Algimiro e i suoi ricordi sulla rimonda degli ulivi a Casarano

 

Il Canto di Algimiro Borgia di Casarano del Salento leccese

 

di Antonio Bruno
 

Soprantendi a’ tuoi poderi? E tu porta un taccuino in tasca alla messe, alla vendemmia, alla raccolta delle ulive, sorveglia con un occhio le contadine e segui coll’altro sulla carta il lapis che ne segue il canto. Noi ti parliamo in nome di molti. Tacendo di quelli che han per ora soltanto promesso, ma che manterranno la promessa perchè galantuomini, sono nostri collaboratori effettivi e ci hanno somministrati gran numero di canti: … Liborio De Donatis per Casarano.

(Cristoforo Pasqualigo, Canti popolari vicentini 1866)

Il Catasto di Casarano fatto dall’ingegnere Algimiro Fusaro

La vita è fatta di incontri. Ognuno di noi ha visto cambiare il corso degli avvenimenti perché c’è una persona che a quel bivio o a quell’incrocio ci ha indicato la strada che poi abbiamo percorso sino all’incrocio seguente. La vita di un uomo che oggi ha 89 anni è stata segnata dal Catasto e dall’incontro del sig. Borgia con un Ingegnere che ci stava lavorando a Casarano del Salento leccese. Questo bravo ingegnere si chiamava Algimiro Fusaro con lui lavorava il Sig. Borgia di Casarano del Salento leccese. Sicuramente il sig. Borgia ammirava molto l’ingegnere Fusaro  e quando sua moglie,  il 23 di agosto del 1922 mette alla luce un bambino, quest’uomo del profondo sud  decide di imporgli il nome di Algimiro. Ecco la storia di un nome poco presente nel Salento leccese, che Miro, così lo chiamano gli amici, chissà quante volte ha raccontato ogni volta che i nuovi conoscenti sentivano il suo singolare nome e gli chiedevano le ragioni che avevano portato i suoi genitori a chiamarlo così.
Il mio incontro con Algimiro

Abita fuori della bella cittadina di Casarano del Salento leccese, non gli avrei mai dato quegli 89 anni che invece ostenta con grande eleganza e naturalezza. Mi accoglie la figlia una persona che collabora con la Regione Puglia e che si occupa dell’educazione dei nostri figli guidata da un dirigente illuminato che riscuote tutta la sua e la nostra ammirazione. Algimiro è gentile e schivo, parla in maniera davvero avvincente e mi prega di accomodarmi nel suo soggiorno. Mi mostra la sua collezione di fotografie, tutte bellissime, piene dei superbi alberi di olivo e di bellissime contadine del Salento leccese.
La rimonda degli olivi del Salento leccese

Poi inizia la sua narrazione, un vero e proprio canto, come quelli che aveva promesso di raccogliere a Cristoforo Pasqualigo il Nobiluomo Liborio De Donatis nel 1866. Algimiro ha iniziato a lavorare con due zii maestri di rimonda degli ulivi della foresta del Salento leccese. Come dici? Non sai che cos’è la rimonda? Tranquillo te lo dico io, è la ripulitura dalle parti secche e dai polloni superflui dell’albero di olivo. Lui andava nei campi di proprietà della sua famiglia, ci andava a cavallo, animale che in quel periodo raccoglieva ogni suo interesse. Ma quando c’era suo zio Ippazio, che era fratello della sua mamma, ecco che andava sotto agli alberi di olivo e attendeva quando lo zio tagliava una branca che non era più necessario rimanesse attaccata al tronco. Mesciu Pai, che in dialetto leccese significa Maestro Pai (più nel senso di Magister), così chiamavano Ippazio D’Amico, lo zio di Algimiro.
Algimiro alla scuola di Mesciu Pai

“Mesciu Pai” osservava questo ragazzo alle prese con la rimonda di quella branca che lui aveva lasciato sul terreno, e Algimiro quando finiva la sua rimonda, lo chiamava e con il viso di chi si aspetta una risposta chiedeva : “Mesciu Pai aggiu fatta bbona la rimonda te sta branca te ulia” che tradotto significa “Maestro Pai ho fatto bene la rimonda di questa branca di olivo?”  Anch’io lo guardo con curiosità per conoscere la risposta del Magister Pai, si hai capito bene, proprio come le patatine, di Algimiro. Lui mi rivela di aver sempre e solo detto ciò che sapeva, ed è per questo che mi dice che Mesciu Pai alcune volte gli rispondeva si, ed altre volte rispondeva no.
Il primo giorno di rimonda di Algimiro Borgia

La cosa va avanti per parecchio tempo sino a quando finalmente in un bel febbraio del 1940 Mesciu Pai passa da casa di sua sorella, chiede di Algimiro al quale dice “osce tie ieni alla rimonda cu nnui!”  che significa “oggi tu vieni con noi alla rimonda”.
Guardo Algimiro mentre mi racconta del suo primo giorno di lavoro di 70 anni fa, lo vedo totalmente immerso nelle immagini che si susseguono nella sua mente, darei tutto per avere uno strumento in grado di trasformare i suoi ricordi in immagini di un film per io potrei ammirare e gustare perché mi riporterebbe a quel lontano febbraio del 1940. Nessuno ha ancora inventato una macchina di questo tipo anche se ci sono dei film che l’hanno descritta.
L’oliveto del Nobiluomo De Donatis

Vanno nei fondi del Nobiluomo De Donatis che era originario della Toscana e si era stabilito a Casarano del Salento leccese.
Se siete pratici di Casarano l’oliveto in cui andò a lavorare il primo giorno Algimiro Borgia è dopo lo stadio andando verso la stazione vicino alla stazione di servizio. Allora non c’era nulla di tutto questo, c’erano gli oliveti del Nobiluomo De Donatis che “Mesciu Pai” era stato incaricato di rimondare.
All’alba arrivarono e cominciarono la rimonda senza alcun problema sino a mezzogiorno quando arrivò il Nobiluomo De Donatis.
Algimiro fu chiamato  da gli zii che gli chiedono di scendere dall’albero, di mettersi da parte, di non lavorare, di non toccare nemmeno gli alberi di olivo. Dovete sapere che l’olivo, 70 anni fa, lo potevano toccare solo le persone esperte, i giovani potevano solo guardare, il Nobiluomo De Donatis se avesse visto il nostro Algimiro vicino ad un suo olivo avrebbe reagito in malo modo, e in quel periodo tanto per fare un esempio, quando espropriarono le case che erano di fronte al Municipio per costruire “l’edificio”, cosi chiama Algimiro l’edificio scolastico di Casarano, a chi si lamentò con due parole fu riservato l’arresto ad opera dei carabinieri. Insomma potete immaginare cosa sarebbe accaduto agli zii di Algimiro se il Nobiluomo De Donatis l’avesse visto maneggiare con forbici da pota su un suo olivo.
Mesciu Pai e gli altri, quando videro arrivare il Duca dissero ad Algimiro di scendere dall’albero e lui scese da li. Questo è il ricordo del primo giorno di rimonda di Algimiro Borgia classe 1922 di Casarano del Salendo leccese.

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