Giacinto Leone, Direttore dell’Accademia di Belle Arti di Lecce, ad un mese dalla scomparsa

 

di Maria Grazia Anglano

Sguardo lungimirante, altera stazza, Giacinto Leone, Direttore dell’Accademia di Belle Arti di Lecce; qui in quindici anni tanto del suo impegno si è dispiegato e qui il suo tempo si è tragicamente contratto il 3 dicembre, a soli 61 anni.

Siamo a poco più di un mese dalla sua scomparsa e vogliamo ricordarlo in questo spazio.

Un uomo infaticabile che, con volontà e profusione, ha tentato di accordare animi dalle diverse e disparate necessità tanto di vita quanto professionali.

Teso come sempre ad armonizzare l’industriosa macchina “Accademia” che, con i suoi giovani talenti, ha voluto ascriversi ed operare, in quella linea fertile, fra tradizione e innovazione.

Tradizione che a suo stesso dire è il sentimento della continuità dei valori, la difesa della durata contro l’effimero. L’innovazione, invece, come avanguardia. E non importa che sia stata strumentalizzata dalla moda e dal mercato.

Il cambiamento – come progetto di costruzione – implica anche la trasgressione, lo scandalo, lo strappo continuo col passato, anche recente.

Questa era l’Accademia che egli auspicava, capace di ripensarsi e ricontestualizzarsi operosamente nel tessuto connettivo sociale.

Nato nel luglio del 1949, si era laureato in architettura a Firenze, aveva poi intrapreso nel 1975 un interessante percorso in politica, sino ad arrivare poi alla carica di assessore ai trasporti pubblici.  È stato prima docente di Psicologia della forma, poi di Metodologia della progettazione, sino all’avvenuto incarico di direttore.

Tutto il mondo accademico, accorato, ha partecipato all’improvviso e prematuro Saluto a questo compagno di viaggio, perché tale è stato con i giovani, e i suoi colleghi.

Tra le numerose espressioni di affetto e di stima giunte da più parti, due in particolare qui si ripropongono.

Emanuele Cutrino
ex studente 1° Cattedra di Decorazione-Docente Giuseppe Lisi.
Non sempre un colore riesce a mascherare completamente l’altro, tantomeno la morte non ci porterà via completamente la persona amata, rimane sempre la sua opera che ci incita a proseguire grazie ai suoi insegnamenti… per questo, la ringrazio per il sostegno e la disponibilità avuta nel corso degli anni caro Direttore. La ringrazio nell’aver creduto in me e per avermi dato modo di rappresentare la sua Accademia.

Dario Giancane
ex studente 1°Cattedra di Decorazione-Docente Giuseppe Lisi.
Come ex alunno dell’Accademia di Belle Arti di Lecce, sono onorato di potere scrivere in ricordo del direttore Giacinto Leone .”Il Salento e soprattutto il mondo accademico ha perso uno dei più grandi esponenti del settore artistico-culurale e umano…”
Stimato ed apprezzato anche fuori dal suo “territorio”ha fatto sì che l’Accademia di Belle Arti di Lecce venisse considerata come una delle migliori accademie d’Italia e tra le prime del Mezzogiorno, facendo uscire dall’isolamento culturale questa provincia, oggi così aperta ad una visione globale, delle idee.
La mia esperienza con il direttore si racchiude in piccoli episodi di vita accademica, sviluppatasi nel corso della mia frequentazione e nell’ aula di decorazione dello stimato professore Giuseppe Lisi. Il ricordo più importante nasce durante un esame, dove presentando per la prima volta una scultura in ferro battuto dal nome “il libro di pietra”, fui invitato a esporre e criticare la mia scultura in presenza del nostro amatissimo e compianto direttore Giacinto Leone, che rimase entusiasta dell’opera eseguita con originalità e maestria. Prima di allora non avevo mai stretto le sue possenti e rassicuranti mani e fui onorato di essere stato giudicato, in modo positivo, da una delle figure più rappresentative e istituzionali dell’accademia. La sua figura autoritaria e compita ha sempre suscitato in me una sorta di soggezione, un atteggiamento quasi timoroso per la grande serietà e senso del rispetto che infondeva; quindi ritrovarmi a stretto contatto con lui, ma soprattutto a dover esporre un mio elaborato, mi entusiasmò talmente tanto, che ritornato a casa raccontai l’episodio accaduto come se avessi vinto un premio alla lotteria.
Quella giornata la ricordo come l’ evento più vivo ed emozionante del mio trascorso accademico, che ha segnato in modo positivo la mia crescita personale e culturale; il mio fare timido e insicuro fino ad allora, ha giovato di questa esperienza, proprio grazie alle sue parole rassicuranti, di stima e di incoraggiamento…

Grazie Direttore, lieto di aver fatto la tua conoscenza.

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