“‘Ncarràre”: prima di lasciarci incantare dagli omofoni ascoltiamo la voce del Maestro!

di Armando Polito

C’è una regola elementare che chiunque, soprattutto l’addetto ai lavori, deve rispettare quando si cimenta nell’individuazione dell’etimo di una voce: la congruenza fonetica e quella semantica; se viene meno una delle due, se, in particolare, la seconda non è suffragata da prove che attestino un plausibile slittamento semantico, l’etimo proposto non regge. Talora a complicare le cose entrano in campo gli omofoni, cioè parole che hanno la stessa forma ma significato ed etimologia differenti.

È il caso di ‘ncarràre che nel dialetto neretino è sinonimo di premere; nessi particolari:  ncarràre li fiche intr’allu capasièddhu=sistemare i fichi nel contenitore di creta adatto premendoli1; ‘ncarràre (alternato a carcàre=calcare) la manu=esagerare; con il complemento oggetto sostituito pudicamente dal pronome, in senso osceno: li l’ha ‘ncarràta=l’ha penetrata.

Leggo nel Vocabolario delle parole del dialetto napoletano dei Filopatridi, Porcelli, Napoli, 1789, pag. 248 al lemma ncarràre: “indovinare; quasi dicesse prendere la carreggiata giusta”. Per i Filopatridi, dunque, la voce di base è carro. Mi riservo di tornarci alla fine e per ora vado avanti.

Leggo in Giovanna Riccio, Ispanismi nel dialetto napoletano, Università degli studi di Trieste, 2005, pagg. 139-140: “ncarrare  vb. tr. e ass. ‘andar diritto allo scopo, imbroccare, indovinare, prendere la giusta via in un dubbio o problema’ (1674, Lombardi, D’Ambra; Galiani 1789), ‘ncarrà (Altamura 1968; D’Ascoli 1972), ngarrare (D’Ambra 1873; Andreoli 1887), ‘ngarrà (ib.). < Sp. engarrar (Altamura 1968; D’Ascoli 1972; Beccaria 1968: 68; DEDI), sinonimo in disuso di  agarrar (Carbonell 1987) 140 ‘afferrare, prendere con forza una cosa; ottenere,  conseguire’ (ib.; Moliner 1989), da garra ‘artiglio’ (garpha, intorno al 1250, Libro de Alexandre; garra, 1570, C. de las Casas, DCECH s.v. garra). Da confrontare con abr., cal., pugl.  ngarrà(re), sic. ingarràri [DEDI s.v. ngarrà(re)].    

Invito il lettore solo a soffermarsi su tutte le varianti riportate, che recano –g– invece di -c-; è evidente che la voce in questione ha il suo contrario in sgarràre che per altri non mette affatto in campo garra=artiglio ma l’antico francese esgarer=sviare, sbagliare, a sua volta dal germanico *waron=fare attenzione a+il consueto s– estrattivo. Comunque, indipendentemente da garra o da *waron (io, comunque, propendo per quest’ultimo), sfido chiunque a trovare un rapporto concettuale tra indovinare, ottenere e simili  da una parte e  premere dall’altra.

Allora, come stanno le cose? Si tratta di semplici omofoni che  non hanno niente a che fare con la voce neretina che stiamo esaminando oggi, tanto più che non solo la Riccio ma anche il Rohlfs registrano per la Puglia ngarràre nel senso di indovinare oltre che (solo il Rohlfs), nello stesso significato,  ncarràre2 a Sava.

La Riccio riporta, come s’è visto, per il calabrese ngarrà(re), sempre col significato di indovinare, ma nel Rohlfs al lemma ncarrare1 leggo: “premere, calcare, pressare; cfr. il calabrese ncarrari=soggiogare i buoi al carro” 2.

All’improvviso tutto è chiaro: la voce oggi in esame ha mediato il significato dal mondo contadino passando dal suo significato originario per così dire specialistico di “premere i buoi sotto il carro con il giogo” a quello  generico ed estensivo di “premere”1. Ed ecco riaffiorare il carro dei Filopatridi che avevo momentaneamente lasciato in sospeso. Personalmente non credo per la voce napoletana all’etimologia da loro proposta e l’ispanismo rimane plausibile, ma almeno per la nostra il buon, vecchio Maestro, ancora una volta, è stato illuminante.

* Troppo facile appoggiarsi all’autorità del Rohlfs!

**Ben detto! Solo così con ‘ncarràre non rischia di sgarrare.

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1 Con connotazione negativa in riferimento a cose (per lo più cibi) che per la pressione o per il tempo trascorso hanno fatto quasi corpo unico tra loro c’è il verbo ‘ncasàre nella cui composizione non saprei se privilegiare (preposizione in a parte) casa (casa) o casu (cacio, nella cui preparazione la pressione è fondamentale); tuttavia, essendo obbligato, opterei per il secondo.

2 A parte il significato registrato dal Rohlfs, c’è da dire che incarrare in italiano è voce tecnica militare per indicare la collocazione del pezzo di artiglieria sul suo mezzo di trasporto e, cosa più significativa, che in Calabria la voce è attestata nel senso di stipare sul carro in documenti del XVII° secolo (A.S.N. , Relevii, vol. 374 cc. 179-184, Conto della masseria di Ravello nel 1630-31: Facciamo fede ancora come per servitio e cultura di detta massaria così come per incarrare, pesare, far maysi et altri servitii et occorrenze di detta massariaFacemo fede ancora come in detta massaria fu necessario ancora maggior aiuto allo incarrare, che però da noi furo pigliati e chiamati li infrascritti homini…Va da sé che per stipare un carico bisogna accostarne le varie componenti (cioé, in buona sostanza,  premerle l’una contro l’altra al fine di evitare spreco di spazio).


Un commento a “‘Ncarràre”: prima di lasciarci incantare dagli omofoni ascoltiamo la voce del Maestro!

  1. sono pienamente daccordo che “ncasare” derivi da “casu” (formaggio), nella cui lavorazione occorre premere il latte cagliato nella forma per evitare bolle d’aria. Un formaggio troppo “aereato” è segno di scarsa applicazione del caciaro. L’opposto si vuole nel pane o dolci, che se “ncasati” hanno avuto scarsa o inopportuna lievitazione

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