Galatina. Dove regnano i piccioni

di Massimo Negro

Domenica scorsa visitando un paese del leccese accompagnato da un signore del posto ho appreso una cosa che non conoscevo (una delle tante). Nel passato le torri colombaie avevano un’importante funzione; servivano per la raccolta del guano utilizzato per …la concia delle pelli. Più grandi erano le torri colombaie, più ricca e fiorente era l’industria conciaria del posto.

A Galatina il guano si continua a raccogliere ma l’antica industria conciaria non vi è più. Non si usano le poche torri colombaie presenti nel depauperato territorio galatinese, ma la facciata della chiesa dei SS. Pietro e Paolo.

Qualcuno qualche tempo fa coniò l’espressione “barocco minore”. A Galatina abbiamo il “barocco minorato”. Ma non a causa delle antiche maestranze che hanno creato degli autentici capolavori lavorando la malleabile pietra leccese, bensì ad opera dei “moderni” che non riescono a tener in debito conto il lascito dei tesori d’arte che sono giunti sino a noi. Non abbiamo fatto nulla per averle in eredità, ma dimostriamo di non meritarle per il modo in cui le conserviamo. Questo pomeriggio ero in P.zza San Pietro a prendere un caffè quando, guardando la facciata della Chiesa Madre, noto degli strani luccichii tra le statue poste sul portale maggiore della chiesa. Che la Vergine Immacolata abbia avuto una “botta” di modernità e si sia adornata di strass? Nessun miracolo. Impigliati tra gli aghi posti a fare il solletico ai piccioni e il loro guano, dei fili argentati lascito di qualche matrimonio di giovani così devoti da lasciarli come inusuali “ex-voto”.

A dire il vero prima di scattare le foto ho dovuto “chiedere” la liberatoria ai piccioni, che mi avevano fatto notare che per usufrutto ormai avevano acquisito la proprietà delle statue e quindi i relativi diritti d’immagine. Ne è sorta una discussione su chi sporcasse di meno o di più, loro con il loro guano o noi spogliando le nostre campagne, abbattendo i muretti a secco e facendo crollare per incuria le nostre cripte.

I piccioni sono piccioni galatinesi per cui giungere ad un accordo è stato impossibile (in fin dei conti, mi hanno detto, vi scannate tra di voi perché noi piccioni dovremmo essere da meno). Anche se devo dire che le loro motivazioni erano ineccepibili. Ma d’altro canto anche le mie. Alla fine il permesso mi è stato dato; tanto, hanno dichiarato, prima che qualcuno si muova a fare qualcosa, passeranno generazioni di piccioni e forse qualcuno se ne dimenticherà anche, almeno fino a quando il guano sarà così tanto che inizierà a “trasbordare” andando ad insozzare qualche abito bianco o qualche eminentissimo talare o qualche fascia tricolore.

PS. mi hanno chiesto il nome dell’architetto che ha avuto il “buon gusto” di far passare dei fili neri sulla facciata della chiesa e posto delle plafoniere color grigio per le luci; mi era stato detto poc’anzi ma l’ho dimenticato.

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