Dialetto ed etimologie nella cronaca di una giornata invernale

Cronaca di una giornata invernale

 di Armando Polito

Tegnu sessantasei anni. -Cu lla bbona salute!- sta ssentu tire. Però, nc’è nnu problema: tegnu la reuma1 ca m’ha fattu quasi ggiuncare2; eppuru continu a fare li fessarie ca facia quandu era agnone e a novembre, tantu cu ‘ndi contu una, finu a qquarche annu ddhetu mi facia la toccia a ddha ffore cu ll’acqua ti lu puzzu. Osce, per esempiu, tirava na filippina3 ca mancu li cani; ti li parti noscie la chiamamu scorciacapre4, ma iò, ca so’ ppesciu ti ‘na capra, so’ bbissutu lo stesso cu mmi fazzu nna passiggiata, senza cappottu, senza cappieddhu e senza la maglia ti lana ca nònnuma purtava puru ti ‘state. Topu quattru passi già sta intrizzulisciava5, ma iò, ca so’ cucciutu pesciu ti ‘nu mulu, aggiu continuatu fincu qquandu aggiu zzaccatu rriscilare. Quandu so’ tturnatu a ccasa tuttu rrunciddhàtu6mugghièrima m’ha datu lu solitu bicchirinu7: -Mo ca t’ha ddifriscatu bellu bellu, ci ti mmalazzi ti mandu allu ‘spitale!-. Pi ffurtuna iò su ccutreu8 alla fursione9, però mo mi ‘ndi sto ssittatu tutto ‘ntustatu10 ‘nnanzi lu computer e ppuru li tèscite sta mmi sentu ‘ntrappate11. -Menu male!- sta ddice già quarchetunu -Cusì armenu osce scrivi menu fessarìe ti lu solitu-. Ci sape ci ‘nci so’ riuscitu…

Ho sessantasei anni. -Con la buona salute!-sto sentendo dire. Però, c’è un problema: soffro di reumatismo, che ogni tanto mi riduce all’immobilità o quasi; eppure continuo a fare le fesserie che facevo quando ero ragazzo e a novembre, per dirne una, fino a qualche anno fa facevo la doccia all’aperto con l’acqua del pozzo. Oggi, per esempio, tirava un vento di tramontana che pure i cani ne avrebbero sofferto; dalle nostre parti lo chiamiamo scuoiacapre, ma io, che sono peggio di una capra, sono uscito lo stesso a farmi una passeggiata, senza cappotto, senza cappello e senza la maglia di lana che mio nonno indossava pure d’estate. Dopo quattro passi già ero intirizzito, ma io, che sono cocciuto peggio di un mulo, ho continuato fino a quando ho cominciato a gelare. Quando sono tornato a casa mia moglie mi ha dato il solito bicchierino: – Mo che ti sei rinfrescato bello bello, se ti ammali ti mando all’ospedale!-. Per fortuna io sono refrattario all’influenza, però adesso me ne sto seduto tutto d’un pezzo davanti al pc e mi sto sentendo rattrappite pure le dita. -Meno male!- sta dicendo già qualcuno -Così almeno oggi scrivi meno fesserie del solito-. Chissà se ci sono riuscito…

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1Tal quale dal greco rèuma=flusso, ma già in Plutarco (I°-II° secolo d. C.), Moralia, 34, 2, al plurale, aveva assunto il significato medico; la voce è dal verbo reo=scorrere, per la nota caratteristica del passaggio dei sintomi da una zona ad un’altra del corpo.

2 Corrisponde all‘italiano cioncare, da cionco=monco, forse connesso col latino truncus=pezzo tagliato.

3 Rispetto alla voce italiana con slittamento semantico per metonimia (il nome del luogo per il fenomeno che più lo caratterizza, in questo caso un più o meno violento evento climatico, nella fattispecie il vento).

4 Tramontana particolarmente fredda; le capre, per opporsi meglio alla sua azione, gli rivolgono il posteriore.

5 Corrisponde all’italiano intirizzire, che è forse da un latino *interìre (da intèrus)=rendere intero, irrigidire, con aggiunta di suffisso iterativo; la voce dialettale presenterebbe afersi di i– e aggiunta di un ulteriore suffisso.

6 Curvo ad uncino; corrisponde all’italiano roncigliare, dal latino medioevale roncìlio=roncola.

7 Nel senso traslato, per di più sarcastico, di conforto.

8 Letteralmente indica un legume resistente alla cottura; da un latino *crudìvu(m)=piuttosto crudo (dal classico crudus=crudo, connesso con cruor=sangue), con metatesi di –r– [*cudrìvu(m)], passaggio –d->-t– [*cutrìvu(m)], sincope di –v– [*cutrìu(m)] e passaggio –i->-e-.

9 Il corrispondente italiano è l’obsoleto flussione (infiammazione di vario genere, con afflusso di sangue o di altri umori in una parte del corpo), dal latino tardo fluxiòne(m)=scorrimento, dal classico flùere=scorrere. La voce dialettale presenta metatesi –lu->-ul-,  conseguente scempiamento –ss->-s– (*fulsione) e passaggio –l->-r-.

10 Il corrispondente italiano parzialmente formale è tostare, dal latino tardo tostàre, intensivo del classico torrère= torrefare. La voce dialettale ha aggiunto in testa la preposizione in che ha poi subito aferesi di i-.

11 Da ‘ntrappàre, corrispondente all’obsoleto italiano attrappare, dal francese antico atraper, dal francone *trappa=trappola, con sostituzione della preposizione iniziale ad con in.

 

 

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