La fauna al servizio della flora salentina

NOMI DI PIANTE ISPIRATI DAL MONDO ANIMALE (6/6)

Cipoddha ti cane, erva ti iaddhìna, erva ti pùlici, erva ti tòrture, gìgghiu ti cìmici, ua ti scursùni.

 

di Armando Polito

Poiché l’associazione del nome dialettale (nel caso dell’erva ti pùlici pure di quello italiano) dell’essenza con quello di un animale non obbedisce ad una regola comune, la relativa motivazione etimologica sarà affrontata volta per volta nelle singole schede.

 

Cipòddha ti cane

 

nome italiano: scilla autunnale

nome scientifico: Scilla autumnalis L. 

nome della famiglia: Liliaceae

Il nome dialettale ha in sé una connotazione ancora più dispregiativa di cipuddhàzzu, riservato alla sorella Scilla maritima, il che fa pensare che questa essenza non abbia le proprietà di quella; per il resto si rimanda al post Ecco a voi la scilla, alias cipuddhàzzu del 3 gennaio u. s.

http://spigolaturesalentine.wordpress.com/2011/01/03/ecco-a-voi-la-scilla-alias-cipuddhazzu/


 

Erva ti iaddhìna

nome italiano: anagallide, mordigallina.

nome scientifico: Anagallis arvensis L. 

nome della famiglia: Primulaceae

Il nome dialettale (in italiano sarebbe erba di gallina) e il secondo italiano mi fanno pensare che le galline ne siano ghiotte; escluderei con questo qualsiasi suggestione di collegare la gallina , per paretimologia, al segmento –gallide del primo nome italiano (che è dal latino anagàllis/anagàllidos1, trascrizione del greco anagallìs/anagallìdos, composto da avà=su e agallìs=iris nana); arvensis significa campestre. Il nome della famiglia è forma aggettivale dal primo componente della locuzione latina medioevale prìmula veris=la prima (pianta) della primavera.


Erva ti pùlici o pulicàra

nome italiano: psillio o pulicaria

nome scientifico: Plantago psyllium L. 

nome della famiglia: Plantaginaceae

Il secondo nome italiano (pulicaria) è dal latino tardo pulicària(m), forma aggettivale dal classico pulex/pùlicis=pulce, con riferimento alla somiglianza del seme con l’animale, il che spiega pure il nome dialettale2. Stesso collegamento per psillio che è la trascrizione del secondo componente del nome scientifico (psyllium3), a sua volta dal greco psùllion, diminutivo di psulla=pulce. Plantago è da planta=pianta, mentre Plantaginaceae è forma aggettivale di plantago.

 

Erva ti tòrture

nome italiano: fumaria o fumosterno

nome scientifico: Fumaria officinalis L. 

nome della famiglia: Papaveraceae

Il nome dialettale (in italiano sarebbe erba di tortore) fa pensare ad una predilezione alimentare da parte di quella specie di uccelli.

I nomi italiani sono collegati alla credenza popolare secondo cui il succo della pianta è irritante come il fumo se viene a contatto con gli occhi4; il secondo in particolare è deformazione del francese fumeterre, a sua volta dalla locuzione latina cinquecentesca fumus terrae=fumo della terra, perché si credeva che la pianta si formasse dalla consolidazione nel terreno delle emanazioni di vapore che, dopo la pioggia, assumevano l’aspetto di piante.

 

Gìgghiu ti cìmici

nome italiano: giglio cimiciattolo, orchidea cimicina

nome scientifico: Orchys coriophora L. 

nome della famiglia: Orchidaceae

Il nome dialettale (in italiano sarebbe giglio di cimici) e quelli italiani sono legati all’odore sgradevole che la pianta emana, simile a quello della cimice. La prima parte del nome scientifico (Orchys5) deriva dal greco orchis=testicolo (e per traslato orchidea) per la forma dei tuberi; coriophora è formazione moderna dal greco koris=cimice e fero=portare. Orchidaceae è forma aggettivale moderna dal citato greco orchis.

 

Ua ti scursùni

vedi http://www.fondazioneterradotranto.it/2011/01/10/gichero-pan-delle-bisce-calla-selvatica-per-i-salentini-recchia-ti-prete-o-ua-ti-scursuni/

 

prima parte: http://www.fondazioneterradotranto.it/2013/03/21/fin-da-teofrasto-e-plinio-e-nota-la-caprificazione-vero-prodigio-della-natura/

seconda parte: http://www.fondazioneterradotranto.it/2011/02/02/nomi-di-piante-ispirati-dal-mondo-animale/

terza parte: http://www.fondazioneterradotranto.it/2011/02/04/ancora-nomi-di-piante-ispirate-dal-mondo-animale/

quarta parte http://www.fondazioneterradotranto.it/2012/08/07/la-pianta-dai-fiori-scariosi/

quinta parte: http://www.fondazioneterradotranto.it/2011/02/08/tra-piante-salentine-topi-e-toponimi/

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1 Plinio, Naturalis historia, XXV, 92: Anagallida aliqua corchoron vocant. Duo genera eius: mas flore phoeniceo, femina caeruleo, non altiores palmo, frutice tenero, foliis pusillis, rotundis, in terra iacentibus; nascuntur in hortis et aquosis. Prior floret caerulea. Utriusque succus oculorum caliginem discutit cum melle, et ex ictu cruorem, et argema rubens, magis cum Attico melle inunctis. Pupillas dilatat: et ideo hoc inunguntur ante, quibus paracentesis fit. Iumentorum quoque oculis medentur. Succus caput purgat per nares infusus, ita ut deinde vino colluatur. Bibitur et contra angues succi drachma in vino. Mirum quod pecora feminam vitant. At si decepta similitudine, flore enim tantum distant, degustavere, statim eam, quae asyla appellatur, in remedio quaerunt: ea a nostris ferus oculus vocatur. Praecipuunt aliqui effossuris, ante solis ortum, priusquam quidquam aliud loquantur, ter salutare eam, tum sublatum exprimere: ita praecipuas esse vires (Alcuni chiamano l’anagallide corcoro. Due sono le varietà: il maschio  dal fiore rosso, la femmina celeste, non più alto di un palmo, dal cespo tenero. le foglie piccole, rotonde, che giacciono a terra; nascono negli orti ed in luoghi ricchi di acqua. Fiorisce per prima la femmina. Il succo di entrambi col miele elimina la nebbia degli occhi e blocca il sangue da una ferita e le ulcerazioni dell’iride, più efficacemente se unti con miele dell’Attica. Dilata le pupille; e perciò esse ne vengono unte prima che si pratichi la paracentesi [probabile allusione all’operazione per risolvere la cataratta]. Curano pure gli occhi dei giumenti. Il succo infuso attraverso le narici purifica il capo purchè dopo si faccia un riasciacquo col vino. Una dracma di succo in vino viene bevuta anche contro il morso dei serpenti, Strano è il fatto che il bestiame evita la varietà femmina. Ma se, ingannato dalla somiglianza, infatti differiscono solo per il fiore, se ne è pasciuto, subito cerca come rimedio quell’erba che chiamano asila: essa dai nostri è chiamata occhio feroce).

2 Vedi nella nota successiva la parte sottolineata nel testo originale e nella traduzione.

3 Plinio, op. cit., XXV, 90: Psyllion alii cynoides, alii crystallium, alii sicelicon, alii cynomyiam appellant, radice tenui, supervacua, sarmentosum, fabae granis in cacuminibus, foliis canino capiti non dissimilibus, semen autem pulici, unde et nomen: hoc in baccis, ipsa herba in viineis invenitur. Vis ei ad refrigerandum et discutiendum ingens. Semen in usu. Fronti imponitur in dolore et temporibus, ex aceto et rosaceo aut posca. Ad cetera illinitur acetabuli mensura sextario aquae: densat se ac contrahit; tunc terere, et crassitudinem illinire oportet cuicumque dolori, et collectioni, inflammationique. (Il psillio alcuni lo chiamano cinoide, altri cristallio, altri sicelico, altri cinomiia, dalla radice sottile, vuota, sarmentoso, nelle estremità granelli di fava, dalle foglie non dissimili dalla testa di un cane, il seme poi simile alla pulce, da cui anche il nome: esso si trova nelle bacche, la stessa erba nelle vigne. notevole è la sua efficacia nel rinfrescare e eliminare. Si usa il seme. In caso di dolore si pone sulla fronte e sulle tempie, con aceto e olio di rose o con acqua e aceto. Per altre malattie viene applicato ad empiastro nella misura di un acetabolo con un sestario di acqua: si addensa e si contrae; allora bisogna pestarlo e impiastrare la sua grassezza a qualsiasi dolore e raccolta di umori e infiammazione).    

4 La credenza popolare affonda le sue radici nelle testimonianze antiche di Dioscoride (medico, botanico e farmacista greco del I° secolo d. C.) e di Plinio (coevo naturalista romano). Nel primo (De materia medica, IV, 90) l’essenza ha il nome di kapnos=fumo ed esplitamente si dice che “il suo succo è acre, accresce l’acutezza della vista, provoca le lacrime, donde ha preso anche il nome; ha la proprietà, quando viene empiastrata con resina, di impedire che rinascano i peli delle palpebre una volta strappati”. Plinio (Naturalis historia, XXV)con il nome di capnos indica due essenze: nel cap. 98: Capnos prima, quam pedes gallinaceos vocant, nascens inparietinis et sepibus, ramis tenuissimis sparsisque, flore purpureo, viridis, succo caliginem discutit; itaque in medicamente oculorum additur (La prima fumaria, che chiamano piedi di gallina, che nasce sui muri in rovina e nelle siepi, dai rami sottilissimi e sparsi, dal fiore purpureo, è verde, elimina col succo le ombre della vista: e così viene aggiunto nelle medicine degli occhi); nel cap. 99: Similis et nomine et effectu, sed alia est capnos fruticosa, praetenera, foliis coriandri, cineracei coloris, flore purpureo. Nascitur in hortis et segetibus hordeaceis. Claritatem facit inunctis oculis, delacrymationemque, ceu fumus: unde nomen. Eadem evulsas palpebras renasci prohibet (Simile di nome e di effetto ma diversa c’è una fumaria cespugliosa, tenera, dalle foglie del coriandolo, di color cenere, dal fiore purpureo. Nasce negli orti e nelle messi di orzo. Rischiara la vista ungendo gli occhi e provoca la lacrimazione come il fumo, donde il nome. Essa impedisce che i peli delle palpebre rinascano una volta strappati).

5) Trascrizione poco corretta (si sarebbe dovuto avere orchis) della voce greca che presenta iota e non ipsilon.          

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