Via Vecchia Copertino: strada fiabesca della storia salentina

di Daniela Bacca

E’ l’ arteria stradale tra le più antiche della Valle della Cupa, definita da Cosimo De Giorgi il “Tivoli dei leccesi”, è la strada della genesi dei Messapi e di Quinto Ennio, è il sentiero che mi ha partorito ed in cui io stessa vivo fin dalla nascita nel tratto denominato, fino a qualche anno addietro, “seconda traversa a destra”.  La  via “Vecchia Lecce-Copertino”, che in verità nella cittadinella di San Giuseppe ”dei voli” non arriva, ma si interrompe sulla provinciale Copertino-San Pietro in Lama, fu un prestigioso asse viario legato al tracciato che collegava la città messapica di Rudiae con Lecce e Porto Cesareo,  e si distende, oggi come un tempo, tra le campagne più floride e primitive di Lecce, dove corre una storia arcaica e contemporanea raccontata da ammalianti pietre agresti ed umane.

Il suo lungo sentiero, nodo fondamentale per la viabilità, con le sue affascinanti traverse, diramazioni e contrade, scorre tra le strade “ Lecce-Monteroni” e “ Lecce-San Pietro in Lama”, accomodandosi con mite dolcezza nella magica periferia leccese, ed apparteneva  ad una fitta rete viaria, le cui strade sono riportate anche in alcuni documenti del XVII e XVIII secolo, alcuni dei quali individuano la vecchia strada Lecce-Copertino, quella che da Porta Rudiae a Lecce portava a Leverano.

In quest’ habitat primordiale, di incantevoli cieli cristallini, di inebrianti essenze mediterranee date dai pini domestici, mirti e melograni, di numerosissimi e felici animali come variopinte farfalle, canterine cicale, timidi ricci, sbarazzine volpi e rane, festosi passerotti, gazze e rondini, e buffe lucertoline verde smeraldo, i Messapi di Rudiae fondarono il loro regno.

Nella patria di Ennio si plasmava l’argilla che si trasformava in mitologici vasi e “trozzelle”, ci si dedicava all’agricoltura ed al bestiame, quasi certamente si allevavano i cavalli, erano diffusi i riti legati al culto di Dioniso.

Cosimo De Giorgi fu rapito da questi luoghi, dei quali si innamorò profondamente e che immortalò con intensissima carica emotiva e descrittiva nell’ Intermezzo IUna scampagnata” del 17 gennaio 1878, dedicato all’amico D. Risolo. Lo storico scrive:

“…

Dove s’andava? – A Rusce – Ma per veder che cosa?

–         Campi deserti e brulli della Puglia pietrosa,

E muraglie messapiche, sepolcri scoperchiati,

Ruderi d’acquedotti, castelli smantellati;

Per vincere la mattana, per fare un po’ di chiasso,

E inginocchiarsi d’Ennio dinanzi al muto sasso.

E poi veder la Cupa, il Tivoli leccese,

Quel serto di smeraldi che cinge il mio paese;

E poi prati, giardini, orti, cascine e ville

In vago anfiteatro disposti a mille a mille!”

Via “Vecchia Copertino”, nonostante i cambiamenti dati dal passo dei tempi e del tempo dei percorsi e delle esigenze sociali, e taluni atti incivili di coloro che indecorosamente ed inconsciamente abbandonano lungo i suoi bordi laterali rifiuti di ogni specie, conserva il suo paesaggio primordiale e l’incantevole volto di quiete naturale e di atmosfera salubre e rigogliosa, per la quale fu sempre nota.

copertina de La Provincia di Lecce – Bozzetti di Viaggio di Cosimo De Giorgi

Sempre il De Giorgi, nel suo percorso e sguardo a questo tratto della Cupa che si sveglia e si addormenta sulla nostra pittoresca strada, osservò ed ammirò “il verde scuro degli ulivi lascia spiccare il contorno delle cupole di Lequile, le case bianche, le chiese e i campanili di Monteroni, di Arnesano, di S. Pietro in Lama, di Lequile e di S. Cesareo, paesi lontani qualche miglio l’uno dall’altro. Il primo piano invece è formato da frutteti d’un color verdechiaro  intramezzati da ville e case coloniche che staccano per luce in quell’oceano di verzura! Quanta vita brulica in quelle campagne, e che armonia di tinte e di suoni nei mesi autunnali all’epoca della vendemmia!”.

Ipotesi di viabilità in epoca messapica (wikipedia)

La nostra incantevole scia extraurbana non è mai stata abbandonata dall’uomo e lungo il suo percorso scorre una continua frequentazione di storie e di storia.  Le campagne che, con la loro rossa e viva terra la incorniciano, furono e sono luogo: di attività agricole e di villeggiatura estiva per i massari, i contadini ed i nobili leccesi; di spiritualità, di  preghiera, di studio e formazione scolastica; di vecchie e nuove tendenze infrastrutturali e di viabilità.

Le campagne di “Via Lecce-Monteroni” e “Via Vecchia Copertino”, delimitate da muretti a secco e siepi di more, e profumate di balsamici odori rurali, sono costellate da masserie agropastorali, torri colombaie ed aie, antiche fabbriche di tabacco, casini e casine residenziali, e  maestose  e sontuose ville eclettiche impreziosite da raffinati e preziosi motivi artistici e bellissimi giardini ed orti in cui sono piantati “fichi, mandorli, viti, ulivi, peschi, albicocchi e ciliegi.”

Ancora adesso lungo la strada e tra i suoi sentieri rupestri, le antiche costruzioni svettano tra le linee sinuose della terra, le cave di pietra leccese, oggi dismesse, i ciuffi dei canneti, i radi eucalipti, i giardini con palmizi ed uliveti, ed i boschetti di pini.  Le abitazioni,  immerse in una vegetazione arborea molto sviluppata, di palme di datteri, di  jucche che “coi tirsi di fiori bianchi s’intrecciano nelle siepi coll’agave americana e colle opunzie”, e di latanie, , erano collegate fra loro tramite un viottolo di campagna che permetteva alle famiglie di scambiarsi le visite senza uscire sulla pubblica strada. Nelle residenze di villeggiatura la sera ci si riuniva a conversare, a ballare, a giocare, ad ascoltare musica, a banchettare.

Nella sua “scampagnata”, De Giorgi descrive la gioia ed i momenti festosi che allontanano l’ipocondria, all’interno della “villetta bella” e della Cupa dove “i brindisi scoppiettano”, “brilla su tutti i volti l’ilarità gioconda”, si assiste “alle danze giulive, ai brindisi, alle cene”.

La spirituale atmosfera, di prezioso silenzio e di alchemico respiro, è sospesa in questo magico microcosmico di suoni e di colori, dove la devozione umana ha lasciato le sue tracce nelle minute chiesette, intorno a maestosi conventi fuori porta e tra alcune edicole votive.

Lecce, Chiostro dell’ ex convento di San Domenico fuori le Mura

La leccese “Via Vecchia Copertino” nasce sulla prima traversa a destra della lunga via che da Lecce conduce a Lequile e San Pietro in Lama, immediatamente dopo l’antico ex Convento di San Domenico fuori le Mura, attraversa la zona archeologica di Rudiae, costeggia l’Istituto Tecnico Agrario Statale “Giovanni Presta”, meraviglioso e prestigioso edificio che un tempo era il convento cinquecentesco dei Cappuccini, vicinissimo agli scavi archeologici, e molto probabilmente, nelle vicinanze di Contrada Pisello, come indicano alcuni studiosi, era ubicato un insediamento monastico basiliano.

Lecce, Istituto Tecnico Agrario “G. Presta”

Che questa strada paradisiaca, di cui mi sento natia, erede e custode rudiana, scritta dalle pietre del Tempo Universale e dai Tempi dell’uomo, possa continuare vivere nella sua dormitio, conservando il fascino della sua natura e della sua storia, e rivelando il suo incantevole ritratto a noi ed ai nostri figli, tramite idee e progetti legati ad una sana, consapevole e mirata conoscenza, tutela, valorizzazione e fruizione  delle sue risorse.

 

Bibliografia:

– D. BACCA, Il “Tivoli”: un tuffo nel tratto più suggestivo della Cupa, in Liber Ars, Lecce1997

– M. BERNARDINI,  La Rudiae Salentina, Lecce 1955

– G. CARLUCCIO, Quinto Ennio, padre della letteratura Latina, in Lecce e Provincia – Guide d’Italia, T.C.I., Milano 2000

– A. COSTANTINI, Architettura e paesaggio rurale nell’area della Cupa, Galatina 1997

– F. D’ANDRIA, Metodologie di catalogazione dei beni archeologici, Lecce 1997, II

– F. D’ANDRIA, Lecce romana e il suo teatro, Galatina 1999

– C. DE GIORGI, Intermezzo I Una Scampagnata, in La Provincia di Lecce – Bozzetti di viaggio, Galatina 1975

– C. DE GIORGI, La Provincia di Lecce – Bozzetti di viaggio , Lecce 1882

– D. NOVEMBRE, Ricerche sul popolamento antico con particolare riguardo a quello messapico, Lecce 1971

– D. NOVEMBRE, Sulla individualità geografica della Piana messapica, in Annali Fac. Magistero Univ. Lecce, Bari 1972

– G. PASANISI, Porto Cesareo dalle origini ai giorni nostri, Lecce 1997

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