senza indicazione etimologica di sorta.

Secondo me questo lampa potrebbe derivare direttamente dal greco dorico lampa (in attico è lampe e c’è pure la variante lape)=schiuma, melma. Llampisciàre, perciò, sarebbe forma iterativa di un inusitato (nel senso di sporcare di grasso2), llampàre, da lampa.

E il nostro lappisciàre non sarebbe altro che la sua variante con assimilazione –mp->-pp-.

_______

1 L’omofono lampa1, che significa lampada, credo non abbia nulla a che vedere col nostro, a meno che non entri in ballo il luccichio della macchia di unto. Il pensiero va pure alle lampade ad olio e ancor prima a quelle a grasso e m’ispira il sospetto che per lampa2 il Rohlfs avesse in animo la stessa etimologia di lampa1, tanto scontata [dal francese lampe, a sua volta dal latino làmpade(m) o làmpada, a sua volta dal greco lampas, che è da lampo=splendere] da non riportarla. Assolutamente impraticabile, poi, l’idea che il nostro lampa sia connesso all’italiano lappa [dal latino lappa(m)] perché, se dal punto di vista fonetico la dissimilazione –pp->-mp– non pone alcun problema, è la semantica a costituire un ostacolo insormontabile dal momento che lappa in italiano è sinonimo di bardana, una pianta.

2 L’omofono llampàre (pure questo non registrato dal Rohlfs), infatti, significa ingurgitare in un attimo; potrebbe essere connesso (per l’idea della velocità) al lampo, ma io credo che più probabilmente sia deformazione dell’italiano lappàre=bere rumorosamente e con avidità, voce di origine onomatopeica, come lo slurp dei fumetti. Il passaggio, poi, –pp->-mp– (dissimilazione) potrebbe essere stato propiziato proprio dall’incrocio con lampo.


10 Commenti a Come sporcarsi con un termine dialettale…

  1. a proposito di “sporco” occorre richiamare altri termini utilizzati dal nostro popolo, integrando la bellissima nota di Armando su questo etimo che meritava di essere recuperato. Lo “sporcare” in senso generico lo si indica con “llurdare”. Quando si tratta di sporco da grasso mi sembra si utilizzi “nziare” (“nzivare” a Gallipoli). Se lo sporco deriva dai prodotti della combustione, come da fuliggine o cenere o carboni: “nquatarare”, un tempo assai frequente. Più ricercato “llippare”, riferito al viscido che si accumulava sui recipienti in terracotta inutilizzati o su oggetti sporcati dalla saliva del cane o dalle secrezioni delle lumache.
    E se il termine di Armando derivasse da quest’ultimo? Ma sarà lui stesso a vederci chiaro e a trovare l’etimologia. Forse greca?

  2. Llurdàre corrisponde all’italiano lordare, da lordo, a sua volta dal latino tardo lurdus=sporco, impuro, immondo. Accanto a questa voce nel glossario del Du Cange compare anche luridàtus (da cui il nostro llurdàtu) , il che fa pensare che lurdus sia forma sincopata di lùridus attestato già nel latino arcaico in Plauto col significato di giallastro, livido e, in epoca classica, in Ovidio col significato di pallido, esangue. Qualcuno ipotizza anche che lordo nasca da incrocio tra lùridus e il greco lordòs (da cui lordosi)=piegato, curvo all’indietro, inteso anche in senso osceno (proprio da quest’ultimo sarebbe nato il significato di lurido). Non condivido quest’ultima ipotesi perché implicherebbe un primo passaggio metaforico dal gesto volgare ad una connotazione morale per tornare di nuovo ad una connotazione fisica. È troppo anche per uno come me che, forse, non difetta di fantasia…

    ‘Nziàre avrebbe il suo corrispondente italiano, se quest’ultimo esistesse, in insegare, cioè sporcare di sego, dal latino sebum (la variante gallipolina ha comportato il normalissimo passaggio -b->-v-, la voce neretina registra, invece, la sincope di -b-).

    ‘Nquataràre è da quatàra, corrispondente all’italiano caldaia, dal latino tardo caldària(m), dal classico calère=esser caldo; la voce neretina mostra la perdita di -i- analogamente a quanto è successo nell’obsoleto italiano caldàra e nello stesso suo diminutivo neretino cardarìna.

    Llippare è da llippu, a sua volta dal latino lippu(m)=cosa cisposa, che è dal greco lipos=untume (da cui il lipoma e una delle più praticate tecniche di “restauro”, la liposuzione.

    Che llappisciàre possa collegarsi a llippu: se è plausibile sul piano semantico non lo è su quello fonetico perché bisognerebbe poi spiegare l’evoluzione -i->-a- assolutamente non contemplata.

  3. non è che non abbia nulla a cui pensare, ma il post di oggi mi ha fatto tornare alla mente e ripensare sui diversi termini adoperati nel nostro dialetto per indicare lo sporco. Ancora una volta rifletto sulla ricchezza di etimi e non finisco di ringraziare Armando per le sollecitazioni che ci offre.
    Ai termini del commento precedente ci aggiungo questi altri, sempre confidando nella bontà e sapienza di Armando nel volerci indicare l’etimologia:
    nguacchiare: sporcarsi con macchie ben visibili (la sparo, chiedendo venia se azzardo una provenienza dal francese “gouache”);
    ‘mbrattare: per un generico “sporcare”, per lo più riferito a superfici come muri;
    mbuzzare: sporcarsi i piedi con gli escrementi dei cani;
    ulitare: rivoltarsi nello sporco, come fanno i maiali.

    A questi ci aggiungo una serie di aggettivi a tema che ho ricordato:
    letu: antico termine, ormai inutilizzato, per indicare lo sporco come contegno o moralità;
    mputtanutu: riferito alla biancheria, non candida come la massaia vorrebbe e spera di ottenere dopo “lu còfanu”;
    ngalinutu: per la biancheria ingiallita dal non uso o dalla cattiva conservazione. Ma anche per la voluta colorazione della biancheria con le bucce delle melagrane o il mallo delle noci;
    canisciatu: proprio della biancheria “bruciata” dal ferro a carboni di un tempo;
    ntartarutu: con incrostazione dello sporco.

    E per finire due sostantivi:
    lu zuzzamientu: lo sporco da noncuranza, da negligenza, da sciatteria;
    la stampa: impronta dei piedi o delle scarpe lasciata per esempio dal camminare su un pavimento lavato da poco.

    Sono certo che ci saranno delle correzioni e degli arricchimenti da parte di chi ci legge

  4. Anche io ho da pensare pure ad altro ed è questa la ragione della risposta che arriva solo ora.
    Per ‘nguacchiàre, facendo i miei complimenti a Marcello, rinvio a http://www.vesuvioweb.com/new/IMG/pdf/Guazzo.pdf
    ‘Mbrattàre (anche il sostantivo ‘mbratta nel senso di cosa mal fatta o, addirittura, imbroglio) ha il suo corrispondente italiano in imbrattare, da in+bratta, voce di origine ignota che si ritrova in alcuni dialetti (in genovese brata=sudiciume).
    ‘Mbuzzàre: il Rohlfs non registra questa voce; credo che sia da un latino *imputeàre=immergersi in un pozzo, composto dalla preposizione in+pùteus=buco, fossa, pozzo.
    Ulitàre: rinvio a http://spigolaturesalentine.wordpress.com/2011/02/22/quando-il-rohlfs-sbaglio-nel-voltare-e-volo-fuori-pista-forse/
    Letu (lo ricordo usato come aggettivo, con riferimento, oltre che fisico, anche morale) ha il suo corrispondente nell’italiano laido, dal francese antico laid=sgradevole.
    ‘Mputtanùtu è metaforicamente collegato con puttana.
    ‘Ngalinùtu è dall’antico francese jalne=giallo, dal latino gàlbinus=verde pallido, giallo, diminutivo di galbus=giallastro.
    Canisciàtu è da un latino *canitiàre, forma intensiva del classico candère=essere incandescente.
    ‘Ntartarùtu è, ovviamente, da tartaro.
    Zuzzamièntuè, altrettanto ovviamente, è da zzozzu, dal romanesco zozzo, da sozzo che è dal latino sùcidu(m)=umido, pieno di sugo, grasso.
    Stampa, ancora più ovviamente, è da stampa, a sua volta dal francone *stampon=pestare.

      • Gentile Redazione, perché non si riesce a creare una rubrica ‘dialetti salentini’, senza che mi imbatta casualmente nell’argomento?
        Comunque, volevo ampliare il tema llampisciare/lampa citando il termine foggiano lambùse ‘sporco’, ‘trascurato, trasandato, malvestito’, forse connesso con allambàte ‘arso dalla sete, assetato’.

        • esiste già, caro Fabio. Se cerchi in categorie, a sinistra guardando lo schermo, dopo i commenti dei lettori, troverai “Guarda in tutti i sacchi gli articoli divisi per categoria”. Cliccando su dialetti salentini vi troverai, ad oggi, ben 236 articoli pertinenti. Ne avrai da leggere! un caro saluto

          • dimenticavo di aggiungere che il 99% di quegli articoli sono stati gentilmente scritti dal buon Armando, competentissimo, come avrai modo di leggere

    • Non è per dimostrare una competenza che mi viene attribuita e che non ho (almeno nella misura in cui vorrei…) se mi permetto di affermare che “lambùse” semanticamente mal si accorda con “allambàte”, voce che, tra l’altro, è evidentissima deformazione dell’italiano “avvampato”; quanto al passaggio -v->-l- non c’è da meravigliarsi considerando il salentino ampa (da vampa), per cui è ipotizzabile la seguente, probabilissima trafila: ampa>l’ampa>*lampa (agglutinazione della l dell’articolo)>*adlampàte>* *allampàte>allambàte.

Lascia un commento

La Fondazione Terra d'Otranto, senza fini di lucro, si è costituita il 4 aprile 2011, ottenendo il riconoscimento ufficiale da parte della Regione Puglia - con relativa iscrizione al Registro delle Persone Giuridiche, al n° 330 - in data 15 marzo 2012 ai sensi dell'art. 4 del DPR 10 febbraio 2000, n° 361.

C.F. 91024610759
Conto corrente postale 1003008339
IBAN: IT30G0760116000001003008339

Webdesigner: Andrea Greco

www.fondazioneterradotranto.it è un sito web con aggiornamenti periodici, non a scopo di lucro, non rientrante nella categoria di Prodotto Editoriale secondo la Legge n.62 del 7 marzo 2001. Tutti i contenuti appartengono ai relativi proprietari. Qualora voleste richiedere la rimozione di un contenuto a voi appartenente siete pregati di contattarci: fondazionetdo@gmail.com

error: Contenuto protetto!