La ‘indétta ti lu casalùru (La vendetta del tutto casa)

di Armando Polito


L’addhu ggiùrnu ca ‘n’àttimu lassài,

cosa ca prima no era fattu mai,

lu compiùter sulu, cu vvo’ ppìsciu,

quandu turnài no era tuttu lìsciu. 

Truài intra ‘lli mèilli ‘nu messàggiu

(ancòra mo ci mi ricòrdu rràggiu),

ca usàva pressappòcu sti palòre,

rrobba cu ti egna nnu malòre:

“Cerca cu ièssi, bbeddhu mia, an giru,

ca la vita a ‘sta terra è nnu suspìru:

tu vuèi ffaci lu quardiànu ti la casa;

cce ttièni intr’a ddha capu ti capàsa?1

A ddha ssobbra no tti puèrti lu mattòne

e sta ffaci nna ficùra ti cazzòne!”.

Sotta era firmàtu “tua caniàta”,

Maria Crazia, queddha disgraziàta! 

So’ rrimàstu ‘ntustàtu2 pi menzòra,

àcitu e mmaru comu lazzalòra, 

tantu ca no ssapìa cc’era ffare

cu mi pozzu a ddovère bbindicàre

e mi ndi stia ti parte sulu sulu

ssuppàndume lu musu intr’all’ursùlu3.

Menu male, la cura ha ffunzionàtu:

‘nu ‘ndovinèllo l’aggiu priparàto

e àggiu pinsàtu cu  la fazzu fessa;

‘sta fiàta la perde la scommèssa!

“Sai la metempsicòsi ti cce tratta?

Tice ca topu la morte non è ffatta,

e si rincàrna l’ànima ti ognùnu

puntuàle comu ceddhu allu mmasùnu4.

Unu divènta ciùcciu, l’addhu puèrcu,

nc’è ci si troa iàddhu o nanniuèrcu5;

nna fèmmina: ièri sèria era stata?

eccu, nna zzòccula osce è ddivintàta.

L’animàle ca iò ulìa cu bbessu,

e finalmènte simu rriàti all’uèssu,

ha ‘ndiminàre, ci curàggiu tièni,

ma èsciu ca la carma no mmantièni.

Puè ccircàre l’aiùtu ti li amìci;

se rrii alla soluziòne mi lu tici

e, stà sicùra, cu mmi complimèntu,

ti casa mia la capu fore mentu”.

La soluziòne caniàtama no ttruò,

spalancàti li rècchie e bbi la to:

NNA COZZA MUNACÈDDHA6 ULÌA CU ESSU,

CU MMI PORTU LA CASA SEMPRE APPRÈSSU!


Traduzione

L’altro giorno che un attimo lasciai,

cosa che prima non avevo fatto mai,

il computer solo, per il piscio,

quando tornai non era tutto liscio.

Trovai tra le mail un messaggio

(ricordandomi ancora mo m’arrabbio),

che usava pressappoco le parole,

roba da far venire un malore:

“Cerca di uscire, bello mio, in giro,

chè la vita sulla terra è un sospiro:

tu vuoi fare il guardiano della casa;

che hai in quella testa di capasa1?

Nell’altro mondo non porti il mattone

e tua fai la figura di cazzone!”.

Sotto era firmato “tua cognata”,

Maria Grazia, quella disgraziata!.

Son restato di sasso per mezzora,

acido e amaro come lazzeruola,

tanto che non sapevo cosa fare

per potermi a dovere vendicare

e men stavo da parte solo solo

inzuppandomi il muso nell’orciolo.

Meno male, la cura ha funzionato:

un indovinello le ho preparato

e ho pensato che la faccio fessa;

questa volta la perde la scommessa!

“Sai la metempsicosi di che tratta?

Dice che dopo la morte non è fatta

e si reincarna l’anima di ognuno

puntuale come uccello al suo raduno.

Uno diventa ciuco, l’altro porco,

c’è chi si ritrova gallo o vecchio orco;

una donna: ieri seria è stata?

ecco, una zoccola oggi è diventata.

L’animale ch’esser vorrei se posso

(e finalmente siamo giunti all’osso),

quello indovina, se coraggio tieni,

ma vedo che la calma non mantieni.

Puoi cercare l’aiuto degli amici;

se giungi a soluzione me lo dici

e, sta’ sicura, che tu hai vinto ammetto

e fuor di casa la mia testa metto.

La soluzione mia cognata non trovò;

spalancate le orecchie e ve la do:

LUMACA MONACELLA ESSER VORREI,
PERCHÉ CON ME SEMPRE CASA PORTEREI.
______

1 Grande contenitore di creta per conservare olio o olive.

2 Alla lettera indurito, participio passato di ‘ntustare, corrispondente all’italiano in+tostare, dal latino tostàre, forma intensiva da tostu(m), supino di torrère=seccare. Dopo l’italiano tosto (aggettivo e avverbio di uso letterario nei significati, rispettivamente,di veloce e rapidamente, entrambi nati nella seconda metà del XIII secolo); (aggettivo nel significato di sodo, cocciuto impegnativo, nato nel XVI secolo e in quello, più recente e tipico del gergo giovanile, di valido), è nato (nel XVIII secolo!), l’inglese toast che ha soppiantato la voce italiana considerata ora, dai comuni dizionari, nonostante le sue nobili origini, di basso uso.

3 Cercando conforto nel vino.

4  Ritorno a sera dell’animale al suo ricovero. Il corrispondente italiano è magione (abitazione, dimora), dal francese maison=casa, dal latino mansiòne(m)=sosta, da manère=restare.

5 Spauracchio dei bambini di un tempo. Da nanni (dal greco nannas=zio, da cui il latino nonnus, dal quale l’italiano nonno)+uèrcu=orco.

6 Specie di lumaca (Helix aperta) molto pregiata e molto diffusa nel Salento; deve il suo nome al colore marrone del guscio (simile al saio monacale) e a quello bianco dell’opercolo che l’animale forma quando va in letargo. Per una delle tante perverse contraddizioni cui il profitto ha condotto la nostra specie, da un lato si registra una decimazione della munacèddha a causa degli antiparassitari usati in agricoltura (l’animale è ghiotto delle foglie dei carciofi), dall’altro la proliferazione delle aziende che ne hanno avviato l’allevamento  (inutile dire che, come sempre, il sapore, rispetto alle selvatiche, ne ha drasticamente risentito).

2 Commenti a La ‘indétta ti lu casalùru (La vendetta del tutto casa)

  1. anche se con ritardo ti rispondo:

    Mio caro professore
    Conservo ancora
    Quel pezzo di carta
    Che scrivesti allora!
    a te pareva giusta soluzione
    Per tutti noi una giustificazione
    In cui ti ostini a perseverare
    Per non voler mai la tua casa
    “Abbandonare”.
    La risposta a quell’ indovinello
    non trova attenuanti,
    il motivo non può esser quello
    di farsi munaceddha col fardello!
    E se a cent’anni a Pietro ti presenti
    Non penso che potrai
    Incarnarti in quello che vorrai.
    Considero
    che per tua somma sventura
    E con san Pietro probo giustiziere
    una mattugia ti farà interpretare.
    maria grazia presicce

    mattugia:Mattugia deriva dal basso latino, mattus. E’ un uccello che si sposta in continuazione da un luogo ad un altro. Fa parte della famiglia del passero.

  2. Io ti rispondo, invece, immantinente. Da troppo tempo, ormai, mi sento dare del matto, tanto che, mentre prima lo accettavo come il più grande complimento che uno potesse farmi (anche da tua sorella…che, poi, per chi ha voglia di saperlo, è mia moglie), oggi non mi fa né caldo né freddo: sai, ci si abitua anche a Manuela Arcuri. Comunque, al di là della mattugia e di mattus/matus che, per la precisione, in latino significa anche ubriaco, mi piacerebbe che si avverasse quanto tu, novella Sibilla, profetizzi: sempre meglio reincarnarsi in una mattugia che nel famigerato “uccello padulo” sulle cui abitudini di volatore, se non le conosci, potrai chiedere informazioni a tuo fratello (così ho sistemato quasi tutta la razza…) Giuseppe.

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