Mostre/ Lecce. Echi caravaggeschi

 

Echi caravaggeschi in Puglia 

 

 di Nicola Fasano

 

Lunedì 6 dicembre si inaugura a Lecce, in San Francesco della Scarpa, la mostra “ Echi caravaggeschi in Puglia”, essa vedrà l’esposizione di circa 60 opere provenienti da chiese, da musei, e da collezioni private del territorio pugliese e del territorio materano. L’evento è a cura dal museo provinciale Castromediano in collaborazione con la Soprindentenza per i Beni Storici-Artistici ed Etnoantropologici della Puglia.

Scopo della mostra è quello di indagare la portata del naturalismo del grande pittore lombardo in Puglia, attraverso i suoi primi seguaci quali Battistello, Sellito, Vitale, Finoglio, che da Napoli capitale vicereale, diffusero lo stile del Merisi nel nostro territorio grazie ad un’attenta e aggiornata committenza laica e religiosa. Vale la pena sottolineare il caso singolare di Paolo Finoglio che, legato affettivamente a Lecce (aveva sposato la leccese Teresa Lolli) operò in molte chiese del Salento e, seppure con qualche incertezza alternò e integrò la propria radice tardo-manierista con esiti caravaggeschi.

Non mancheranno opere inedite appartenenti a privati, oltre a due opere provenienti dal territorio lucano quali la “Natura morta” della collezione D’Errico e la splendida “Madonna delle Grazie” di Aliano del Sellitto. Molte delle tele esposte sono state riportate ad antico splendore dal Laboratorio di Restauro della Soprintendenza della Puglia e, questo ha permesso agli studiosi di confermare o smentire precedenti attribuzioni formulate, o di studiare particolari dettagli in precedenza sfuggiti. A tale proposito, va ricordato il pronto recupero dell’inedita Decollazione del Battista, di provenienza barese, opera autografa di Andrea Vaccaro, artista (molto presente in regione) che da iniziali aderenze caravaggesche, come nel caso della tela menzionata, si convertì successivamente ad un pacato classicismo di matrice reniana.

La mostra si chiuderà a Lecce il 27 febbraio 2011 per spostarsi a Bitonto nella Galleria Nazionale della Puglia “ Girolamo e Rosario Devanna”.

Il catalogo, edito dai tipi della Giuseppe Barile editore, vede la collaborazione dei più affermati storici dell’arte degli atenei pugliesi, dando spazio a giovani studiosi e ricercatori, ricalcando il felice esito della mostra sulle sculture lignee tenuta a Lecce due anni fa.

9 Commenti a Mostre/ Lecce. Echi caravaggeschi

  1. In mostra anche le due splendide tele della chiesa parrocchiale di Campi Salentina “Ester e Mardocheo” e “Il Banchetto di Erode” ascritte ad un pittore napoletano di ambito falconiano e stanzionesco, probabilmente Agostino Beltrano (Pierluigi Leone de’ Castris, in “Il Barocco a Lecce e nel Salento”, 1995…altra grande mostra tenutasi al Castromediano). Le due opere, databili entro il terzo decennio del Seicento, sono da considerare tra i primi esempi di pittura caravaggesca nel Salento. Grandi quadri da galleria di collezionisti, quali erano Giovanni Enriquez e il figlio Gabriele Agostino, marchesi di Campi (di loro commissione per la chiesa di Campi probabimente anche “Il martirio di Sant’Agnese” di Jusepe de Ribera, di cui oggi non si conosce l’ubicazione, e la “Vergine delle anime del Purgatorio” della bottega dello Stanzione, se non di sua stessa mano perché copia conforme, perfettamente costruita, all’omonima pala da lui dipinta per Santa Maria del Purgatorio a Napoli), che alla sua morte li donò alla chiesa di Campi.

    Un saluto agli spigolatori sparsi nel mondo e buona visita della mostra a chi può andarci (spero anch’io presto!)!

  2. Faccio una rettifica: avevo già accennato alla tela del “Martirio di Sant’Agnese” dello Spagnoletto che era collocata nel grande altare omonimo alla destra del presbiterio della chiesa parrocchiale di Campi Salentina. Di quella tela oggi esistono due frammenti e sicuramente uno dei due (visibile in questa foto: http://www.facebook.com/photo.php?fbid=10150133863062564&set=a.10150133861377564.334436.217040702563&pid=8002551&id=217040702563) è esposto in mostra; la vergine Agnese sul rogo, di altissima fattura, soprattutto nella resa dei capelli fini e dorati, tanto ben curati dal Ribera, il miglior interprete della lezione caravaggesca, nelle figure femminili delle sue opere.
    L’altro frammento è un bellissimo putto rappresentato in volo con la palma del martirio…un piccolo soggetto che però rende al meglio la potenza espressiva riberesca.
    I due frammenti sono in pessimo stato di conservazione, la tela presenta numerose lacune, soprattutto nel piccolo angelo; nonostante i danni si ha chiara l’idea della bellezza di quella che fu una tela di pregevole qualità, grande commissione dei marchesi di Campi, al pittore spagnolo, napoletano d’adozione

    • Se non sbaglio, questa tela (Spagnoletto) venne ritrovata in una cantina in condizioni pessime visto il suo precedente utilizzo come straccio (sigh !!)

  3. annuncio la pubblicazione, fra qualche giorno, di una notizia inedita relativa ad uno degli artisti più presenti nella mostra e che renderà superato il catalogo fresco di stampa di questa esposizione. Mi spiace dirlo ma è così.

  4. Addirittura ! interessante questo “scoop”. Ho con me una copia del catalogo e ad una prima e veloce lettura molte schede, che presentano i grandi classici della pittura napoletana in Puglia, sono cose lette e stra-lette che non aggiungono nulla di nuovo. Altre schede di inediti, tra cui quelle dell’amico Francesco Lofano, fanno luce su alcuni pittori poco studiati nel nostro territorio e sono proprio i giovani studiosi che per mettersi in luce hanno quella marcia in più

  5. Allora, oggi è uscito un articolo a mia firma sul giornale dell’arcidiocesi di lecce relativo a paolo finoglio.
    Il problema affrontato è quello della località di origine di Paolo Finoglio quale fosse il suo nome completo. A sentire e seguire la storiografia ( leggete il bel pezzo di De castris sul catalogo della mostra tenuta a conversano nel 2000) il nome del pittore doveva essere Paolo Domenico Finoglio ed il luogo di nascita era indicato come Orta di Atella in provincia di Napoli.
    La questione che seppure aridamente biografica connota gli inizi di ogni scritto sul pittore è stata risolta attraverso due atti notarili ritrovati presso l’archivio di stato di Lecce. In uno di essi il testimone è indicato come “giovanni paolo finoglia pittore di lecce” nell’altro atto notarile ( del 1644) invec Paolo Finoglio si dichiara della Cava “licij commorans”. A questo punto ed a meno di omonimie il Paolo in questione è proprio il pittore e la sua città d’origine è Cava de tirreni.
    Ovviamente prima di pubblicare mi sono accertato che la notizia non fosse nota e di fatto non lo era visto che nel catalogo della mostra appunto il luogo di origine è ancora Orta di Atella.
    un saluto a tutti. fabio grasso

  6. Concordo perfettamente con quanto affermato da Fabio Grasso nel suo ultimo commento. Un biglietto a pagamento che non ha senso di esistere, almeno se si tengono in considerazione le dichiarazioni di intenti (gratuità e massima diffusione) annunciate, nemmeno una settimana fa, dagli enti organizzatori. Enti e istituzioni locali e regionali che hanno coinvolto – non so se come sponsor – la Camera di Commercio di Lecce e la Fondazione Cassa di Risparmio di Puglia. Ci si aspettava più trasparenza e maggiore chiarezza. La mostra, tra l’altro, è rimasta chiusa per qualche giorno dopo l’inaugurazione, per imprecisati motivi, e alla riapertura al pubblico… la sgradita sorpresa. Una vera delusione per tanti: famiglie che avrebbero volentieri approfittato dei giorni di festa dell’Immacolata per una visita. Studenti delle scuole d’arte e delle accademie che avrebbero sicuramente giovato della visione diretta, ripetuta e approfondita dei dipinti esposti, ma non possono permettersi di sborsare il prezzo del biglietto ogni volta. Visitatori a cui non è offerto alcun apparato storico-critico (pannelli) se non il catalogo venduto al costo di 30 euro.
    Mala tempora currunt…

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