Libri/ Barocco del Sud

 di Paolo Vincenti

E’ un bel libro questo  Barocco del Sud  – Racconti e prose (Besa editrice), una raccolta di scritti, fino ad ora poco conosciuti, della vastissima produzione di Vittorio Bodini. Il suo curatore, Antonio Lucio Giannone, da molti anni  è impegnato sul fronte della promozione culturale e della divulgazione dell’opera dei principali esponenti della cultura letteraria meridionale contemporanea.

Seguendo questi scritti bodiniani, si può conoscere più a fondo l’anima dei salentini del secolo scorso, quegli “ppoppiti”, che popolano molti di questi racconti e che possiamo considerare la controfaccia salentina dei “gitani” di Garzia Lorca, autore molto amato e magistralmente tradotto dall’ “ispanista” Bodini.

Se oggi si fa un gran parlare di Vittorio Bodini, Girolamo Comi e Vittorio Pagano, lo si deve a studiosi come Giannone che, insieme a Mario Marti, Ennio Bonea, Oreste Macrì, Donato Valli, ha profuso un impegno costante nella riscoperta e valorizzazione della letteratura “salentina”, e dei suoi rappresentanti di spicco,  per troppo tempo ingiustamente sottovalutati ed ignorati dalle antologie letterarie nazionali. Negli ultimi tempi, forse,la triade Comi-Bodini-Pagano, nelle preferenze delle nuove generazioni, è stata sostituita da un’altra, cioè quella composta da Antonio Verri- Claudia Ruggeri-Salvatore Toma.

L’ondata di recenti celebrazioni e ripubblicazioni ha interessato soprattutto Antonio Verri , il cui nome è richiamato, ormai  puntualmente, in ogni evento culturale che venga organizzato all’ombra della Lupa. Tutti i giovani intellettuali della Nouvelle Vague leccese si ispirano, o dicono di ispirarsi, al Verri e pontificano dai mezzi di comunicazione sulla  rivoluzione poetica  portata dall’anarchico scrittore capraricese . Il rischio, ovviamente, è la saturazione e l’inevitabile rigetto.

Antonio Lucio Giannone, ordinario di Letteratura Italiana Contemporanea presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Lecce, è autore di numerose  pubblicazioni, fra le quali vogliamo ricordare: Bodini prima della “Luna” (1982), Tradizione e innovazione nella poesia italiana del Novecento (1983),  Vittorio Bodini –Corriere spagnolo (1989), La “permanenza” della poesia (1989), Futurismo e dintorni (1993), Scrittori del reame (1999) e L’avventura futurista (2002).

Gli scritti raccolti nel  presente volume sono composti, per la maggior parte, tra il 1950 e il 1952 e sono  tutti in prosa, prose artistiche o pezzi di taglio giornalistico, ed accomunati dal tema “salentino”. Ecco, allora, alcuni racconti strani e allucinati, come “Il gobbo Rosario”, che apre la raccolta, scritto da Bodini in Spagna, oppure “La morte fatta in casa”, che affronta la tematica mortuaria e richiama, per l’ambientazione cimiteriale, come spiegail curatore, il romanzo incompiuto “Il Sei-Dita”, forse la sua prova narrativa più alta; e ancora “Il giro delle mura” e “I semi di barbabietole”. Nella seconda parte, spiccano “Barocco del sud”, che dà il titolo all’intera raccolta, e “Pitagora è uno delle nostre parti”. In “Barocco del sud”, Bodini ci dà la sua visione del sud d’Italia, una visione sconsolata e negativa, che coinvolge  il barocco leccese. 

Come spiega Giannone:  “… il barocco leccese diventa per Bodini una condizione dello spirito in cui si riflette un disperato senso del vuoto, un horror vacui, che si cerca di colmare con l’esteriorità, l’ostentazione, l’oltranza decorativa, ma anche con certi atteggiamenti, visti come altrettanti modi per sfuggire al sentimento del negativo che si avverte nel Salento… […] Da qui la lotta incessante tra vuoto e pieno, tra luce ed ombra, che si svolge sulle facciate dei monumenti leccesi, e che allude a quella, ben più concreta, tra la vita e la morte, tra l’esistere e il suo contrario”.

Altri pezzi sono: “L’amore in Puglia ha il muso storto”, un’inchiesta sui rapporti uomo-donna in Puglia, e poi “L’aeroplano fa la guerra ai contadini” e “L’Arneide, ultimo atto”, in cui Bodini si occupa di un avvenimento di enorme rilevanza sociale per quei tempi, come l’occupazione delle terre dell’Arneo da parte dei contadini e il conseguente processo a loro carico.

Nello scritto “La Puglia di Pietro Micca”, si può cogliere quella divaricazione che c’era, e in parte c’è ancora, fra l’Italia Meridionale ed il resto della Penisola, con un tono fra il serio e il faceto. “La scoperta della separatezza del Meridione dal resto d’Italia”, dice ancora Giannone, “è, come è noto, uno dei motivi di fondo della poesia di Bodini che qui assume anche il senso di una irrimediabile nostalgia di una condizione di vita piena e felice […]

Nell’immagine bodiniana del Sud riflessione storica e motivazioni esistenziali, dato reale e trasfigurazione artistica si fondono inscindibilmente”. Queste sono le direttrici per la lettura del libro che  dà, nell’ Introduzione, il curatore dell’opera, il quale, con una scrittura chiara e lineare (non è forse questo il compito del divulgatore?), ci aiuta ad entrare nell’universo letterario e umano dell’autore della Luna dei Borboni,  non con una  riproposta adorante e “seduta”, ma con sincera ammirazione  e obbiettiva  capacità critica.

Ci aspettiamo ora che il prof. Giannone si occupi anche di altri talenti, ancora in ombra (e ce ne sono), nel variegato universo della produzione letteraria  salentina.

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