Oltre la statale. Tra Collemeto e Santa Barbara

di Massimo Negro

Questa volta vi propongo le immagini di un viaggio che, pur avendo la meta a noi vicina, mi ha proiettato in un contesto i cui i caratteri storico e sociali dei luoghi visitati meritano di essere adeguatamente tratteggiati, per quanto ne possa essere capace, perché forse, e senza neanche forse, poco conosciuti, ancorché si tratti pur sempre del territorio di Galatina.

Oltre la statale è un viaggio lungo la strada che unisce la frazione di Collemeto a Santa Barbara e nei luoghi più significativi di quest’ultima.

E’ un viaggio accompagnato dal suono di una carro lungo la strada. La scelta dell’audio non è casuale. Si tratta di una registrazione fatta nel 1968 da due ricercatori, Bosio e Longhini, che attraversarono il Salento studiando le nostre tradizioni e registrandone il suono vitale del tempo, non in studio, ma per le strade parlando con gli anziani e i giovani dell’epoca.

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Passare la statale ed immergersi a piedi o in bicicletta in quei luoghi, mi ha rimandato quasi indietro in un epoca in cui la vita ruotava attorno alle masserie, alle case di campagna, alla piccola piazza del paese, alle persone sedute sui marciapiedi delle case e a ragazzi che giocano a pallone per le strade. Strade lungo le quali era raro veder passare una macchina, ma che spesso portavano il rumore delle ruote dei carri. Molte di queste abitudini sono ormai scomparse, cancellate dai ritmi forsennati che ci sono imposti ma che molto spesso noi stessi scegliamo, inconsapevoli di quello che perdiamo. Altre sono rimaste e giunte ai nostri giorni; non certamente quel senso di comunità che una volta, pur con tutti i dissidi che ci potevano essere, era presente e aleggiava tra la gente.

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Passata la statale ci si immerge in un paesaggio modellato anticamente dall’uomo, da forti mani nodose che con gli zocchi e le mannaie hanno estratto i conci di tufo per costruire le antiche masserie della zona. Da alberi di ulivo e antiche carraie che richiamano alla mente silenzi e suoni di cui si è persa memoria.

Percorrendo sconnesse strade di campagna si sale verso masserie che un tempo dominano e governano la pianura sottostante. L’antica masseria Mollone con la sua bella torre colombiaia abitata oggi da una splendida civetta e quello che rimane dell’antico insediamento basiliano di San Giovanni di Collemeto.
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Sancta Barbara de Paludibus è posta ai margini di un grande avvallamento, un tempo paludoso, ma fertile e redditizio per la coltura e macerazione del lino. Il feudo baronale ha origini nel 500 e dopo diversi passaggi di titolarità, la famiglia Andriani ha governato sino all’abolizione della feudalità, e i loro discendenti continuano ad essere proprietari del palazzo (o parte di esso).

Come molto spesso mi accade, la macchina fotografica anziché suscitare diffidenza diventa uno strumento per attirare le persone e la loro attenzione. La gente si avvicina, chiede e soprattutto risponde alle domande anzi il più delle volte racconta senza essere sollecitata storie, ti indirizza verso luoghi non facilmente visibili per chi non è del luogo. E anche questa volta a Santa Barbara si è realizzato questo strano e immediato feeling con le persone del luogo con cui ho avuto il piacere di parlare.

E le loro storie raccontano soprattutto un senso di lontananza (in alcuni casi di abbandono) da parte di Galatina città. Molti  di loro hanno più contatti con la più vicina Copertino e alcuni si sono ormai trasferiti là, mantenendo la casa nella frazione solo come punto di appoggio o rimessa per i loro attrezzi agricoli.

Racconti di richieste più volte presentate e mai esaudite; di quanto ci sia voluto per chiudere un tratto di strada che costeggia la piazza per renderla più sicura. Delle richieste per fruire dei locali ristrutturati della vecchia scuola in attesa dell’apertura del museo della civiltà contadina (ma quando?) ma alle quali non è giunta mai una risposta. Un ragazzo mi ha detto “siamo ancora in attesa che qualcuno ci dica si o no”.IMG_4436a

Del rammarico per un’occasione sprecata quando, qualche anno fa, si prospettava la vendita del Palazzo baronale a degli imprenditori, ma gli interlocutori non riuscirono a trovare un accordo per un prezzo che da li a poco trasformato in euro sarebbe diventato risibile. Questi imprenditori acquistarono poi una vecchia masseria in agro gallipolino trasformandola in un ristorante e albergo. Il palazzo è stato inoltre diviso in due parti. Una ristrutturata, anche se qualcuno mugugna “non come si deve”, l’altra abitata ora solo dai piccioni.

Racconti del rammarico nel vedere i giovani lasciare la frazione (ma questa è una piaga di quasi tutti i piccoli centri) ma anche della speranza a fronte di famiglie che ristrutturano case e villette, “guardi li ha comprato il …., più avanti hanno ristrutturato ..”, ma si sente e si vede dai loro sguardi che ci sperano poco in una rinascita del piccolo centro.

Il rammarico per i vecchi stabilimenti vinicoli o oleari, per i quali in più occasioni, raccontano, qualcuno ha mostrato interesse per l’acquisto per trasformarli in ristoranti e strutture ricettive ma ricevendo dai proprietari come risposta “noi compriamo, non vendiamo”. E la rabbia dei più giovani che dicono “Se li tenessero pure, ma almeno facessero qualcosa”. Adesso sono semplicemente abbandonati e l’incuria con il tempo potrebbe minare la loro stabilità.

Racconti sul possibile uso che qualcuno potrebbe fare delle cave dismesse della zona, dove sino a qualche anno fa, secondo alcuni si vedevano camion versare strani liquidi, ed ora qualcuno parla di speculazioni che potrebbero andare a danno della salute della gente del posto. Per il momento, secondo alcuni, solo voci. Ma i più giovani dicono di essere pronti anche alle barricate.

E poi storie sul passato.

Di botole del palazzo che nascondono condotte dove chi cadeva trovava ad attenderlo lame taglienti. Di sotterranei talmente grandi da poter far passare una carrozza il cui accesso ora è stato chiuso con il cemento. Di una stanza adibita nel passato a carcere, dalle mura spesse e con una robusta porta.

Di pozzi scavati a mano profondi sin quasi 90 metri, con gli operai che salivano e scendevano tirati dalle funi (uno di questi era il nonno di uno dei giovani presenti). La bocca di questo pozzo è crollata recentemente e la zona è stata recintata.IMG_4449a

E poi un breve viaggio nelle tradizioni religiose del luogo dove si venera Santa Barbara come patrona. La chiesa attuale è del 1966 e l’ho visitata grazie alla collaborazione del sacrestano (termine improprio in questo caso) del luogo che si occupa di gestirla. “Vai a quest’ora lo trovi sicuramente seduto fuori, sulla porta di casa, ma non tardare ad andare”.  Consegnate le chiavi, “Vai da solo oggi fa troppo caldo per accompagnarti”, nella chiesa è custodita la statua della Santa che protegge il centro abitato rappresentato da una torre che un tempo era prospiciente la piazza ma che anni e anni fa fu demolita.

Ma la chiesa antica del luogo, quella del palazzo baronale, è anch’essa privata e si accede solo con il consenso del proprietario. All’interno di questa piccola antica chiesetta costituita solo da un vano è conservato l’antico dipinto di Santa Barbara che, nella stessa posizione della statua, protegge l’abitato dai fulmini e dall’attacco dei saraceni. Il dipinto è in cattiva condizioni ma il proprietario pare essere intenzionato a restaurarlo. Non mi è stato concesso di fare foto dell’interno. Una piccola scala sulla destra collegava la chiesa alle stanze del palazzo. Ora questa scala a causa dello spezzettamento delle proprietà è chiusa e non si può andare sopra.

Queste e tante altre storie mi sono state raccontate.

Concludo ringraziandovi del tempo che mi avete dedicato con la vostra lettura e con la speranza che oltre la statale in un futuro spero non lontano qualcosa possa cambiare e in meglio.

6 Commenti a Oltre la statale. Tra Collemeto e Santa Barbara

  1. Grazie, Massimo Negro, per aver dato risonanza a un paesaggio a me molto caro fin dall’infanzia. Grazie anche per le belle foto dei luoghi per me così familiari dove serpeggia e ancora si nasconde il mito.

    • Alfredo sono contento che ti sia piaciuta. Io sono rimasto veramente affascinato da quella passegiata. A presto

  2. Ho letto ed ammirato le foto di Massimo Negro e tutto ciò mi ha riportato a rivivere per pochi minuti la mia infanzia vissuta proprio in quei posti descritti benissimo da Alfredo, accompagnati dal servizio fotografico. Una bellissima emozione. Grazie, ciao

  3. Massimo sono nuova su spigolature come autrice… grazie alla “bontà” di Marcello ed allo spazio da lui concessomi, e per caso mi sono imbattuta in questo tuo articolo, segnalatomi da mia figlia.
    Io sono di S.Barbara, sono una di quei tanti ex-giovani ormai andati via, e mi piacerebbe confrontarmi con te sull’argomento e magari riuscire ad approfondirlo.
    Comunque grazie, per l’attenzione da te posta.
    Sonia

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