Facciamo il punto sulla Punta

30/9/2011

Ultim’ora!

Grazie alla segnalazione degli amici del gruppo ForumAmbiente Salute apprendiamo che è stata vinta la causa pendente presso il TAR di Lecce contro l’ampliamento della base di PUNTA PALACIA, ad Otranto. Ieri il TAR di Lecce ha accolto il ricorso contro gli atti del Ministero della Difesa per l’ampliamento e ristrutturazione della base militare di Punta Palascìa. Il ricorso era stato presentato il 28/11/2007 dal Comitato Giù le mani da Punta Palascìa.

Per altre notizie:
http://www.sudnews.it/notizia/38850.html

da http://www.badisco.it/album/litoranea%20NORD/slides/391125(kk101).html

di Gianni Ferraris

Sono stato al TAR di Lecce. È la prima volta   che entro nelle ovattate sale di un tribunale amministrativo. Bello il palazzo. Era un convento di frati, mi si dice. Il palazzo di fronte, l’attuale municipio di Lecce, era invece un convento di suore. L’amico che me lo mostra mi dice anche di voci che si rincorrevano sulla continguità dei due edifici, su passaggi segreti che avrebbero, secondo la vulgata popolare, permesso convegni segreti e festaioli. Ah le malelingue.

Comunque sia, in quella lunghissima mattinata, ho aspettato con pazienza, assieme ad alcuni amici, che si discutesse il ricorso contro la cementificazione di Punta Palascia voluta dal ministero della guerra, ops, pardon, della difesa. Dalle 10,30 si è arrivati alle 13 circa. Per un’udienza durata una decina di minuti. 5 avvocati seduti con le loro belle toghe nere. 4 giudici, anche loro con toga. Parla l’avvocatessa del ministero, affiancata da un signore in divisa che, mi si dice, è un generale (mica noccioline). Il presidente contesta la mancata  produzione di alcuni documenti, per cui veda, la difesa, di procurarli. Udienza rinviata. Con buona pace del ministero che si vede bloccato per altri lunghi mesi il progetto scempio. Viva il processo lungo, in questo caso.  Uscendo, l’avvocatessa e il generale mi passano accanto, lei è palesemente adirata e dice sibillina “se vogliono gli atti li forniremo”. Al momento beccatevi questa e noi, finchè possiamo, ci godiamo un paesaggio ancora a disposizione del buon senso.

“C’è un punto di vista paesaggistico, dietro al nostro ricorso, ma anche culturale. La città di Otranto è stata riconosciuta dall’UNESCO  come “Messaggera di pace”. La cosa non coinvolge solo il centro storico della città, ma anche Casole e tutto il territorio.” Dice uno degli avvocati del comitato Punta Palascia. Inoltre il territorio è parco naturale, insomma, ci sarebbero tutte le prerogative per conservare gelosamente intatti ed integri quei luoghi. Al momento non diamo retta alle dietrologie di chi crede che dietro questo progetto ci sia la volontà di creare anche alloggi per gli ufficiali. Non ce ne sono le prove. Per a molti piacerebbe avere una casupola proprio lì.

Il faro, ristrutturato, è diventato museo naturalistico ed è visitato da scolaresche e non solo. Ora il progetto prevede lo sbancamento di un’enormità di metri cubi di roccia per un autoparco, e la costruzione di due torri di 11 metri, In plexiglass, per non meglio identificate  “apparecchiature”. La difesa ha segreti da custodire. “Taci, il nemico ci ascolta”.  Contro questo scempio,  il ricorso è stato proposto dal Comitato, dalla Regione, dall’Ente Parco e da un privato che vedrebbe la sua attività danneggiata dalla cementificazione prevista.   Paradossalmente ed inspiegabilmente tra i ricorrenti non ci sono Legambiente e il WWF.

La cosa va avanti dal 2007, con un primo ricorso. Il ministero aveva già iniziato a sbancare il terreno, poi si interruppe in quanto non aveva nulla osta a costruire che richiese solo dopo ed ala quale è stato opposto diniego dalla Regione.

Insomma, al momento lo scempio è fermo, occorre però vigilare ed essere solidali con il comitato, con l’Ente Parco e con tutti coloro che credono che la salvaguardia del territorio sia una delle battaglie fondamentali. E poi, diciamolo, costruire mostri di guerra in “territorio di pace” è un palese ossimoro.

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