Galatina. I lavori di restauro della chiesa dell’Addolorata

di Massimo Negro

 

Se la Basilica di Santa Caterina d’Alessandria è uno scrigno d’arte e la cappella di San Paolo il fulcro delle tradizioni e delle credenze sul tarantismo, la chiesa dell’Addolorata rappresenta il luogo più significativo di Galatina, dove arte e sentimento religioso popolare si fondono in un connubio tutt’ora vivo e di particolare interesse.

La chiesa dell’Addolorata è il luogo da cui la sera del Venerdì Santo la statua della Madonna Addolorata, accompagnata dall’Arciconfraternita, percorre il breve tragitto verso la chiesa Madre per prendere tra le braccia suo Figlio morto.
Dalla chiesa dell’Addolorata si dispiega la suggestiva processione della mattina del Sabato Santo, che percorre le strade del paese alle prime luci dell’alba in un silenzio intriso di profonda devozione. E qui vi fa ritorno al suo termine.
Andando più indietro nel tempo, ma non troppo,  sempre durante la Settimana Santa al suo ingresso veniva posta la statua di “Patipaticchia”. Una statua in cartapesta che personificava uno degli aguzzini del Cristo, il suo flagellatore, e che veniva percossa dai fedeli all’ingresso in Chiesa.

La sua costruzione risale al 1710 per opera di alcuni volenterosi cittadini galatinesi i quali si riunirono in confraternita, la Confraternita dei Sette Dolori, dopo la fine di un’antica congrega che portava il nome di S. Caterina da Siena.

La costituzione del sodalizio religioso avvenne il 10 agosto del 1711 con Bolla del Generale dell’Ordine dei Servi di Maria. Il luogo riportato nella Bolla è Parma, città dove aveva sede l’Ordine. Ma si dovette attendere il 1776 affinché Ferdinando IV concedesse il suo regio assenso con decreto.

All’interno spicca il maestoso altare che si erge sin quasi a toccare il cielo appeso e che riempie immediatamente la vista di chi entra nell’edificio. Come una gemma incastonata in un prezioso, al centro dell’altare è posta la bellissima statua della Madonna Addolorata in legno policromo della metà del ‘700, circondata da statue di santi e da visi di angeli dalle espressioni varie, di gioia o di dolore. A destra le statue di San Filippo Beninzi, Sant’Antonio, San Pietro e Santa Caterina da Siena. A sinistra Santa Giuliana, San Pasquale, San Paolo e Santa Chiara.

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Verso la fine del ‘700 vennero realizzate le sei tele delle Via Matris che, tre per lato, impreziosiscono la navata.  

A partire dal 2009 la Confraternita, pur con molti sacrifici e grazie anche al contributo e alle donazioni dei fedeli, sta provvedendo al loro restauro. Le prime due tele, quelle più prossime all’altare sono state restaurate e riposizionate all’interno: l’incontro con Gesù nel viaggio al Calvario e il ritrovamento di Gesù tra i dottori del Tempio. Per altre due l’intervento è in corso.

Da alcuni mesi la Chiesa, pur continuando ad essere aperta al pubblico, è oggetto di interventi di restauro che stanno interessando principalmente il suo altare. Alcuni saggi effettuati nei mesi precedenti l’avvio dei lavori  avevano lasciato intravedere alcune “piacevoli sorprese”. Ora gli interventi stanno progressivamente  portando alla luce l’antica ed originaria colorazione delle figure dei santi e delle decorazioni, che la “maledizione della calce”, che colpì nell’800 le nostre chiese come rimedio e prevenzione dalle epidemie, aveva pesantemente nascosto.

Ma la fortuna ha voluto che, quasi in modo casuale, venisse alla luce anche l’antica decorazione pittorica della parete dove è posto l’antico organo a canne della Chiesa. Si stava effettuando un saggio per verificare il colore originario dato alla parete quando, ad un tratto, un pezzo di intonaco si è staccato e sono venuti alla luce ghirigori e motivi floreali.
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Anche sulla  parete su cui è addossato l’altare è stato possibile rinvenire l’originaria decorazione, con dei motivi romboidali che richiamano il disegno del cielo appeso.

Qualche settimana fa, un venerdì pomeriggio mentre ero in auto, in autostrada di ritorno da Forlì, ricevo una telefonata da Donato Buccella. “Massimo, se hai un po’ di tempo a disposizione, domani passa in chiesa che ci sono delle sorprese”.1

Conosco Donato. Se mi aveva telefonato i motivi per andare a trovarlo dovevano essere più che validi.

Portandomi dietro la macchina fotografica, accompagnato da Donato sono salito con cautela sull’impalcatura, con lui a farmi da guida, raccontandomi lo stato dei lavori e quanto via via stava venendo alla luce.
I colori di Sant’Antonio, il rosso delle vesti di San Paolo, le guance rosate degli angeli e lo scuro delle loro pupille, le decorazione in foglia d’argento e dorate. Antichi ex voto di chi aveva contribuito alla realizzazione dell’altare.
Su in cima sino a trovarmi dinanzi al busto dell’Eterno Padre. Una grande emozione!3

Gli interventi sono stati effettuati in modo tale da rendere comparabile lo stato in cui attualmente si trovano le decorazione e le statue dei santi rispetto alla loro originaria colorazione, per capire come procedere con il placet della Sovrintendenza.

La chiesa dell’Addolorata è un cantiere. Un cantiere aperto verso la riscoperta della storia e delle tradizioni di Galatina. La valorizzazione del suo patrimonio è un’occasione importante per la comunità galatinese, un’occasione da non lasciarci sfuggire.

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