Il variopinto Colombo selvatico, compagno irrinunciabile delle nostre città!

di Oreste Caroppo

Quando i Corvi abbandoneranno la Torre di Londra – ammonisce una leggenda – l’Inghilterra cadrà sotto la mano di un invasore straniero”.

E cosa accadrà anche al Salento quando avremmo sterminato ogni cosa?!
Quando invece bastava applicare il motto latino “est modus in rebus”, “in media stat virtus”, anche nei confronti dell’eventuale eccesso dei variopinti Colombi selvatici (Columba livia), nelle nostre città!

Se si devono ipotizzare interventi per una riduzione della pressione, del numero di piccioni nelle nostre città, a Galatina, come in qualsiasi altra città del sud Italia, si deve pensare solo e soltanto a soluzioni naturali. Quella dei falchi è indubbiamente la migliore, la più immediatamente efficace e la più indolore, e non mancano i falconieri professionisti e amatori nella stessa zona di Galatina e comuni limitrofi!

Ma non si arrivi a suggerire, per favore, interventi chimici assurdi come quelli del cibo avvelenato o tale da rendere sterili i colombi selvatici cittadini, o peggio!
Un intervento chimico di questo tipo nella catena alimentare avrebbe comunque effetti di squilibrio e di inquinamento che ritengo in ogni caso ormai inaccettabile. Inaccettabile poi anche un’ipotesi venatoria volta alla loro eliminazione diretta, stile ecatombe, stile genocidio.
Hanno anche i colombi, che che se ne dica, una loro funzione biologica, quando non una vera e propria funziona economica anche per l’uomo stesso, come il preambolo sulle piccionaie, sulle grandi torri colombaie salentine ben ha premesso.

E’ innegabile che vi siano degli effetti sgradevoli sui monumenti dalla presenza dei piccioni quando in numeri eccessivi, numeri eccessivi proprio a causa di squilibri, sempre causati dall’uomo, connessi al venir meno dei loro predatori naturali, i falchi, nelle nostre città, ma allo stesso modo io non posso negare che un centro storico totalmente senza colombi, cosa cui si giungerebbe con l’estremizzazione di certe posizioni, sarebbe per me di una noia mortale, asettico e morto ben più della dura pietra, fastidioso persino da ammirare! Invivibile!

Rimpiango anzi la diminuzione, fin quasi scomparsa, in alcuni centri storici salentini, dei corvidi, cornacchie e taccole, che pare frequentassero in passato, ben più di oggi i centri storici salentini. Anch’essi probabilmente in naturale competizione ed equilibrio con i colombi. Anch’essi come i falchi con funzione regolatrice sulla crescita delle popolazioni urbane dei colombi e sulla frequentazione dei medesimi luoghi.

Della magia del mio arrivo da piccolo, all’alba, in tanti viaggi, nei bei centri medioevali dell’Umbria, insieme al profilo nella nebbia del mattino delle torri antiche, o del duomo gotico di Orvieto, ricordo con ancor più intensità e suggestione l’accompagnante volo delle Taccole nel cielo ed il loro gracchiare inconfondibile denso di viva antichità. Fortunata ancora la nostra Castro, nel Salento, dove le taccole impreziosiscono l’alba.

Così mi chiedo, cosa sarebbe Piazza San Marco a Venezia senza i suoi Piccioni, o la Torre di Londra senza i suoi neri immensi lugubri, ma anche per questo immancabili, Corvi imperiali, dove da secoli vengono addirittura accuditi da personale appositamente preposto per il loro valore scaramantico?! “Quando i Corvi abbandoneranno la Torre – ammonisce una leggenda – l’Inghilterra cadrà sotto la mano di un invasore straniero”. E cosa accadrà anche al Salento quando avremmo sterminato ogni cosa, quando invece bastava applicare il motto latino “est modus in rebus”, “in media stat virtus”, anche nei confronti dell’eventuale eccesso dei variopinti Colombi selvatici (Columba livia), nelle nostre città!

O ancora pensiamo cosa sarebbero Matera ed i suoi Sassi senza i loro Falchi grillai, o Roma, l’Altare della Patria, senza i suoi immensi Gabbiani reali?!
Cosa sarebbe la pineta di Pini d’Aleppo nel cuore di Galatina, la sua villa, senza il tubare delle Tortore dal collare nei pomeriggi primaverili, senza il loro svolazzare da un albero all’altro?!
Una pineta, un patrimonio di Pini d’Aleppo diffuso in tutta Galatina da difendere anzitempo, da proteggere con ogni forza, prima che la smania speculativa, la peste delle menti abbattutasi sui nostri Pini in tutte le città salentine, lì tacci ingiustamente di pericolosità, di instabilità, o di essere specie alloctone, falsità scientifica inaudita, o di danneggiare strade riparibilissime con semplici interventi, con le loro vitali, per noi e per loro, radici, al fine di far incetta di appalti e di legno per pochi viscidi fraudolenti funzionari, amministratori locali e loro amici.

Cosa sarebbe lo stesso Barocco senza i Rondoni che sfrecciano nelle strade al tramonto emettendo i loro saettanti versi?!

Cosa rappresenta poi lo stesso Barocco nei suoi festoni, se non istantanee di natura, di animali, piante, vegetali, fiori e frutta, che fanno di intere facciate cornucopie immense e buon augurali di massima floridezza, biodiversità e fertilità dell’ecosistema salentino, e dunque di ricchezza materiale e di benessere psico-fisico?!

Questo per dire che vi è il serio inaccettabile rischio, in un sistema complesso e dai vitali e delicati equilibri come la nostra realtà, di essere accecati e di assolutizzare singoli aspetti, perdendo la dimensione dei mille intrecci costitutivi e sostanzianti di ciò che ci circonda e di cui facciamo parte.
E’ già successo con i Pini d’Aleppo perseguiti in una caccia alle streghe indegna della nostra cultura, in una foga biofoba alimentata da psicosi collettive messe su ad arte da meschini a partire da semplici problematiche risolvibilissime con metodi indolore, ed invece, nell’ingigantita emergenza, si è arrivati alla strage pseudo-legittimata dei nostri cittadini pilastri del cielo, e poi a volte anche per questo quel cielo ci cade in testa. E’ successo a Lecce, a Melpignano, a Specchia, a Maglie, a Nociglia, a Ruffano, ecc., ecc.; non deve succedere a Galatina, non deve succedere mai più altrove!!!

Così qualcuno ad esempio ogni tanto chiede interventi per ridurre la popolazione degli Storni, stupendi uccelli in immensi coordinatissimi stormi, persino quando scelgono di vivere totalmente nelle campagne! O interventi contro le povere utilissime Gazze, tacciate d’esser foriere di ogni male per l’agricoltura, per i nidi di altri uccelli di cui van ghiotte d’uova; ma forse attaccando le Gazze, non si favoriscono poi i piccioni, o dobbiamo eliminare le une e gli altri? O forse non è meglio favorire gli uni e gli altri, gli ecosistemi semplicemente nel loro insieme, far tornare le specie mancanti che han creato gli squilibri, come con i falchi, oggi con i falconieri, domani con i falchi selvatici, affinché gli ecosistemi raggiungano i loro dinamici equilibri naturali?!

Così probabilmente quando vi erano le grandi torri colombaie, queste fungevano anche da richiamo per la nidificazione o la sosta notturna, luoghi di protezione e anche in parte di cibo, per i colombi domestici ma anche selvatici, ed oggi che la loro esistenza o funzione è venuta meno, questi piccioni, sui cornicioni e anfratti dei palazzi storici, sono anche forse i figli sfrattati di un’economia umana che dopo aver sfruttato i loro avi, oggi li ha rigettati lontano. Un’economia invece che potrebbe in forme nuove, e con nuove ramificazioni, tornare ad impreziosire il nostro Salento e a riequilibrare i suoi ecosistemi.

Tornino allora le torri colombaie ed i falchi, ma non spariscano mai del tutto i colombi dalle nostre città, effigiati persino in pietra sulle facciate delle chiese, quasi in loro richiamo, in raffigurazione dello Spirito Santo, simboli di Venere, la dea della bellezza, negli stessi culti pagani salentini di tempi passati, ed oggi di Maria e di tante sante, come Santa Cesarea, nelle nostre iconografie cristiane!

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