Il filosofo e il matematico

 di Pier Paolo Tarsi

“Ma poi, in definitiva, a cosa serve la filosofia?” chiese un logico matematico a un filosofo. “Beh, per esempio, a domandarsi a cosa serva la logica” rispose il filosofo. “Ma questo – replicò il matematico, un po’ punto – non dovrebbe essere soprattutto affar nostro, cruccio di noi matematici insomma?”. “Credo proprio di si”, rispose il filosofo. “E allora, mio caro, a cosa servano nello specifico i filosofi non è affatto chiaro!” obiettò prontamente l’altro. “Come avrai appena constatato – riprese serafico il filosofo – servono almeno a ricordare ai matematici che pur avendo qualche risposta da cercare, si attardano in inutili questioni come quella che mi poni…”. “Dunque mi par di capire – approfittò il matematico, argomentando compiaciuto – che i filosofi servono solo affinché spronino tutti gli altri a dedicarsi in autonomia e attivamente a certi propri crucci, rendendo così inutili e superflui i filosofi stessi! La loro bizzarra funzione consiste insomma semplicemente nel cercare di estinguersi!”. “In un certo senso si, in un altro senso no” accordò il filosofo. “Perdonami, ma non comprendo affatto…” insistette il matematico non ancora pago. “Cosa non comprendi, mio caro?” domandò calmo il filosofo. “Non afferro i vari sensi a cui alludi…- si apprestò a chiarire il matematico – se i filosofi servono a portare gli altri a occuparsi da sé dei propri crucci, come tu stesso sostenevi pocanzi, mi pare che l’unica funzione socialmente fruttuosa destinata a questi gentiluomini pensanti altro non sia che sollecitare la propria stessa scomparsa”. Con sussiego dunque aggiunse: “Insomma, date le premesse che hai posto, dovrai ammettere che l’unico servigio utile che i filosofi possono offrire all’umanità futura è quello di rendersi definitivamente inutili, consegnando agli altri l’onere dei relativi crucci e sparendo così finalmente dalla faccia della terra!”. “Si, ribadisco, in un certo senso è esattamente così” rispose il filosofo, aggiungendovi prontamente: “ma quando ciò avvenisse e ognuno si mettesse a filosofare per conto proprio sui relativi crucci, ti pare, mio caro, che i filosofi sparirebbero dalla terra? Se il tuo saldo sapere matematico non ci inganna, a quel punto i filosofi si sarebbero piuttosto moltiplicati a dismisura! Ne convieni?”. E nel domandare questo il filosofo si incamminò, lasciando il matematico a tentar vanamente di chiudere i conti…

Morale

Come scrisse Aristotele nel Protrettico: “O si deve filosofare o non si deve: ma per decidere di non filosofare è pur sempre necessario filosofare: dunque, in ogni caso, filosofare è necessario”.

Corollario: chi voglia liberarsi dai filosofi è destinato al paradosso in quanto ottiene necessariamente l’effetto contrario a quello inseguito: deve, infatti, diventar filosofo.

4 Commenti a Il filosofo e il matematico

  1. Meravigliosa sintesi (fra l’altro comprensibilissima, come sanno esserlo solo le cose in buona fede…) dell’idiota contrapposizione tra le due culture. Complimenti, Pier Paolo!

  2. Ti ringrazio Armando, il tuo giudizio per me conta molto, per questo mi rallegro – lo ammetto – che sia positivo.

    Grazie ancora
    Pier Paolo

  3. – Maestro noi seguiamo utopie ….
    – Vedi ragazzo, l’Utopia è come l’orizzonte: tu fai un passo e quello si sposta di un passo; Fai dieci passi e quello si sposta di dieci passi. Corri velocemente verso di lui e lui velocemente si allontana …
    – Maestro, e allora l’Utopia a che serve?
    – A camminare, ragazzo, a camminare ….

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